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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Marco Fedi (Pd, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide) sul diritto di riscossione sulle procedure di riconoscimento e concessione della cittadinanza

ITALIANI ALL’ESTERO

“Lavoriamo insieme per ottenere un uso migliore delle risorse”

 

ROMA – Marco Fedi, deputato eletto per il Pd nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, interviene sulle critiche sollevate dal Maie a proposito del “diritto di riscossione sulle procedure di riconoscimento e concessione della cittadinanza” – recentemente aumentato a 300 euro – evidenziando come esso rappresenti “per tutti una sfida per un modo più moderno ed efficace di usare le (poche) risorse disponibili”. Sfida che può essere vinta solo “lavorando sul terreno concreto dell’innovazione e delle riforme”.

“La legge 23 giugno 2014, n. 89, di conversione del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, recante misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale, ha introdotto con l’articolo 5bis un diritto da riscuotere per il trattamento della domanda di riconoscimento della cittadinanza italiana di persona maggiorenne, pari a euro 300. In altri Paesi – spiega Fedi, – l’imposizione di un diritto di riscossione per il trattamento della domanda di cittadinanza non è una novità: in Australia vige una tassa di circa $285, in Canada di $530, nel Regno Unito di £1236, solo per citare alcuni esempi. Si tratta quindi di una tariffa consolare per un lavoro di ricostruzione di una pratica che spesso è molto complessa e riguarda più generazioni”.

Per l’esponente democratico, critiche spesso “confuse” su tale questione non portano risultati positivi. Dopo aver ricordato come “le amministrazioni centrali dello Stato, dall’Argentina al Brasile passando per l’Australia e la Germania, raramente destinino proventi pubblici da tariffe e diritti consolari o da percezioni in genere, a tipologie mirate di spesa pubblica”, egli ribadisce come ci si debba unire per raggiungere tale scopo, piuttosto che dividersi con le polemiche, “consapevoli – aggiunge – che  solo destinando una parte di quelle risorse alla gestione delle pratiche consolari sarà possibile ridurre i tempi di attesa e le lungaggini burocratiche”.

“L’azione concreta – conclude – è quella che deve mirare alla riforma. Questo ci chiedono le migliaia di persone che hanno firmato una petizione popolare che sollecita il Governo a intraprendere questa azione riformatrice, ponendo al centro della spesa pubblica i cittadini e i loro diritti e restituendo a questi una debita quota, proporzionale e solidaristica, delle risorse che essi stessi hanno contributo a generare”. (Inform)

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