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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Nell’ambito della Festa dell’Unità di Genova il dibattito “Jobs act: filosofia e stato d’attuazione”

RIFORMA DEL LAVORO

Tra gli interventi quello del sottosegretario al Lavoro Teresa Bellanova: “la nostra idea è dare tutele a chi ne era privo e rimettere al centro il lavoro a tempo indeterminato”

GENOVA – Il sottosegretario al Lavoro Teresa Bellanova ha partecipato nell’ambito della Festa dell’Unità di Genova al dibattito “Jobs act: filosofia e stato d’attuazione”, cui sono intervenuti anche il presidente Confindustria Genova Giuseppe Zampini, la presidente di Confesercenti Genova Patrizia De Luise, il presidente di LegaCoop Liguria Gianluigi Granero, e il segretario della Cgil Liguria Federico Vesigna.

Bellanova ha chiarito come l’idea base del governo sulla Riforma del lavoro sia “dare tutele a chi ne era privo e rimettere al centro il lavoro a tempo indeterminato”, principi che hanno animato anche gli ultimi decreti attuativi approvati dal Consiglio dei ministri. “Con questi fini abbiamo scelto di potenziare i contratti di solidarietà, con lo stanziamento di 290 milioni aggiuntivi, affinché anche nei gravi momenti di crisi aziendale i lavoratori e le lavoratrici restino nelle aziende, sul luogo di lavoro, e a questo mirano le misure a sostegno della vita concreta delle donne e delle famiglie, che entrano a regime e diventano strutturali – afferma il sottosegretario, ricordando anche come “con la riforma degli ammortizzatori sociali 1 milione 400 mila lavoratori in più rispetto al passato oggi hanno diritto alle tutele”.

“Una attenzione particolare – prosegue Bellanova – merita infine la liquidazione definitiva di quella vergognosa pratica delle dimissioni in bianco. Una pratica discriminatoria e violenta, che oggi viene finalmente e recisamente impedita proprio da quanto deciso nell’ultimo Consiglio dei Ministri”. Richiamata inoltre “la campagna contro il caporalato e per la dignità del lavoro su cui sono impegnati i Ministeri del Lavoro, dell’Agricoltura, della Giustizia”. Per il sottosegretario “sbaglieremmo a relegare il caporalato come fenomeno residuale che interessa solo gli immigrati, solo l’agricoltura, solo il Sud. Non è così: lo dicono i dati a nostra disposizione come anche l’ultimo rapporto Caritas. Combattere il caporalato significa sottrarre ai caporali la giurisdizione sulla vita dei lavoratori, stranieri o italiani che siano. Significa, ad esempio, spezzare la catena malata che, attraverso i mezzi di trasporto, lega i caporali a lavoratrici e lavoratori e alle imprese, così come è previsto nella recente Intesa tra Ministero del Lavoro e Aci”. (Inform)

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