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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Patto per l’Export, siglato alla Farnesina il protocollo con le linee guida per il rilancio del Made in Italy

FARNESINA

Ministro Di Maio: “Made in Italy, un motore che deve tornare a correre dopo un periodo così difficile”

 

ROMA – Si attendeva un segnale forte di ripresa anche per quanto riguarda l’asset più importante per l’Italia, quello dell’export e del Made in Italy; lo si attendeva dopo la tempesta che ha scosso economie e mercati in questi ultimi tre mesi. L’Italia si è fermata a quel fatidico 3 marzo (lancio del Piano straordinario per il Made in Italy, ndr), ricordato dallo stesso Ministro degli Esteri Di Maio, dove per cause di forza maggiore le istanze  provenienti dai territori e dalle imprese sul fronte dell’internazionalizzazione si erano viste messe da parte per l’arrivo di colui che ha prepotentemente catalizzato inevitabilmente la scena globale: il Coronavirus. E’ stato oggi presentato alla Farnesina il Patto per l’Export, ripartendo proprio da quelle istanze interrotte a marzo dall’emergenza sanitaria. Si vedrà se, a medio e lungo termine, sarà stata una risposta efficace o meno ma intanto il segnale forte è stato lanciato. Lo stesso Di Maio, non a caso, ha parlato di “Made in Italy come motore che deve tornare a correre dopo un periodo così difficile” che ha comportato delle attività fuori dall’ordinario anche per il Maeci per il reperimento di materiale sanitario nel mondo e in particolar modo per l’Unità di Crisi impegnata nelle operazioni di rientro di circa 90 mila connazionali.

“Abbiamo sempre mantenuto attivo il dialogo della cabina di regia con le esigenze espresse dai territori. Nel mese di aprile il Sottosegretario Di Stefano e l’Ambasciatore Lorenzo Angeloni hanno tenuto 12 tavoli settoriali virtuali con 117 associazioni di categoria, dall’agroalimentare alla meccanica passando per la cultura, il turismo ed i servizi per l’export. Tutto questo per far ripartire il motore del Paese ad emergenza terminata. Questo patto ci lega a responsabilità ed impegno reciproci, in una nuova strategia volta all’internazionalizzazione, che sia ambiziosa e solida, basata su sei pilastri”, ha spiegato Di Maio Passando ad illustrare i sei ambiti. Si tratta di settori strategici a partire proprio dalla comunicazione perché occorre “una rinnovata narrazione del brand nazionale”, ha rilevato il Ministro ricordando il bando europeo da 50 milioni di euro per selezionare le migliori proposte di rilancio del nostro settore produttivo in 26 Paesi del mondo. Vi sono poi la formazione e l’informazione per tutte le piccole e medie imprese con la creazione di un unico portale per l’accesso ai servizi dedicati all’export. Quindi si passa all’e-commerce, “nella consapevolezza che le piattaforme digitali avranno un ruolo sempre più determinante”, ha sottolineato Di Maio. C’è inoltre tutta la questione legata al sistema fieristico e all’incentivo verso la partecipazione a tali eventi per le piccole e medie imprese. A seguire troviamo il pilastro della promozione integrata e del programma “Vivere all’Italiana” per la promozione dell’eccellenza. Infine si parla di finanza agevolata come strumento irrinunciabile, tra contributi e strumenti di garanzia. Di Maio ha ricordato come questi strumenti si affianchino al Piano straordinario per il Made in Italy, al Piano di promozione integrata, al Fondo 394 e all’assicurazione statale al 90% per il Sace. Un altro strumento interessante sarà l’e-book rivolto alle piccole e medie imprese come manuale d’istruzione o guida per accompagnare l’azienda nel lungo percorso dell’internazionalizzazione: insieme ad Ice, Sace e Simest la Farnesina punta ad arrivare alla concretezza di un portale unico che possa passare dall’essere un sogno al divenire una realtà. “Si apre dunque il cantiere del Made in Italy nel mondo”, ha concluso Di Maio.

Il Direttore Generale del Maeci per la Promozione del Sistema Paese. Lorenzo Angeloni è tornato sull’importanza della comunicazione ricordando la vastità della platea cui dovrà essere rivolta. Una comunicazione necessaria per creare una profilazione maggiore nel mondo. “Inizieremo con 26 Paesi selezionati in base ai flussi di mercato e proseguiremo con altri 25. La campagna di comunicazione partirà a settembre e durerà un anno, articolata tra videomarketing, immissione di contenuti social e testimonial. Sarà individuato un manager in ogni Regione”, ha spiegato Angeloni parlando anche dell’e-book e del portale unico. “L’e-book è una guida per partire ed è un’iniziativa che nasce oggi con un linguaggio diretto e colloquiale dei prodotti digitali: parliamo di un bacino di 100 mila piccole e medie imprese secondo i dati Istat – ha aggiunto – mentre il portale unico verrà attivato alla fine dell’anno. Abbiamo avviato inoltre un programma di formazione da parte degli Atenei che formeranno le aziende, coinvolgendo da subito circa 20 mila piccole e medie imprese per superare il divario digitale nei confronti dei competitor”. Angeloni ha parlato di 450 market place nel mondo da esplorare per cogliere costi di accesso e flussi di mercato. “L’Ice sta lavorando ad una piattaforma per consentire lo svolgimento di fiere virtuali e sarà operativa entro metà luglio. Attraverso l’Ambasciata di Berlino siamo in contatto con il sistema fieristico tedesco, che è il più grande insieme a noi, per evitare la sovrapposizione dei calendari. Veniamo dall’esperienza consolidata del ‘Vivere all’Italiana’ che nel 2019 ha portato ad oltre novemila eventi in più di cento Paesi”, ha evidenziato il Direttore Generale ricordando i 30 milioni di euro provenienti dal decreto Cura Italia, per il supporto dei settori maggiormente in difficoltà, ed il Fondo 394 gestito da Simest che ha una dotazione triplicata rispetto al 2019 ed è esteso ai Paesi Ue.

Il Ministro delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova, ha ricordato le difficoltà per mantenere alta la reputazione del Made in Italy in questi mesi difficili. “Nel mondo la parola Italia è associata anche ai nostri paesaggi e al cibo di qualità. E’ necessario investire di più dotando le nostre Ambasciate di personale qualificato in campo agroalimentare”, ha rilevato  Bellanova sottolineando la sofferenza del settore Horeca a livello globale. “Per l’agroalimentare nel 2019 il valore dell’esportazione è stato di 44 miliardi di euro. Dobbiamo opporre alla logica dei dazi e delle barriere quella della collaborazione e della competizione regolamentata. Le scelte di alcuni Paesi, come gli Stati Uniti, sono state penalizzanti così come insopportabili sono state le richieste di certificazione rispetto al virus. Contraffazione e Italian sounding sono piaghe paragonabili al furto d’identità e solo nell’agroalimentare pesano per oltre 100 miliardi di euro. Su questo serviranno campagne di comunicazione mirate, anche per i cittadini stranieri” ha affermato Bellanova.

Il Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha parlato di un salto di qualità necessario per rilanciare l’export. “Abbiamo sempre cercato di assicurare le risorse necessarie alla ripartenza, con la riforma e la riorganizzazione di alcuni meccanismi come appunto quelli delle leve finanziarie. Le nostre imprese hanno potenzialità non ancora espresse, tra innovazione a attrazione. La riforma dell’assicurazione pubblica con il decreto Liquidità vede l’aumento di qualità e di quantità di risorse, fino a 200 miliardi, e una miglior identificazione delle priorità strategiche”, ha spiegato Gualtieri.

Paola De Micheli, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha sottolineato l’importanza del ruolo di trasversalità e di condivisione delle competenze. “Dopo il Covid le imprese devono essere più efficienti e competitive, in tal senso le risorse del Recovery Fund devono avere un focus particolare. Chi in questi mesi ha lavorato nel settore di trasporti lo ha fatto consapevole dei rischi del virus ma ha consentito a tutti di continuare a ricevere beni di prima necessità come cibo e farmaci, nonostante qualche sgambetto da parte dei Paesi confinanti. La vicenda austriaca nel trasporto su gomma ci sta creando dei gravi problemi, aumentando le spese per le aziende che rischiano così di perdere competitività”, ha lamentato De Micheli.

Il Ministro dei Beni Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, ha evidenziato l’importanza di fare squadra e la centralità della cultura incorporata in ogni singolo manufatto intriso di storia, tradizioni e bellezza. “Il turismo che avremo in futuro dovrà essere sempre più esperienziale: per questo occorre una riqualificazione dell’offerta turistica. Come tutte le crisi, anche questa, dovrà portare delle novità. Con Cassa depositi e prestiti stiamo lavorando ad un fondo strategico per impedire che il patrimonio alberghiero possa passare in mani non gradite, difendendo allo stesso tempo la proprietà italiana. Un secondo progetto riguarda la creazione di una piattaforma per mettere a disposizione di tutti la cultura italiana online: questo deriva anche dall’esigenza dettata dalla chiusura di teatri e cinema”, ha spiegato Franceschini.

Il Ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, ha sottolineato come le reti scientifiche italiane siano radicate nel mondo. Necessario quindi un connubio ulteriore tra ricerca e innovazione considerando che si parte da posizioni già eccellenti come quella nel settore aerospaziale. Il Ministro ha evidenziato il ruolo delle start-up nell’ambito delle ricerche, partendo dal talento e dalla creatività dei giovani. “Non dimentichiamo che ci sono settori d’eccellenza come tessile e agroalimentare che solo apparentemente sono tradizionalmente distanti dall’innovazione”, ha sottolineato Manfredi che ha invitato a un incremento di management tecnologico per le nostre imprese, lodando il sistema formativo concertato con gli Atenei. “Il vero virus da combattere, non che il Covid non lo sia, è la mancanza di una visione strategica”, ha puntualizzato Manfredi in una prospettiva di superamento di questo limite che spesso ha purtroppo contrassegnato le politiche messe in atto dal nostro Paese.

Paola Pisano, Ministro per l’Innovazione, oltre al già citato settore dell’aerospaziale ha ricordato quelli della robotica, della farmaceutica, del biomedicale e della meccatronica. “Occorre far crescere anche il settore dei dati digitali e del cloud – ha spiegato il Pisano – quindi la gestione dei dati e l’intelligenza artificiale. Bisogna inoltre dotare il Paese di infrastrutture tecnologiche, come la banda ultra-larga. Su 760 mila piccole e medie imprese in Italia solo un 9% sfrutta il canale digitale per la promozione mentre a livello europeo la soglia media è del 15%. Anche nella pubblica amministrazione è fondamentale il passaggio al digitale per superare la burocrazia”. Il Sottosegretario allo Sviluppo economico, Gianpaolo Manzella, ha invitato ad avere idee chiare e un metodo di lavoro che lo sia altrettanto. Digitalizzazione, transizione verde ed ecosistemi industriali: questi i tre obiettivi da raggiungere per creare luoghi interconnessi dove università, grandi imprese a start-up possano lavorare insieme. “Occorre coralità perché il nostro export è forte se la nostra politica è forte. Qui c’è in ballo il nostro softpower che dipende molto dal nostro stesso Made in Italy. La fiducia si costruisce sulla finalità degli obiettivi e sul metodo di lavoro”, ha spiegato Manzella.

Il Sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, ha ricordato il lavoro quotidiano per sbloccare processi fermi anche da trent’anni. “Questo Patto per l’Export è un salto in avanti lungimirante e si basa su due cardini: il cambio di metodo e il cambio di visione. E’ stata una stagione di ascolto e di condivisione. La formazione continua deve essere alla base per restare sempre sul mercato, così come dobbiamo spingere sulla digitalizzazione e infine l’innovazione dove entra dritto il mondo della ricerca. Il webinar per esempio, sul fronte della formazione, è un tassello che abbiamo scoperto  durante questi mesi. Il messaggio è che non siamo ‘l’italietta’ colpita e affondata, come qualcuno vorrebbe, ma siamo un grande popolo, un grande Paese con uno dei principali settori industriali al mondo”, ha commentato Di Stefano.

Il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Stefano Bonaccini, ha avuto un approccio più attendista prima di esprimere facile ottimismo, restando quindi in attesa dei primi e sperati buoni risultati di questo Patto. “Le prime imprese che hanno potuto riaprire sono state quelle manifatturiere con vocazione all’export ed è stato un bene aver potuto anticipare al 27 Aprile la riapertura in questo settore per evitare di essere massacrati dalla concorrenza a fronte di altri Paesi che cercavano di acquisire delle quote di mercato. Il Made in Italy è un valore straordinario ed è giusto investire in questa direzione muovendoci come soggetto corale. Giusta è stata la riconversione di alcune imprese nella produzione di mascherine ma non possiamo diventare un Paese che produce mascherine. Il nostro settore manifatturiero ha costi più elevati rispetto a quello di altri Paesi ma allo stesso tempo ha standard qualitativi inimitabili. E’ questo il nostro vero valore aggiunto”, ha spiegato Bonaccini. “Anche del sistema fieristico si è parlato poco in queste settimane e consideriamo che in Italia si tengono alcune tra le principali fiere internazionali”, ha aggiunto Bonaccini che ha ricordato come la Regione Emilia-Romagna della quale è Presidente abbia richiesto un fondo straordinario di 800 milioni di euro.

Tra gli interventi anche quello di Carlo Ferro, Presidente di Ice Agenzia, che ha segnalato l’opportunità di un riposizionamento sul mercato attraverso l’implementazione della digitalizzazione ricordando anche il progetto di Fiera Smart 365 per gli eventi online. Il Presidente di Sace, Rodolfo Errore, ha sottoscritto una dichiarazione di impegno con nuove strategie di approccio ai mercati: “riposizionamento brand italiano e delocalizzazione intelligente” sono tra le parole chiave. Pasquale Salsano, Presidente di Simest, ha parlato di un’analisi preventiva dei mercati esteri per non mettere a rischio le imprese più piccole: in quest’ottica un management ad hoc diventa indispensabile. Dal sito della Farnesina sono scaricabili sia il Patto per l’Export che la guida e-book per imprese. (Simone Sperduto/Inform)

 

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