ITALIANI ALL’ESTERO
ROMA – Nell’Aula di Montecitorio è stato ricordato il settantesimo anniversario della firma dell’Accordo tra Italia e Germania sui lavoratori transfrontalieri. Fra i vari interventi segnaliamo quello del deputato Toni Ricciardi (PD), eletto nella ripartizione Europa, cha ha ricordato come nel lontano 1955, per la prima volta, la Germania capì che aveva bisogno di forza-lavoro. “Immaginava di poter supplire con il rientro dei profughi da Est ma si capì che, per rilanciare l’economia tedesca che usciva massacrata dal secondo conflitto mondiale, aveva bisogno di braccia, di donne e di uomini. Il 20 dicembre, esattamente settant’anni fa, venne siglato l’Accordo tra Italia e Germania per lo scambio e la collaborazione in materia di lavoro. Quell’Accordo segnò probabilmente la chiusura della stagione d’oro degli accordi di emigrazione, inaugurata nel 1946, con il famoso Accordo con il Belgio, proseguita con gli accordi con l’Argentina, la Svizzera, la Francia, con mezzo mondo, che erano lì a testimoniare come l’emigrazione rappresentasse una leva economica per la neonata Repubblica”, ha spiegato Ricciardi sottolineando il fatto che l’Italia ha una delle poche Costituzioni che sancisce la libertà di emigrazione. “Quell’Accordo aprì le maglie: fu inaugurato nel 1956 il Centro emigrazione di Verona, al quale fu affiancato nel 1960, per sei anni, quello di Napoli; la Germania diventava la grande direttrice. Oggi in Germania vive la seconda comunità più numerosa al mondo: un milione di italiani e italiane; seconda solo all’Argentina. Questa storia e questo percorso si legano anche a una stagione, quella dei ‘gastarbeiter’, che seguirà quella dei magliari”, ha proseguito il deputato evidenziando che, se c’è stata una traiettoria di successo dell’automotive a Stoccarda, a Monaco, a Wolfsburg, “lo si deve al sacrificio e al lavoro di centinaia di migliaia di italiani che sono partiti con le valigie di cartone e hanno contribuito alla grandezza e alla rinascita della Germania e con le rimesse alla ripresa dell’Italia”. Giangiacomo Calovini (FDI) ha parlato di un Trattato storico per quanto riguarda non soltanto i rapporti tra Italia e Germania, ma soprattutto per quanto concerne un argomento così delicato, come l’emigrazione italiana di quegli anni. Calovini ha rimarcato come quello fosse un contesto storico, dopo la Seconda guerra mondiale, nel quale l’Italia faticava a uscire da alcune problematiche che si trascinava da parecchio tempo; mentre, invece, in Germania, soprattutto in quella che era la Repubblica federale tedesca, cresceva sempre di più un’economia basata sulla siderurgia, sulla meccanica che necessitava di tante persone particolarmente qualificate, come potevano essere quelle italiane in quel momento e in quel contesto. “Stiamo parlando di un Accordo che ha rappresentato circa 500.000 italiani che sono emigrati, che si sono inseriti, integrati all’interno del contesto sociale, del contesto storico sicuramente non facile ma che, ancora oggi, sono patrimonio di una comunità che ha lasciato il segno e che lascerà sempre il segno. E mi permetto anche di ricordarla in un momento storico in cui Italia e Germania, settant’anni dopo, stanno facendo e affrontando una sfida non tanto differente e faccio riferimento alla crisi della siderurgia che tanto aveva rappresentato in quel periodo e in quel momento”, ha rilevato Calovini ricordando anche una recentissima notizia, riguardante la chiusura, per la prima volta, di una fabbrica della Volkswagen, vicino Dresda: stabilimento che, dopo 88 anni, chiude i battenti lasciando a casa anche tantissimi concittadini italiani. Dal canto suo il deputato della Lega Simone Billi, eletto nella ripartizione Europa, ha ricordato che proprio nei giorni scorsi è stato a Stoccarda per celebrare il settantesimo anniversario degli Accordi di manodopera tra Italia e Germania, “un passaggio storico che ha cambiato la vita di migliaia di famiglie italiane”, ha precisato Billi spiegando che si è trattato di un appuntamento organizzato dal Comites di Stoccarda, insieme al Consolato e alle realtà associative del territorio. Billi ha raccontato che in quell’occasione è stata proiettata una videointervista, realizzata da Maurizio Palese, a 12 anziani della vecchia migrazione. “Sono storie di lavoro duro, di coraggio, di sacrifici pagati spesso in silenzio”, ha aggiunto il deputato sottolineando che dietro questo Accordi ci sono storie di cuore e ricordi di tante persone: “vite reali, fatte di coraggio e soprattutto di sacrifici, valigie chiuse in fretta, treni presi con la paura addosso, giornate in fabbrica, in cantiere, nelle officine; genitori che hanno scelto la fatica per consegnare ai propri figli un futuro migliore”, ha sottolineato Billi che ha concluso “Onorare quegli accordi, significa onorare chi ha aperto la strada con sacrifici enormi e chi oggi la porta avanti con coraggio”. La deputata Chiara Tenerini (FI) ha a sua volta rammentato che, per migliaia di famiglie italiane, quell’Accordo significò lavoro e dignità in una fase in cui il Paese cercava di consolidare la crescita e, insieme, di ridurre squilibri territoriali e sociali. “Per la Germania, impegnata nella ricostruzione postbellica e nello sviluppo industriale, significò poter contare su competenze, serietà e capacità di adattamento; soprattutto, per entrambi i Paesi significò trasformare un bisogno economico in un percorso politico e umano, creare legami, comunità e reciprocità”, ha evidenziato la deputata. “Quando si parla di quel periodo si rischia talvolta di semplificare. Non fu un cammino facile: ci furono condizioni di lavoro dure, difficoltà linguistiche, solitudini, episodi di discriminazione e, al tempo stesso, ci furono storie di riscatto; persone che hanno costruito imprese, professionalità, percorsi di studio per i figli; associazioni che hanno tenuto insieme identità e integrazione, reti familiari e comunitarie che hanno fatto da ponte tra due società. Oggi la comunità italiana in Germania è una realtà stabile e vitale. È parte integrante dell’Italia che vive all’estero e, insieme, è parte di quel tessuto europeo che si regge non solo su trattati e istituzioni ma anche sulla vita concreta delle persone”, ha spiegato Tenerini ribadendo che ricordare quell’Accordo significa anche “assumere un impegno attuale: rafforzare la protezione e i servizi per i nostri connazionali all’estero, valorizzare le competenze e le professionalità che si muovono oggi in Europa, sostenere una mobilità ordinata e qualificata”, ha aggiunto Tenerini. Dal canto suo il deputato Antonio Ferrara (M5S) ha ricordato che si sta parlando di lavoratori e lavoratrici che attraversarono i confini non per piacere, ma per vivere e sostenere le proprie famiglie. “Immaginiamo quella scena: una valigia di cartone, la stazione, un saluto trattenuto, un contratto incomprensibile, una lingua da imparare in corsa. Quell’Accordo non è solo un documento, è la storia degli italiani, che hanno costruito fabbriche e servizi, che hanno pagato contributi e mandato rimesse, facendo crescere i due Paesi. L’Europa è nata dal lavoro. Ma commemorare non può essere nostalgia, deve essere responsabilità”, ha commentato Ferrara sottolineando che, se questa ricorrenza deve avere un senso politico, le parole chiave sono dignità nel lavoro e nei diritti, assistenza e tutela familiare, infrastrutture sociali e servizi consolari. E’ stata poi la volta delle deputata Federica Onori (Azione), eletta nella ripartizione Europa, che ha spiegato come quegli accordi nacquero con un obiettivo preciso e molto concreto: regolare i flussi di manodopera italiana verso la Germania, garantendo diritti, tutele e un quadro di cooperazione stabile. “Non era un atto simbolico, era una risposta pragmatica a un0esigenza comune, in un’Europa che stava ricostruendo se stessa. Oggi il rapporto tra Italia e Germania è solido e strutturato: dalla cooperazione politica ed economica al coordinamento europeo su industria, energia e sicurezza. La Germania resta il primo partner commerciale dell’Italia ed è uno dei nostri interlocutori chiave nei principali dossier europei”, ha aggiunto la deputata evidenziando tuttavia che le relazioni italo-tedesche non si esauriscono nei vertici tra Governi o nei trattati. “Nelle ultime settimane, proprio per la celebrazione dei settant’anni da questi importantissimi accordi, sono state organizzate, spesso dai Comites, delle celebrazioni e degli eventi molto importanti in Germania. Ho avuto il piacere e l’onore di andare fisicamente a Norimberga e a Dortmund. Ho incontrato comunità diverse per età, per storie e per percorsi, ma accumunate da un dato evidente: la presenza italiana in Germania non è una realtà del passato, è una componente viva e attuale delle nostre relazioni bilaterali”, ha proseguito Onori rammentando che ad oggi in Germania risiedono circa 847.000 cittadini e cittadine italiani. “È una delle comunità italiane più numerose nel mondo e, certamente, la più rilevante in Europa. Parliamo di lavoratori, famiglie, studenti, professionisti, imprenditori, pensionati. Una comunità plurale che contribuisce in modo concreto all’economia, alla società e alla vita culturale tedesca, mantenendo, al tempo stesso, un legame fortissimo con l’Italia”, ha precisato la deputata richiamando l’attenzione sulla necessità che la politica lavori “sulle esigenze concrete dei connazionali all’estero: servizi consolari più accessibili, documenti, cittadinanza, stato civile, voto, mobilità, diritti sociali. Temi che incidono direttamente sulla vita delle persone”. Francesco Mari (AVS) ha ricordato che i lavoratori italiani in Germania erano 20.000 nel 1950 e, poi, nel 1960, dopo l’Accordo, diventeranno 200.000 e, alla fine, nel 1970, arriveranno a essere circa 574.000. “Più di un milione di lavoratori italiani sono emigrati in Germania in quegli anni”, ha rilevato Mari sottolineando che l’Accordo del 1955 era orientato esplicitamente al reclutamento ed al collocamento di manodopera italiana nella Repubblica Federale di Germania. “Reclutamento e collocamento di manodopera: perché i lavoratori italiani costretti ad emigrare con la loro forza lavoro, furono la nostra merce, in qualche modo, per compensare lo sbilancio commerciale con la Germania. Furono una delle nostre risorse per incrementare la ricchezza nazionale tramite le rimesse, nonché, tramite l’emigrazione, una delle leve per diminuire il tasso di disoccupazione nazionale. Questi accordi, come altri, contribuirono senza dubbio a determinare un processo e un sistema di collaborazione tra gli Stati europei e una sempre più stretta collaborazione e integrazione economica che, nella sua evoluzione, giungerà, poi, all’Unione europea come oggi la conosciamo. Oggi l’Unione europea ha costruito, per i cittadini degli Stati membri, una identica cornice di diritti e di tutele che, evidentemente, al tempo non esisteva”, ha spiegato Mari. (Inform)