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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Merlo risponde a due interrogazione sul fermo dei pescatori italiani a Bengasi e assicura “lo sforzo corale delle Istituzioni” e la “convocazione di un apposito vertice di Governo” per giungere al rilascio dei connazionali

CAMERA DEI DEPUTATI

In Commissione Esteri, il sottosegretario Ricardo Merlo sui pescatori di Mazara del Vallo detenuti in Libia

 

 

ROMA – Il sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo ha risposto in Commissione Esteri alla Camera dei deputati alle interrogazioni presentate da Paolo Formentini (Lega) ed Erasmo Palazzotto (Leu) sul rilascio dei pescatori di Mazara del Vallo detenuti in Libia in seguito al sequestro di due pescherecci italiani avvenuto lo scorso 1° settembre.

Ad illustrare la richiesta Formentini, che segnala di aver da poco incontrato una delegazione dei familiari dei pescatori, i quali chiedono di essere messi in contatto con i loro congiunti in Libia, ed esprime preoccupazione per la loro sorte, chiedendo al Governo di reagire a quanto avvenuto con rapidità e fermezza.

Merlo ricorda in premessa come siano 8 i connazionali coinvolti nella vicenda, facenti parte dell’equipaggio dei pescherecci italiani “Antartide”, “Medinea”, “Anna Madre” e “Natalino”, fermati a circa 40 miglia nautiche a nord-ovest di Bengasi dalle “autorità marittime libiche riferibili all’autoproclamato Governo dell’est del Paese”. “Due pescherecci, “Antartide” e “Medinea”, sono stati coattivamente condotti nel porto di Bengasi e lì trattenuti insieme ai loro equipaggi: 6 cittadini italiani, 4 sull’Antartide e 2 sul Medinea, e altri membri di varie nazionalità, principalmente tunisina. Gli altri due pescherecci, “Anna Madre” e “Natalino”, sono rientrati in Italia, mentre 2 membri dei loro equipaggi sono stati condotti a Bengasi insieme al gruppo di “Antartide” e “Medinea” – spiega il Sottosegretario, segnalando come gli 8 connazionali risultino “attualmente in stato di fermo” e “l’8 settembre sono stati trasferiti presso un centro della polizia locale dove risultano al momento trattenuti per nuovi interrogatori, oltre a quelli già effettuati”.

“L’intervento libico sarebbe scaturito dalla presunta violazione della Zona di Pesca Protetta (ZPP), un’area di mare estesa fino a 74 miglia dalla costa, e dalla linea che chiude idealmente il golfo della Sirte, proclamata dalla Libia nel 2005. Al di là delle valutazioni di profilo più prettamente giuridico internazionale, l’area corrispondente alla Zona di Pesca Protetta libica è stata dichiarata “zona ad alto rischio” per tutte le navi battenti bandiera italiana – evidenzia Merlo, – senza distinzione di tipologia, dal Comitato di Coordinamento Interministeriale per la Sicurezza dei Trasporti e delle Infrastrutture (COCIST) nel maggio 2019. Anche in passato, a più riprese, la Farnesina, insieme al Comando generale della Guardia Costiera e al Ministero delle Politiche agricole, ha raccomandato ai pescherecci italiani di evitare le acque al largo delle coste libiche”. “Abbiamo più volte avvertito che in quell’area azioni da parte delle autorità o delle milizie locali possono facilmente concludersi con serie misure sanzionatorie tra cui multe elevate, sequestro delle attrezzature di pesca e dell’eventuale pescato, confisca delle imbarcazioni – rileva il Sottosegretario, ribadendo tuttavia che “l’Italia, come il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio ha dichiarato pubblicamente, non accetta ricatti: il ritorno dei nostri connazionali è una priorità assoluta per il Ministero degli Affari esteri, così come per il Governo in tutte le sue articolazioni”.

Merlo richiama i contatti intercorsi tra Di Maio e i familiari degli equipaggi, il sindaco di Mazara del Vallo, gli armatori e quelli che hanno coinvolto lo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte. “L’impegno del Ministro e dell’Amministrazione degli esteri è costante, caratterizzato dal basso profilo mediatico che vicende del genere richiedono. La Farnesina – aggiunge Merlo – ha da subito avviato contatti con le autorità dell’Est della Libia sia per verificare le condizioni dei pescatori sia per sollecitare una pronta soluzione della vicenda. Fin dall’inizio, tutti i connazionali si trovano in buone condizioni e risulta che siano trattati in modo corretto. Informazioni sul loro stato vengono acquisite costantemente attraverso il Console onorario d’Italia a Tobruk. Il 16 settembre il Comandante della «Medinea» è riuscito a parlare al telefono con l’armatore, alla presenza della famiglia. Nel corso della conversazione, il Comandante ha confermato che tutti i marittimi italiani stanno bene e ha chiesto l’aiuto delle Istituzioni. L’Unità di Crisi della Farnesina mantiene contatti quotidiani con familiari e armatori”. “Il 7 settembre – aggiunge il Sottosegretario – l’Ambasciatore d’Italia a Tripoli ha avuto colloqui con il Presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aghila Saleh, dopo aver incontrato il giorno precedente il Presidente della Commissione Esteri della Camera, Yusef Aguri. A livello internazionale, il Ministro Di Maio ha avuto colloqui telefonici con il suo omologo emiratino Abdullah bin Zayed Al Nahyan il 14 settembre e con il Ministro degli affari esteri russo Lavrov il 15 settembre. Con entrambi il Ministro ha sollevato la questione degli equipaggi in stato di fermo ed esortato Emirati Arabi e Russia a esercitare la loro influenza sulle autorità di Bengasi per facilitare il rilascio dei connazionali. L’Italia ha avanzato analoghe richieste di collaborazione ad altri partner internazionali”.

Merlo segnala dunque che “le iniziative della Farnesina si inseriscono in uno sforzo corale delle Istituzioni del nostro Paese, che vedrà ulteriore conferma nella convocazione di un apposito vertice di Governo”. “L’obiettivo – conclude – è quello di coordinare ulteriormente gli sforzi per portare presto a casa i nostri pescatori”.

In sede di replica, Lorenzo Viviani (Lega) si dichiara non soddisfatto della risposta del Governo, perché, a suo avviso, essa “non prospetta una soluzione rapida e positiva della controversia”. Segnala inoltre che “il sequestro dei due pescherecci è avvenuto in una zona che la Libia rivendica unilateralmente come proprie acque territoriali ma che, da sempre, rappresenta territorio di pesca ineludibile per le imbarcazioni provenienti da Mazara del Vallo”. A proposito della condizione dei connazionali, infine, chiede se le informazioni siano state acquisite personalmente dal Console italiano a Bengasi o se sono notizie fornite dalla autorità libiche, “e come tali tutte da verificare”.  L’auspicio è che il Governo si attivi “per riportare a casa i connazionali”, agendo come sistema-Paese e accantonando le divisioni di parte. (Inform)

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