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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Nell’anno accademico 2016-2017 sono stati 2.145.093 gli studenti che in 115 paesi hanno studiato la nostra lingua

STATI GENERALI DELLA LINGUA ITALIANA NEL MONDO

La sessione conclusiva e i dati sulla diffusione della lingua italiana all’estero

 

ROMA – La sessione conclusiva degli  Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo è aperta e coordinata da Roberto Vellano, Vice Direttore generale Promozione Sistema Paese, che fornisce i dati sulla diffusione della lingua italiana rilevati dalla Rete diplomatico-consolare dagli Istituti Italiani di Cultura per l’anno accademico 2016-2017. La rete fisica attraverso la quale la nostra lingua viene diffusa e promossa nel mondo è composta da un panorama variegato di associazioni, università, scuole pubbliche e private: questo insieme di attori ha reso possibile, per l’anno accademico 2016-2017, raggiungere 2.145.093 studenti in 115 paesi.

Dall’ultima rilevazione si è registrato un incremento complessivo di studenti di italiano pari al 3,85%. Un aumento che balza certamente agli occhi è quello registrato in Egitto, a fronte dei 79.149 alunni rilevati lo scorso anno, il censimento del 2017 riporta il dato sopra le 120 mila unità analogo ai livelli di due anni fa.

Altri aumenti significativi si sono verificati quest’anno in Francia +14,29%. Germania +8,22%. Stati Uniti +8,73%. Uruguay +200%. Al contrario il Venezuela ha subito per il secondo anno consecutivo un calo del 36,72%. Nel Regno Unito una diminuzione del 28,08%, mentre in Giappone si è verificata una contrazione del 36,28%. In generale a fronte della flessione che ha riguardato gli studenti dei corsi tenuti dagli Istituti Italiani di cultura (-7,89%) e la sostanziale invarianza nel numero degli studenti universitari (-0,03%) si possono notare miglioramenti significativi nel numero degli studenti frequentanti altri contesti di apprendimento come associazioni private e le università della terza età (23,02%). Emerge infine che la maggioranza assoluta degli studenti si concentra nelle scuole pubbliche locali (oltre il 57% del totale).

Dopo l’intervento introduttivo la parola passa ai rappresentanti dei vari gruppi di lavoro. Roberto Nocella, capo dell’Ufficio V, Direzione Generale Promozione Sistema Paese afferma: “io sono affezionato alla definizione di scuole italiane all’estero però questa formula fornisce talvolta l’idea di distanza, mentre l’espressione “scuole italiane nel mondo” dà più l’idea della presenza. Il sistema si sviluppa soprattutto in orizzontale. È necessaria una trama reticolare sul territorio. Serve quindi una rete e quello che ci siamo proposti è di trovare un filo conduttore che leghi scuole, istituti, ambasciate. Per quanto riguarda le scuole statali siamo in presenza di una nuova normativa: abbiamo una macchina con la stessa carrozzeria e un motore più potente; dobbiamo quindi sostenere gli istituti nel cambiamento. Per quanto concerne invece le scuole paritarie dobbiamo partire invece dal presupposto che queste in molti casi sono già scuole plurilingue. Le scuole italiane all’estero hanno un valore culturale.

A questo punto Nocella fa riferimento a diversi Paesi, come l’Argentina che sebbene abbiano la volontà di internazionalizzare l’offerta formativa, non posso per motivi normativi riconoscere la parità a una scuola straniera. Inoltre prosegue: “Per i corsi di lingua e cultura fondamentale sarà la circolare n. 13. È un passo obbligato per recepire le trasformazioni mondiali. Noi abbiamo 654 scuole in Spagna, Francia, Germania e Svizzera concentrate in Europa. Questi quattro paesi da soli assorbono poco più di 300 unità di personale. Questo accade in Europa perché abbiamo scuole statali e più italiani all’estero, ma questo processo si deve allargare. Per sfruttare le unità che lavorano ai margini geografici dell’Europa è importante la formazione; fondamentale infine è l’azione di coordinamento delle ambasciate. Queste sono delle parole ma vorrei che fossero anche una sorta di colori primari di una tavolozza ai quali tutti noi possiamo attingere”.

In rappresentanza del secondo gruppo di lavoro prende la parola Alessandro Masi, Segretario Generale, Società Dante Alighieri, che asserisce: “sono qui come rappresentante di Cliq, che è l’unione delle università di Perugia, Siena e Roma tre. La Cliq ha aggiunto qualcosa alla politica estera italiana. Il traguardo di una certificazione unificata è partito molti anni fa. Bisogna aggiungere a un percorso un passo finale che certifica la formazione, la formazione dei docenti. È un sistema di rete nella rete. La Cliq ha formulato uno standard minimo di qualità. L’obiettivo è una certificazione unica di qualità. Avere preparato i ragazzi secondo degli standard internazionali che qualificano il posizionamento dell’Italia”. Quello che poi Masi si chiede è: “si può arrivare a una certificazione online? Questo è il nostro obiettivo. Ci è stato chiesto ciò. Si è formulato uno standard minimo di qualità che sia inserito in una piattaforma che dia accesso alle varie certificazioni”.

A questo punto interviene in rappresentanza dell’ultimo gruppo di lavoro Dario Armini, Capo dell’ufficio VII, Direzione Generale Promozione Sistema Paese che parla diffusamente del nuovo metodo che per il momento ha coinvolto 5 ambasciate pilota, molto diverse tra loro: “nella realizzazione del progetto abbiamo chiesto quali sono i settori su cui agire per aumentare il numero di studenti e la qualità. I primi paesi coinvolti sono stati il Brasile, la Svizzera, gli Stati Uniti, il Camerun e il Giappone. Stati estremamente diversificati e anche con richieste diverse tra loro. In Giappone c’è un calo del numero della lingua italiana ma una qualità alta dell’insegnamento. In Brasile succede il contrario. Sebbene siano aumentati gli studenti in termini generali, abbiamo necessità di dare risposte mirate. Il fine è dare indicazioni precise alle nostre sedi all’estero per una strategia coordinata e continuativa con obiettivi precisi. Ad esempio in Giappone l’identità linguistica è forte eppure c’è domanda di italiano. L’Ambasciata ci ha fatto un quadro della situazione e della nuova migrazione. Manca un insegnamento presso le scuole locali nonostante crescano emigrati e coppie miste, quindi la domanda di italiano. Si torna a una risposta originaria ma in un contesto differente e avanzato… Un caso diverso – ha aggiunto – è quello della Svizzera dove si registra una richiesta di insegnamento dell’inglese”.

La sessione si conclude con l’intervento del sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi: “la presenza di tutti noi è essa stessa segno della vitalità della lingua italiana nel mondo. La settimana della lingua italiana è diventata un punto di riferimento. Ogni anno sono più di mille gli eventi organizzati. La lingua è un importante strumento dello sviluppo del Paese e della politica estera. Abbiamo avuto un incremento del 4% negli ultimi anni ma l’obiettivo è ancora più ambizioso. Anche oggi abbiamo voluto esplorare nuovi territori come quello della rete. Ogni anno sempre un numero maggiore di studenti inizia e prosegue gli studi. L’auspicio è che  questo appuntamento diventi annuale perché questo rappresenta un momento per fare il punto e guardare all’azione futura. Le nostre ambasciate sono chiamate a un’azione di coordinamento per arrivare a un aumento del 10% di studenti di italiano nel mondo. Il contesto è quello delle reti. Il servizio offerto dalle reti Rai è fondamentale per far diventare l’italiano lingua franca. Passa anche attraverso strumenti analogici e digitali. Per noi poi è una priorità il processo verso una certificazione unica della lingua italiana. La giornata è servita da resoconto per tracciare i risultati ottenuti dal 2014. Il supporto economico del ministero degli affari esteri è fondamentale ma senza ognuno di voi sarebbe vano”.(Maria Stella Rombolà/Inform)

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