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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Mostre – La Grande Alluvione

ITALIANI NEL MONDO

Dal Messaggero di sant’Antonio per l’estero, gennaio 2022

70 anni fa, gran parte della provincia di Rovigo finì sotto le acque del Po. Migliaia di persone persero tutto. Molte emigrarono. Ma i polesani seppero trasformare quella sciagura in un’opportunità di crescita

 

In tempi nei quali il dissesto idrogeologico e i cambiamenti climatici minacciano sempre più frequentemente il paesaggio e l’ecosistema italiano, e non solo, la ricorrenza dei 70 anni dall’alluvione del Polesine sembra un ulteriore monito all’arroganza di chi sfida le forze della natura. Nel corso della storia, le alluvioni in questa parte della Pianura padana non sono mai state un’eccezione. Già lo storico latino Tito Livio scrisse infatti che Padus inundavit («il Po è straripato»), riferendosi a un evento del 204 a.C. Per questo, Palazzo Roncale a Rovigo ospita, fino

al 30 gennaio, l’importante mostra dal titolo «70 anni dopo. La Grande Alluvione» – promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, e curata da Francesco Jori con Alessia Vedova e Sergio Campagnolo – che ricorda proprio quel tragico evento iniziato il 14 novembre 1951, quando il fiume Po cominciò a esondare in più punti invadendo, per le settimane successive, oltre 100 mila ettari di territorio corrispondenti a più della metà della provincia di Rovigo. Acqua, fango, carcasse di animali, alberi, brandelli di abitazioni e stalle sventrate, veicoli, formarono una poltiglia indistinta di detriti spettrali. La natura aveva imposto la sua potenza distruttrice. Il bilancio umano fu tragico: un centinaio i morti e oltre 180 mila gli sfollati. Un terzo della popolazione del Polesine, senza più casa né futuro, fu costretta ad andarsene. Molti presero la via dell’emigrazione, in altre regioni o all’estero.

Tuttavia gli italiani seppero dimostrare una grande umanità e un senso di solidarietà encomiabili: la risposta più efficace per sostenere le migliaia di persone che, in pochi giorni, avevano perso tutto; spesso si trattava dei sacrifici di una vita intera. Lo scrittore Giovanni Comisso ebbe a dire che l’alluvione vide «il Paese unirsi come all’epoca del Piave» (durante la Prima guerra mondiale, ndr). Ma, come racconta la mostra stessa, la terra tra Adige e Po, la cosiddetta «Mesopotamia d’Italia», reagì in modo risoluto e composto, con un ammirevole scatto d’orgoglio. Mentre le acque defluivano dai terreni, i polesani si rimboccarono le maniche e cominciarono a restituire alla loro terra ferita quella dignità e quella speranza che l’alluvione sembrava aver cancellato. In soli sei mesi, la fase di ricostruzione, inizialmente stimata in almeno due anni, fu completata. Carattere coriaceo, spirito indomito, i polesani fecero vedere all’Italia e al mondo di che pasta erano fatti. Una ricostruzione che fu anche un pionieristico esempio di ridefinizione complessiva del rapporto tra uomo e ambiente, di valutazione delle misure di contenimento del rischio idrogeologico, di pianificazione degli interventi che il territorio necessita con continuità. Una rinascita che ha fatto da volano anche alla crescita del Polesine, affrancandolo per sempre da un’economia a vocazione quasi esclusivamente rurale. Del resto, la stoffa di chi sa affrontare i rovesci della sorte, le ingiustizie e i soprusi i polesani ce l’hanno sempre avuta, come quando hanno sopportato le angherie dei latifondisti che in passato avevano costretto a una vita di stenti e di sacrifici migliaia di famiglie povere.

«Questa mostra – sottolinea Francesco Jori – si propone di inserire l’evento del 1951 in una cornice storica di ampia portata, che ricostruisca la storia di questa terra e la sua straordinaria capacità di resilienza, fino ad approdare, da alcuni anni, a una situazione di relativo benessere che la equipara alla media del Veneto, una delle regioni più avanzate d’Italia». Jori, giornalista e scrittore, oltre che co-curatore della mostra, è anche autore del libro-inchiesta dal titolo I Giorni del Diluvio. Il Polesine e la Grande Alluvione del 1951, (Biblioteca dell’Immagine) che snocciola con particolari inediti le cause di quella immane sciagura, le conseguenze e le ricadute che ebbe sul territorio e sulla sua popolazione. «Il libro propone le testimonianze di chi all’epoca visse la tragedia, dei grandi inviati dei giornali che la raccontarono, della gara nazionale e internazionale di solidarietà per gli alluvionati». (Alessandro Bettero – Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero /Inform)

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