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Mozambico, Medici con l’Africa Cuamm: rinasce la Neonatologia dell’ospedale di Beira

ASSOCIAZIONI

Era stata distrutta dal ciclone Idai nel 2019 .L’inaugurazione oggi alla presenza del ministro della Salute Armindo Daniel Tiago

La Ong ringrazia “i tantissimi che hanno reso possibile questa ricostruzione: Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Eni, Chiesi Foundation Onlus, Diocesi di Padova, Regione Autonoma Trentino Alto Adige, alcuni Rotary del distretto 2060, molti gruppi e singoli donatori del Cuamm”. Ambasciatore Bardini: “Questa opera è uno sforzo congiunto di tanti italiani che l’hanno sostenuta e la nostra amicizia continuerà anche negli anni futuri”

PADOVA/BEIRA – Inaugurata la nuova Neonatologia dell’Ospedale Centrale di Beira, in Mozambico. Una struttura di 600 metri quadrati, dei quali 400 profondamente ristrutturati e 200 di ampliamento, per ospitare un totale di 17 culle, 22 letti, 3 ambulatori dedicati alla neonatologia, sala allattamento, farmacia, lavanderia, uffici, nuovi bagni e area per il personale.

È un grande traguardo che si raggiunge dopo che la Neonatologia, insieme a parte dell’Ospedale centrale, era stata distrutta dalla terribile furia del ciclone Idai. La nuova terapia intensiva neonatale è stata dotata anche di un nuovo impianto di erogazione di ossigeno.

Don Dante Carraro, direttore del Cuamm presente all’evento ha detto: “L’inaugurazione della nuova Neonatologia dell’Ospedale centrale di Beira, città con 600.000 abitanti, ospedale di 800 posti letto, è un grande segno di ricostruzione: è il senso profondo e ultimo della nostra presenza in Africa e con l’Africa, il ricostruire tenacemente, pazientemente, ostinatamente. Ricostruire è il verbo che l’Africa ci insegna. È faticoso e laborioso, senza nessuno sconto, ma diventa profondamente vero oggi più che mai, nel nostro continente, nel nostro paese, è importante ricostruire, lasciare perdere le lamentele, le occasioni di disappunto e di scontento e concentrare energie e risorse nel ricominciare. E’ una lezione importante che ci viene da Beira, dal Mozambico oggi. Senza lasciarci intimorire nemmeno dalla pandemia. Le regole vanno rispettate, le misure di protezione vanno adottate, ogni giorno, però la ricostruzione di Beira è riuscita, dentro e durante l’epidemia del Covid-19, nel rispetto delle regole, si è portata avanti e terminata. È un segno di tenacia. Ringrazio la direzione dell’Ospedale e tutte le autorità locali, senza le quali  nulla sarebbe stato possibile, insieme all’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo sviluppo e ai tanti donatori che ci hanno sostenuto”.

“Questa opera è importante per Sofala ma anche per le province vicine, per un totale di circa 9 milioni di persone – ha dichiarato il Ministro della Salute del Mozambico Armindo Daniel Tiago presente all’inaugurazione. La formazione di personale sanitario medico e specialistico è la chiave. Voglio ringraziare particolarmente il Cuamm e Health4Moz e i loro finanziatori per il grande lavoro. Concludo con il proverbio africano, “se vuoi andare veloce vai solo, se vuoi andare lontano vai insieme”: è quello che stiamo facendo e abbiamo fatto insieme”.

“Questo evento si inserisce nel quadro di una profonda e lontana amicizia, vecchia di 70 anni – ha commentato l’Ambasciatore italiano Gianni Bardini – . L’Italia si incontra dappertutto, segno di una società civile impegnata, come lo è il Cuamm da settant’anni. Beira sta rinascendo dopo il ciclone, la neonatologia dove nascono i bambini è il simbolo di questa rinascita. Questa opera è uno sforzo congiunto di tanti italiani che l’hanno sostenuta e la nostra amicizia continuerà anche negli anni futuri”.

Tra il 14 e il 15 marzo 2019, piogge torrenziali e venti intensi hanno travolto e devastato Beira, nel Mozambico centrale, e le Province di Sofala, Zambezia, Manica e Inhambane, con conseguenze gravissime per la popolazione e per le infrastrutture.

1.500.000 le persone colpite; 600 morti; 111.000 case abbattute; il 90% della città è stato distrutto dai forti venti e dalle vaste inondazioni causate dal fenomeno. Questi i dati della peggiore catastrofe naturale che si sia abbattuta sull’Africa negli ultimi 10 anni. Il ciclone aveva gravemente compromesso anche l’Ospedale Centrale di Beira, la struttura sanitaria di riferimento per una popolazione di circa 1 milione di abitanti e in particolare la Neonatologia, indispensabile per un ospedale dove si assistono quasi 6.000 parti l’anno.

Medici con l’Africa Cuamm si è immediatamente attivata per fronteggiare l’emergenza, su più fronti di intervento, tra i quali anche quello di ricostruire e ampliare la Neonatologia, ripristinando i servizi.  Un impegno che oggi si concretizza – sottolinea l’organizzazione – grazie ai tantissimi che hanno reso possibile questa ricostruzione: Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Eni, Chiesi Foundation Onlus, Diocesi di Padova, Regione Autonoma Trentino Alto Adige, alcuni Rotary del distretto 2060, molti gruppi e singoli donatori del Cuamm che, da subito, si sono mobilitati per sostenere gli interventi di sostegno e ricostruzione a Beira.

“Il Covid-19 è diffuso anche in Mozambico, a causa della variante sudafricana, molto vicina, anche qui fa paura – riprende don Dante Carraro -. Pur essendo una città calda, tutti indossano le mascherine, mantengono le distanze, sono molto attenti e scrupolosi. Il Covid-19 fa paura, ma va affrontato, con la stessa determinazione e urgenza del nostro mondo, va adottata la vaccinazione, ecco il nostro impegno con “Un vaccino per “noi”, anche qui va fatto, perché è giusto farlo, è giusta la solidarietà, ma anche è doveroso farlo per ridurre la possibilità dell’insorgere di nuove varianti. Come ci aiuta a ricordare sempre il Prof. Mantovani, direttore scientifico di Humanitas, solidarietà e sicurezza camminano e devono camminare insieme. Ora le cure per i più piccoli sono assicurate. Davanti a noi c’è la grande sfida del Covid-19 e delle vaccinazioni anche in Mozambico”

Campagna “Un vaccino per noi”

Davanti a un’emergenza globale, l’unica risposta possibile deve essere globale. L’Africa non può restare esclusa. Vaccinare medici, infermieri e la popolazione africana è un atto di solidarietà e insieme di sicurezza per tutti, anche per noi: solo così riusciremo a interrompere la diffusione del virus e delle sue varianti. Serve un piano vaccinale anti Covid in Africa. Servono più dosi. E queste dosi, poi, devono diventare “vaccinazione vera”.

Per questo Medici con l’Africa Cuamm ha lanciato la campagna “Un vaccino per noi”. Si intende partire dagli operatori sanitari e dai gruppi prioritari individuati paese per paese, obiettivo dell’intervento Cuamm è portare il vaccino fino all’ultimo miglio in 51 distretti di 6 paesi in cui è presente: Angola, Etiopia, Mozambico, Sierra Leone, Sud Sudan, Uganda, per una popolazione complessiva di circa 5 milioni di abitanti.(Inform)

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