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“Marino Marini. Passioni visive” a Pistoia e a Venezia

MOSTRE

 

PISTOIA – Con il titolo “Marino Marini. Passioni visive” la Fondazione Marino Marini propone dell’artista pistoiese scomparso nel 1980 la prima retrospettiva che ambisce a situarlo organicamente nella storia della scultura. L’esposizione, che si terrà  a Pistoia, presso Palazzo Fabroni, a cura di Barbara Cinelli e Flavio Fergonzi, si presenta come uno dei momenti di punta delle celebrazioni di Pistoia Capitale italiana della Cultura 2017. La mostra – che potrà essere visitata dal prossimo 16 settembre fino al 7 gennaio 2018 – è organizzata dalla Fondazione Marino Marini, Pistoia e dalla Fondazione Solomon R. Guggenheim, Venezia. Dopo Pistoia, la mostra si trasferirà infatti alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia dal 27 gennaio al 1 maggio 2018.

Dieci sono le sezioni pensate dai curatori per dare pieno conto della ricerca plastica di Marino Marini: sono tutte caratterizzate dal raffronto tra le opere dello scultore pistoiese e quelle di altri grandi del passato o di suoi contemporanei

“Manca ancora, nella vicenda espositiva e nella letteratura scientifica su Marini, un serio lavoro di contestualizzazione storica e stilistica della sua ricerca di scultore”, afferma il Direttore della Fondazione Maria Teresa Tosi. “Lo stato odierno degli studi sembra richiedere questa prospettiva: l’unica che può restituire all’artista la sua posizione di assoluto rilievo nella vicenda del modernismo novecentesco internazionale”.

“Di qui è nata l’idea di questa mostra che vuole ripercorrere tutte le fasi della creazione artistica del maestro, dagli anni Venti agli anni Sessanta. Oggetto di indagine sarà soprattutto l’officina di invenzioni plastiche di Marino Marini che verranno poste in relazione diretta, immediatamente percepibile, con i grandi modelli della scultura del ‘900 cui egli ebbe accesso; e, inoltre, con alcuni, scelti esempi di scultura dei secoli passati – dall’antichità egizia a quella greco-arcaica ed etrusca, dalla scultura medievale a quella del Rinascimento e dell’Ottocento – che furono consapevolmente recuperati da lui e dai maggiori scultori della sua generazione”. (Inform)

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