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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Nel mondo con la Toscana nel cuore, tesoro e eredità di Mario Olla

ITALIANI ALL’ESTERO

Una dozzina di giovani toscani nel mondo hanno trascorso dieci mesi a Firenze. Altri quindici, più piccoli, sono stati un mese a Siena

FIRENZE – “Tooscaana!”. La Toscana che Boris, giovane cileno con un bisnonno di Scarperia, confessa che dal vero “è più bella che in foto”. Pronto a tornare in Sudamerica, ma che dopo dieci mesi passati tra Firenze e Prato si sente più italiano.

“Toscaanaaa! Te quiero”. Anzi. “Mi garba”. La Toscana dove vorrebbero rimanere Maria Julia dall’Argentina, Carla dal Brasile ed anche Daniel dall’Australia, diciotto anni e già presidente dei giovani di Melbourne.

“Tooscaana! I like it”. La Toscana che sulla passeggiata di Viareggio, undici anni fa nel 2003, Jeff Trinci si mangiava con gli occhi, ben lontano dalla sua Portland, sorseggiando un gin lemon. Lui che era uno dei novantatre ragazzi, toscani nel sangue e nel cuore, arrivati dai cinque continenti per partecipare alla seconda conferenza mondiali dei giovani toscani nel mondo. Felici in mezzo a quelle stradine pittoresche di cui a molti avevano raccontato in famiglia. Felici di poter dire al nonno una volta tornati: “Ho visto la casa dove sei nato!”. Cittadini del mondo già allora, ma legati alla terra da cui il babbo o la mamma, i nonni o i bisnonni sono partiti. E dove magari ancora vivevano e vivono cugini e zii. Toscani di là, che la domenica mangiano pasta, si riuniscono in famiglia e bevono il caffè proprio come i toscani di qua.

Una storia lunga due domeniche

Per raccontare questa storia, che poi tante storie diverse raccoglie, servirebbe ben più di una domenica. E infatti ne leggerete per almeno un paio. E’ la storia dei toscani nel mondo. O meglio toscani “del” mondo, se volessimo sottolineare quella patria e quell’orizzonte ampio verso cui volgono lo sguardo, che è ben più grande del Paese che li ospita o della regione da cui discendono. Soprattutto lo è per i più giovani, su cui la Regione Toscana sta scommettendo. E’ la storia di fili sfilacciati riannodati alla fine degli anni Settanta, quando non c’erano voli low cost e attraversare l’oceano (o più oceani), non era uno scherzo, almeno per il portafoglio.

Una dozzina di giovani toscani nel mondo hanno trascorso fino a febbraio dieci mesi a Firenze. Altri quindici, più piccoli, sono stati un mese a Siena per allenare il loro italiano. Accade tutti gli anni. Accade a volte anche due volte l’anno. E quando questi ragazzi  pronunciano la parola “Toscana” e parlano della loro regione calcano le sillabe, le agguantano quasi che qualcosa gli possa sfuggire via e le riempiono di tutta l’aria che hanno nei polmoni. Lo fanno prima di partire ed appena arrivati. Lo fanno, tra qualche lacrima ed abbraccio, nel giorno degli addii con la valigia già in mano, che sembra l’ultimo giorno di liceo.

Fu un sindaco della montagna pistoiese, Mario Olla, a tessere alla fine degli anni Settanta la tela che portò alla nascita della Consulta dei toscani all’estero e che li ha riportati qui. Fili fino a pochi anni fa tenuti assieme, prima del diffondersi prorompente di internet e dei social media, anche da un giornalino di carta scritto dai giornalisti della Regione e che provava a raccontare la Toscana di qua ai toscani di là o i toscani di un continente a quelli all’angolo opposto nel mondo (Walter Fortini /Inform)

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