ITALIANI ALL’ESTERO
Da “Pagina Pordenonesi” dell’Efasce
Nel 1905 fondò “L’Opera dei Cappellani d’emigrazione” e donò la sua casa per realizzare, a San Vito, la “Casa di riposo del Clero”
PORDENONE – Nell’annuale convegno degli emigranti di fine luglio sarà ricordata la figura di un grande sanvitese, considerato tra i maggiori benemeriti italiani dell’emigrazione, ispiratore del “Segretariato dell’emigrazione per l’assistenza e la protezione degli emigranti della Destra Tagliamento”, “padre” dell’Efasce, soppresso dalle autorità fasciste.
Lo chiamavano da anni il Vescovo del Mare, quando però vescovo lo divenne per davvero, le sopraggiunte infermità ne impedirono la consacrazione. Mons.Gian Giacomo Coccolo fu il più convinto e infaticabile sostenitore del “Movimento antischiavista italiano”, dalla sua costituzione (1889). Nel 1905 fondò, “L’Opera dei Cappellani d’emigrazione”, avviò tante importanti iniziative e donò la sua casa per realizzare, a San Vito, la “Casa di riposo del Clero”.
Nel 1907 invitò tutti i vescovi d’Italia a celebrare annualmente una giornata di preghiera a sostegno dell’Opera nella prima domenica di Quaresima, istituzionalizzata nel 1914 come “Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato”. Nel 1910 fondò il “Bollettino dei Missionari di Emigrazione” inviato anche a tutti i parroci d’Italia.
Missionari in nave
Durante le grandi migrazioni di fine Ottocento, sulle navi non esisteva la figura del Cappellano di bordo. Chi varcava l’oceano, poteva far riferimento solo nei missionari imbarcati come passeggeri. Fu mons. Coccolo ad ottenere la presenza di un missionario su ogni nave passeggeri, impiegando anni di estenuanti pratiche con la direzione della Navigazione Italiana e con il Commissario d’emigrazione. Nei porti di partenza e d’arrivo dei piroscafi erano spesso i sacerdoti, da lui preparati, l’unico punto di riferimento per tanta gente povera e spaesata. Già dal porto di imbarco il missionario mette in guardia gli emigranti contro gli inganni che potrebbero esser loro tesi, crea quel necessario senso di fiducia, aiuta tanti analfabeti nelle pratiche di rito.
È lui unico patrocinatore dei respinti all’imbarco, “dopo una visita medica troppo sommaria o troppo severa”; si fa padre dei minorenni, che molte volte i genitori sono costretti ad abbandonare al porto – perché questi piccoli sono scartati dal medico – “quando ormai la casetta al paese natio è stata venduta, e rendendo impossibile il ritorno di tutta la famiglia”.
Il primo di quelli che lui definì “Cappellani del Mare” s’imbarcò sul piroscafo “Sardegna” il 18 gennaio 1906, ma già da anni sacerdoti da lui preparati avevano viaggiato con gli sventurati della terza classe. Mons. Coccolo scrisse dopo un biennio: “La mia Prefettura Apostolica è l’Oceano Atlantico, il mio clero sono i sessanta Sacerdoti (aumentati poi ad oltre un centinaio) tolti qua e là dalle varie Diocesi d’Italia…”. Viaggiò spesso, per verificare di persona necessità ed eventuali manchevolezze nei porti, lasciandoci preziose testimonianze scritte.
Nacque a San Vito al Tagliamento il 18 giugno 1862 da famiglia facoltosa, dedita al commercio dei bozzoli e della seta, con diverse proprietà terriere. Entrò giovane nel Seminario di Portogruaro. Dotato di rara sensibilità ed intelligenza, fin da seminarista aderì a iniziative sociali per l’emancipazione sociale e culturale delle masse operaie e degli italiani residenti all’estero.
Ordinato sacerdote tenne la cattedra di lingue classiche e storia nello stesso Seminario Diocesano. Fu Pro-Rettore, Prefetto degli Studi, Direttore del Ginnasio. Era laureato in lettere all’Università di Padova e in Sacra Teologia a Parma. Chiamato a Roma divenne direttore del “Comitato antischiavista italiano”, pubblicò un bollettino mensile per illustrarne le varie attività, diresse congressi antischiavisti fondò la rivista “Pro Africa”. Creò anche la “Lega antischiavista femminile”, che organizzò agenzie d’investigazione e d’intervento, scuole, colonie agricole nell’Africa del Nord: famosi i “Villaggi della Libertà”, per l’educazione morale e religiosa degli ex schiavi e diede pure vita alla “Lega antischiavista per i seminaristi”, diffusasi in quasi tutte le diocesi italiane.
Sotto il suo impulso nacquero in tutta la penisola associazioni per l’assistenza agli emigranti, che organizzarono più iniziative quali le scuole serali di disegno, corsi di alfabetizzazione e di cultura civica, assistenza alle famiglie.
A San Vito, nel 1901, in collaborazione con i missionari comboniani, aveva fondato il “Collegio per le Missioni africane” (dal 1904 “Collegio Pio X”) che arrivò fino a 50 frequentanti, con annessa Scuola di tipografia, dove stampava le sue riviste e vari opuscoli, tra i quali la “Pro Emigrante”, organo della Società dei Missionari di Emigrazione – da lui diretta – il mensile “L’Amico dell’Emigrante” e la “Pro Africa”.
Dietro sua sollecitazione, il 1 gennaio 1908 nacque in diocesi la “Giornata per l’assistenza agli emigranti”, presto estesa a tutte le diocesi italiane, per dar modo ai cappellani di bordo di distribuire elemosine “in casi speciali” e diffondere gratuitamente un opuscolo, piccolo vademecun, con notizie utili, oltre a una parte religiosa con la costante esortazione agli emigranti a mantenere l’affetto per la religione e la famiglia, ed a condurre una vita cristiana.
Scrissero di lui: “Fu una delle più elette figure di sacerdoti della diocesi concordiese, contò sull’appoggio di tre papi: Leone XIII (1878-1903, S. Pio X (1903-1914), che lo nominò Canonico Vaticano, e Benedetto XV (1914-1922)”. Per le sue opere civili fu nominato “Commendatore della Corona d’Italia”, con “motu proprio” del Sovrano.
Nel 1911, con il suo definitivo trasferimento a Roma, gli aspiranti missionari del “Collegio Pio X” di San Vito furono aggregati ai comboniani di Verona, mentre la tipografia fu acquistata nel 1911 dalla Giunta diocesana, per stampare il settimanale “La Concordia”, e per continuare a stampare i bollettini mensili “Pro Africa”, “Pro Emigrante” e i periodici per mantenere informati gli aderenti all’attività antischiavista italiana, chiusa poi con l’invasione austro- ungarica.
Colpito da tumore alla gola poco dopo la fine del primo conflitto mondiale, ritornò per un periodo a San Vito, ma rimase costantemente attivo, tanto da organizzare, nel 1926, l’ultimo congresso della Lega antischiavista, senza tuttavia riuscire a parteciparvi.(Gianni Strasiotto-Pagina Pordenonesi, 11 giugno/Inform)