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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Missionari scalabriniani di Europa e Africa in Assemblea (Brescia, 14-16 febbraio)

MONDO SCALABRINIANO

Inviati tra i migranti ad “irradiare speranza e gioia”

Mons. Silvano M. Tomasi ha presentato le sfide che la migrazione presenta all’Europa e alla Congregazione Scalabriniana

 

BRESCIA Padre Gianni Borin, superiore regionale dei missionari operanti in Europa ed Africa, ha aperto l’annuale incontro dei missionari scalabriniani operanti in Europa ed Africa, ricordando l’importanza del camminare con speranza contro ogni ansia del nostro tempo, attenti ai segni che questo tempo sta prepotentemente offrendo alla congregazione nel suo 130° anno di vita. Per fare questo è stato invitato lo scalabriniano Mons. Silvano M. Tomasi, membro del Dicastero del Servizio per lo Sviluppo Umano Integrale, che ha presentato le sfide che la migrazione presenta all’Europa e alla Congregazione Scalabriniana. 

Partendo dal progetto missionario per il triennio 2014-2018, e che l’istituto ha messo a fondamento delle tante azioni socio-pastorali scalabriniane, Mons. Tomasi ha offerto un’analisi e una serie di provocazioni essenziali per riflettere sui passi da compiere. Quanti migrano oggi nella rotta del Mediterraneo verso l’Europa sono in realtà una piccola parte di un movimento interno al continente che è “la norma”, ricorda mons. Tomasi: 1miliardo e 400 mila persone abitano nel continente africano e tante di esse continuano ad essere sradicate dal loro paese per un’impellente necessità e non per scelta libera a causa di violenza, soprusi e minacce alla propria vita. L’accenno, inevitabile, alle scelte politiche di diversi leader, come quelle del neo eletto presidente statunitense Donald Trump, riflettono, per mons. Tomasi, argomenti vecchi, gli stessi usati perfino contro la grande emigrazione italiana di massa di fine ‘800.

La Chiesa, però, da sempre invoca una convivenza pacifica tra nuovi e antichi cittadini, in vista della costruzione della casa comune: occorrono nuove strategie di evangelizzazione, quelle proprie di una Chiesa “in uscita”, ricorda mons. Tomasi citando papa Francesco. Come affrontare però il fattore emotivo che ormai segna la cultura dominante quando si confronta con il tema migratorio? Mons. Tomasi ha richiamato il senso della comunità rispetto all’individualismo, il creare comunione nelle diversità prima di tutto ad intra, per essere quindi testimonianza significativa anche ad extra, nei vari strati di una società complessa come quella attuale.

Occorre dare una risposta solida alla nostra società che ragiona sempre più “di pancia”, ha sottolineato mons. Tomasi, ed è quella basata su una comunicazione corretta, basata sui dati che riportano il problema entro le giuste misure e numeri che esso costituisce; occorre poi mostrare come il fenomeno migratorio è multidimensionale e che un solo paese non può affrontarlo da solo, ma solo attraverso un piano organico, basato su accordi bilaterali stabili; serve quindi, ricorda ancora il prelato, una politica coerente, elemento prioritario che, al di là dell’assistenza iniziale, pur necessaria, si impegni alla radice, toccando le ragioni dell’esodo continuo di umanità dal Sud del mondo; infine, a completamento del quadro presentato, mons. Tomasi ha sottolineato lo sforzo per l’integrazione di questi nuovi cittadini e non la loro separazione o segregazione: una pro-vocazione, forse, per i continenti e le nazioni di arrivo e che non può essere procrastinato ulteriormente.  (Inform)

 

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