QUIRINALE
La cerimonia di consegna del Ventaglio al capo dello Stato da parte della stampa parlamentare
Non è possibile in democrazia, e la nostra Costituzione disegna un sistema equilibrato. Questo equilibrio esiste e rimarrà nella Costituzione
ROMA – La nostra Costituzione è presidiata da regole che vanno rispettate rigorosamente. Le regole vanno rispettate perché sono il presidio della democrazia, vanno rispettate tutte.
Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Palazzo del Quirinale, nel corso della tradizionale cerimonia di consegna del Ventaglio da parte del presidente dell’Associazione stampa parlamentare Sergio Amici.
Ogni tanto, ha aggiunto Mattarella, nel nostro Paese affiora la tendenza, peraltro piuttosto diffusa, a straripare dai propri confini, a penetrare nell’ambito di competenze altrui, ad appropriarsi di funzioni che spettano ad altri, e questo vale anche per il presidente della Repubblica nei rapporti soprattutto con Governo e Parlamento.
Nessuno, tantomeno il presidente della Repubblica, che non ha poteri di scelta politica, è un uomo solo al comando nel nostro Paese. Non è possibile in democrazia, e la nostra Costituzione disegna un sistema equilibrato, un accorto e felice sistema di equilibri e di controlli reciproci e di influenze vicendevoli tra organi e poteri dello Stato, e questo equilibrio esiste e rimarrà nella Costituzione. È forse la principale garanzia che presidia il carattere autentico della nostra democrazia, come disegnata dalla Costituzione.
Il presidente Mattarella, dopo essersi augurato che il processo di riforma della seconda parte della Costituzione vada in porto dopo decenni di tentativi non riusciti, ha affrontato altri temi, a cominciare da quello della legalità, della lotta alla corruzione e alle mafie. Un impegno di civiltà che va condotto dall’intera società.
Altro tema l’Europa, che è e rimane un nostro ideale, lo storico approdo che la lungimiranza delle scelte realizzate con i Trattati di Roma hanno concretizzato. Senza Europa saremmo più deboli, in balia di eventi imprevedibili e incontrollabili. Nell’Eurozona dobbiamo sollecitamente promuovere una nuova governance per affiancare alle regole comuni anche istituzioni comuni – senza limitarci alla Banca centrale – e visioni comuni, adeguate e democratiche. Anche su un altro versante l’Europa deve fare una verifica di se stessa: sul dramma dei profughi l’Europa non fa ciò che dovrebbe, ciò che la sua storia, la sua civiltà richiedono. Sul fenomeno dei profughi e dei migranti, occorre avere un’intelligenza e una visione lungimirante ; occorre aiutare con decisione i Paesi da cui nascono i flussi migratori anche per evitare che questi si sviluppino ulteriormente e diventino incontrollabili. Un impegno per aiutare chi è in difficoltà nei Paesi in cui nascono i flussi migratori non è soltanto giusto sul piano della collaborazione internazionale, ma è nell’interesse attuale, immediato e futuro dell’Europa.
Il capo dello Stato ha poi detto che la democrazia affermerà la propria superiorità se riscuoterà riconoscenza e ammirazione per i suoi comportamenti, con l’accoglienza e prestando aiuto a chi è in difficoltà. Questo messaggio sarebbe in grado di sconfiggere il messaggio di odio e di morte seminato dal terrorismo fondamentalista. Quello del terrorismo è il pericolo principale che dobbiamo fronteggiare in questi anni. Dobbiamo farlo non soltanto militarmente ma soprattutto culturalmente per offrire una proposta di convivenza più persuasiva per chi è in difficoltà.
Concludendo Mattarella ha voluto mandare, tramite la stampa, un messaggio di fiducia e di speranza ai concittadini insieme all’affermazione del massimo impegno nei confronti di chi soffre, di chi è in difficoltà. Vi sono segnali di ripresa. Occorre svilupparli e incoraggiarli, occorre farne un uso il più accorto possibile. Non possiamo abbandonare un’intera generazione di giovani, non possiamo abbandonare il Meridione, non possiamo dimenticare che il lavoro per tutti è un principio della nostra Costituzione. Infine un accenno alla lingua italiana, sovente maltrattata. La nostra lingua – ha detto Mattarella – è viva, quindi sottoposta come tutte a un’evoluzione, a una crescita, a uno sviluppo. Bisogna stare attenti però a difenderla, evitando l’uso di acronimi non necessari, di abbreviazioni gergali, di neologismi immotivati o l’oblio della sintassi, che talvolta avviene. La lingua va difesa: un messaggio importante da raccogliere in pieno. (Inform)