direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Malaria in gravidanza e farmaco-resistenza: presentati in Uganda i risultati della ricerca di Medici con l’Africa Cuamm e Dipartimento di malattie infettive dell’Università di Bari

ESTERI

Lo studio è stato sostenuto dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo

 

PADOVA/BARI– Presentata a Kampala, in Uganda, la ricerca condotta da Medici con l’Africa Cuamm e Università degli Studi di Bari Aldo Moro su malaria gestazione e farmaco-resistenza.

realizzata nell’ambito del progetto “ERASE – Rise against malaria project – Supporto alla prevenzione, diagnosi e trattamento della malaria nel contesto della pandemia di Covid-19” grazie al sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS)

La ricerca ha dedicato particolare attenzione alle donne in gravidanza. Una coorte di 1.558 donne gravide è stata sottoposta a screening ad ogni visita prenatale fino al parto. Di queste il 29,7% ha contratto la malaria nel corso della gravidanza. Lo studio ha rilevato inoltre che l’incidenza di basso peso alla nascita e di parto pretermine era rispettivamente dell’8 e 19%. Le donne che sono risultate positive sono state trattate e i campioni raccolti, sottoposti ad analisi presso l’Istituto Superiore di Sanità, hanno guidato le indagini sui marcatori di resistenza ai farmaci usati per la terapia. I risultati raccolti hanno permesso di rafforzare le pratiche di prevenzione e controllo della malaria nelle comunità, migliorando la qualità dei servizi di salute a livello comunitario e nelle strutture sanitarie nei distretti di Oyam e Kole, nella regione di Lango, nel Nord dell’Uganda. I due distretti nei quali la ricerca è stata condotta sono tra i più severamente colpiti dall’epidemia di malaria. Il tasso di incidenza in Oyam è di 407 nuovi casi per 1.000 abitanti e di 361 per 1.000 abitanti a Kole, contro una media nazionale ufficiale di 289 nuovi casi per 1.000 abitanti.

La ricerca è stata presentata A Kampala da un team misto composto da ricercatori e ricercatrici di Cuamm e del dipartimento di malattie infettive e tropicali dell’Università di Bari, guidato dalla Prof.ssa Annalisa Saracino.  Presenti all’incontro anche il Direttore dell’AICS Paolo Giambelli, una delegazione di cinque rappresentanti del Ministero della Salute insieme alle autorità dei distretti di Oyam e Kole, dove lo studio è stato condotto. “La cooperazione tra l’Italia e l’Uganda – ha dichiarato Giambelli  – poggia su un impegno di lunga data che continua a rinnovarsi, in particolar modo nel rafforzamento del sistema sanitario. Sono lieto di essere qui oggi per riconoscere il successo di questa collaborazione che rispecchia appieno l’approccio e la strategia di intervento adottata dal ministero ugandese della sanità. Un approccio all’interno del quale ricerca operativa e coinvolgimento delle comunità diventano elementi chiave per il raggiungimento degli obiettivi sanitari” . Fare ricerca, infatti, significa studiare e conoscere a fondo i contesti in cui si interviene, adottare un metodo critico, individuare buone pratiche basandosi su evidenze scientifiche, e significa anche assicurare una precisa accountability del proprio operato. Medici con l’Africa Cuamm si impegna da anni nella ricerca riconosciuta come parte integrante del piano strategico dell’Organizzazione, complementare all’attività sul campo e anzi funzionale a risultati sempre più efficaci e in questa visione condivisa si inserisce la collaborazione ormai consolidata con l’Università degli studi di Bari Aldo Moro. “I dati sono importanti per poter condurre delle strategie efficaci – ha spiegato Giovanni Putoto– Responsabile della Programmazione e Ricerca operativa per Cuamm –  Una strategia esiste: l’OMS ne ha una e il Ministero della Sanità ugandese la sta seguendo in modo esemplare per rispondere alla malattia. Questa strategia si basa su pilastri come l’uso di trattamenti preventivi integrati in gravidanza e nell’infanzia e la chemioprevenzione stagionale capaci di ridurre la morbidità e l’incidenza della malaria nel paese. Per raggiungere gli obiettivi di riduzione della malattia è necessario però un impegno politico costante che dobbiamo portare avanti su più livelli, lavorando nelle comunità, negli ospedali di riferimento e ai tavoli decisionali con le autorità competenti”. La malaria è oggi tra le malattie infettive più letali al mondo. Il 95% dei casi diagnosticati si verifica nell’Africa sub-Sahariana a cui spetta anche un altro triste primato: circa l’80% delle morti per malaria sono bambini con meno di 5 anni. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, un terzo delle donne gravide che vivono in Africa sub-Sahariana contrae l’infezione nel corso della gestazione. “Occuparsi di malaria in gravidanza è importante perché, oltre a essere una patologia che mette a rischio la vita di tante donne, può trasformarsi in malaria placentale .Si tratta di una condizione che ostacola lo sviluppo del feto e che si traduce in parti prematuri e neonati sottopeso”,  ha spiegato Francesco Vladimiro Segala, medico Cuamm e dottorando in Malattie infettive all’Università di Bari. “Il gruppo di ricerca del dipartimento di malattie infettive e tropicali ha un’attenzione particolare verso i bisogni delle popolazioni vulnerabili –  ha dichiarato la Prof.ssa Annalisa Saracino dell’Università di Bari – Essere qui in Uganda oggi, con tutto il team che ha lavorato a questo progetto, testimonia il sincero coinvolgimento dell’Università che crede fermamente nel valore scientifico ed umano di ricerche come questa”. (Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform