ITALIANI ALL’ESTERO
“Il semplice trasferimento ai consolati di una parte dei fondi della tassa di cittadinanza non è una panacea.. e le file per le pratiche di cittadinanza continueranno ad allungarsi davanti agli uffici consolari”
ROSARIO – Mariano Gazzola, coordinatore del Maie (Movimento Associativo Italiani all’estero) per l’Argentina e vice segretario generale del Cgie per l’America Latina, interviene con una nota sull’imposta di 300 euro introdotta nel 2014 sulle pratiche per il richiesta della cittadinanza italiana da parte dei discendenti residenti all’estero e sulla destinazione di tali risorse percepite dallo Stato italiano.
Dopo aver ricordato come l’imposta fosse stata introdotta allora dal Pd con l’intento di utilizzarne i proventi per aumentare il personale a contratto nelle sedi dell’America Latina in particolare per smaltire le pratiche arretrate, Gazzola ritiene di tracciare, a tre anni di distanza dal provvedimento, un bilancio fallimentare: “l’arretrato è smaltito? No. Le file sono sparite? No. Il personale dei Consolati è aumentato? No – afferma l’esponente del Maie, che ricorda anche come delle risorse derivanti dalla tassa solo il 30% sia riassegnato alla rete. Riassegnazione stabilita solo in seguito ad una richiesta formulata da Fabio Porta (Pd, ripartizione America meridionale) con un emendamento alla legge di bilancio 2017 e sollecitata nei giorni scorsi dal Ministero degli Affari Esteri a quello dell’Economia per i proventi riscossi dalle sedi nel 2016, come si legge – ricorda Gazzola – nella relazione di Governo presentata all’ultima riunione del Comitato di presidenza del Cgie. Nei primi due anni dall’introduzione dell’imposta il Governo, secondo Gazzola, non avrebbe dunque “modificato minimamente le condizioni del servizio consolare”, approvando “un correttivo parziale” “solo quando la situazione diventa insostenibile” “destinando solo una parte del ricavato di quella tassa alla finalità per cui era nata”. Una situazione che, secondo l’esponente del Maie, dovrebbe suscitare in primis le proteste del presidente del Comitato per gli italiani all’estero della Camera dei Deputati.
“Per colpa della Legge di stabilità e del blocco delle assunzioni, tutti i Consolati dell’Area sudamericana hanno una carenza di personale che non consente loro di fornire servizi consolari nei tempi e nelle modalità adeguati. La situazione degli impiegati – ricorda Gazzola – si è aggravata negli ultimi anni, perché l’indennità di servizio all’estero non si adegua al costo di vita nel continente sudamericano: questa cosa comporta che le posizioni vacanti, che si producono nei Consolati del Sud America, non vengono coperte per mancanza di candidati. Problemi, tutti questi, che sono all’origine del problema dell’aumento delle file per il riconoscimento della cittadinanza, che il Governo sembra non voler affrontare”. Per Gazzola è dunque “un’illusione pensare che il semplice trasferimento di una parte dei fondi della tassa di cittadinanza sia una panacea”. “Se, nelle prossime settimane, si conferma che una parte della tassa verrà devoluta ai Consolati, che cosa potranno fare i consoli con tale ammontare? Potranno coprire i posti vacanti dell’organico dei loro Consolati? No. I Consoli non hanno la facoltà di contrattare nuovo personale in loco, né di fare venire dall’Italia funzionari con le mansioni necessarie per risolvere le pratiche dei richiedenti cittadinanza. Al massimo – afferma l’esponente del Maie – potranno contrattare i cosiddetti “digitatori”: personale temporaneo esterno alla struttura, incaricato solo di inserire dati e niente più”. “Con il ricevimento di più pratiche e la mancanza di personale di ruolo con le mansioni adeguate a espletarle, si produrrà un effetto a collo di bottiglia, e le file per le pratiche di cittadinanza continueranno ad allungarsi davanti agli uffici consolari”, è la previsione di Gazzola.
“Se il Governo intende affrontare seriamente il tema dei servizi consolari, occorre che intervenga come responsabile per fornire i servizi essenziali senza aggiungere nuove tasse, con provvedimenti precisi che consentano l’invio di un maggior numero di funzionari di ruolo all’estero, con l’adeguamento dell’indennità di servizio, con la contrattazione di più personale in loco (e non solo “digitatori”) e con la destinazione di maggiori fondi per il funzionamento di una rete consolare che sia adeguata al numero di cittadini italiani all’estero e alla necessità di una maggior presenza di Italia nel mondo, una funzione naturale che dovrebbe svolgere lo Stato italiano – conclude Gazzola. (Inform)