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Missione archeologica italo-turca svela nuovi “tesori” a Karkemish

#FARNESINA

Presentati alla stampa gli straordinari risultati della campagna di scavo di quest’anno. Dichiarazioni di Nicolò Marchetti, responsabile della missione

 

ROMA- Muri scolpiti, bassorilievi, sculture, fregi risalenti al 900 a.C.: è un tesoro inestimabile quello venuto alla luce a Karkemish, sito archeologico nella Turchia sud-orientale al confine con la Siria, dove dal 2011 è all’opera una missione congiunta italo-turca.

Si tratta di “scoperte come non se ne facevano da 50 anni”, sottolinea un emozionato Nicolò Marchetti, direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Bologna e responsabile della missione, che sabato, insieme al sindaco di Gaziantep, Fatma Sahin, e ad Hasan Peker, docente dell’Università di Istanbul, ha presentato alla stampa gli straordinari risultati della campagna di scavo di quest’anno. Da oltre 10 anni impegnato a scavare nel sud-est del Paese, al telefono il professore racconta di un “sito leggendario”, dove ha lavorato anche Lawrence d’Arabia, “posto a cavallo dei due Paesi, 55 ettari in Turchia e 35 in Siria, con la ferrovia e il reticolato del confine che tagliano in due la città antica”.

Nel sito una base militare, dall’altra parte del confine i miliziani Isis

Proprio la sua collocazione strategica ha portato già nel 1920 le forze armate turche a realizzare nel sito una base militare, tuttora operativa, con tanto di caserma sulla cima dell’acropoli e carri armati accanto alle aree di scavo. Una presenza non sgradita, ora che dall’altra parte del confine sono arrivati gli jihadisti sunniti dello Stato islamico (Isis), che tuttavia finora non hanno creato problemi alla missione archeologica. Tranne in un’occasione l’anno scorso, quando si sono verificati scontri al confine, “non abbiamo mai avuto contatti, anche se ci ‘vediamo’ tutti i giorni”, conferma Marchetti, impegnato piuttosto con gli “sviluppi vorticosi” della missione che impegna 35 persone tra archeologi, architetti, fotografi e restauratori, coinvolgendo le Università di Bologna, Gaziantep e Istanbul. “Una scoperta sensazionale, eravamo emozionati”, confessa, parlando di “muri scolpiti, bassorilievi, sculture, fregi del 900 a.C.”

In arrivo un parco archeologico, l’apertura è prevista per maggio 2015

“Dal punto di vista operativo è un paradiso, anche se il nostro isolamento è presto destinato a finire”, aggiunge, svelando gli ambiziosi piani futuri per l’area, con la creazione di un parco archeologico. Un progetto già in fase avanzata in cui Marchetti crede molto: “vogliamo che questa regione abbia uno sviluppo economico dal turismo, ci sembra giusto ed etico”, afferma il docente italiano, ricordando anche le “tantissime attrattive turistiche della zona, dall’enogastronomia al trekking”. Dopo lo sminamento dell’area, concluso nel 2011, e la creazione di sentieri e attrezzature per la visita turistica, ora manca solo la costruzione di un muro alto 4 metri e lungo quasi 2 chilometri lungo il confine, una struttura prefabbricata che si incastra, portata direttamente sul sito in treno. In questa, come in altre situazioni, fondamentali si sono rivelate le aziende italiane che da anni collaborano con la missione, come la Mapei, la Abet Laminati e la Ceia. “L’apertura è prevista per la fine di maggio 2015” conclude Marchetti, cogliendo l’occasione per lanciare un accorato appello a favore delle missioni archeologiche, la cui sopravvivenza è a rischio per la completa chiusura dei finanziamenti da parte del ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Come dimostra il sito di Karkemish, fonte di preziose scoperte ma anche di impulso economico per l’area, “le missioni sono cooperazione, amicizia, prestigio, formazione: doverle chiudere è una follia”. (Inform)

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