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Luigi Di Maio: “La création d’un parquet antiterroriste européen est une priorité”

RASSEGNA STAMPA

Intervista del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale a Le Monde del 13.11.2020

Leggi l’intervista in lingua originale

ROMA – 1) Nelle ultime settimane Francia e Austria sono stati colpiti del terrorismo fondamentalista. Come possono lavorare insieme tutti paese europei par rispondere a questa sfida?

Mi lasci innanzi tutto esprimere la nostra profonda vicinanza al popolo francese ed austriaco. Il terrorismo costituisce una minaccia orribile e concreta per la nostra sicurezza, i nostri valori e le nostre libertà. I popoli europei devono essere sempre più uniti per contrastare il terrorismo. Per una questione di valori, di affinità, di integrazione tra i popoli ma anche per un dato di fatto oggettivo: le distanze sono state annullate, viviamo in uno spazio comune vulnerabile per cui un attacco contro un Paese colpisce tutti. Per questo serve un maggiore scambio di informazioni, bisogna far funzionare meglio le banche dati europee comuni, dotarsi di un sistema europeo di prevenzione degli attacchi, approfondire l’interlocuzione con gli Stati potenzialmente più a rischio. È a questo genere di misure che mi riferisco quando parlo di Patriot Act europeo, o European Act, se vogliamo usare le recenti parole del Ministro dell’Interno francese. Ma non è importante come lo chiamiamo; quello che conta è assumere rapidamente delle iniziative concrete: penso, ad esempio, all’istituzione di una Procura Antiterrorismo europea.

2) La risposta francese a questa sfida ha creato un movimento di rabbia nel mondo musulmano. Ha anche aggravato il confronto con la Turchia. L’Italia sostiene la Francia in questo confronto?

L’Italia ha espresso piena solidarietà alla Francia e ritengo che gli attacchi personali del Presidente Erdogan al Presidente Macron siano inaccettabili. Voglio essere molto chiaro: ci aspettiamo da tutti la più ferma condanna del terrorismo e non intendiamo indietreggiare neanche di un millimetro sulla difesa di libertà essenziali come quella di espressione e di culto. Il fenomeno è evidentemente complesso per cui il terrorismo e l’estremismo violento possono essere sconfitti soltanto con un approccio che coniughi gli aspetti di sicurezza alla necessità di affrontare le cause profonde della radicalizzazione. Nel combattere la deriva estremista dobbiamo continuare a rimanere saldi nei nostri principi e nei nostri valori, perché le nostre democrazie sono più forti della minaccia terroristica.

3) Pensa che la Turchia sia ancora un interlocutore affidabile per l’Europa, dalla Libia al confronto contro la Grecia?   

Non ritengo che siano state le recenti tensioni con la Francia adaver aggravato il confronto con la Turchia, che ha cause molto più complesse.

Nonostante diverse azioni unilaterali che abbiamo condannato, la Turchia rimane comunque un Partner strategico e un alleato in ambito NATO, oltre che un interlocutore ineludibile su alcuni dossier per noi prioritari quali la Libia, le migrazioni e le politiche energetiche. Per questo, rimango convinto che sia nostro interesse comune mantenere un dialogo esigente ma costruttivo con Ankara, di certo molto più vantaggioso per tutti rispetto allo scontro, che crea solo instabilità, finendo per danneggiare tutti.

 4) Negli ultimi giorni sono arrivati a Lampedusa circa 2000 migranti della Tunisia. Pensa che siamo di fronte a une nuova onda in questa crisi chi ha iniziato 10 anni fa ? Quale dovrebbe essere il ruolo dell’Europa ?  

Le migrazioni sono fenomeni costanti che hanno accompagnato da sempre la storia dell’Europa, ma devono essere gestiti, altrimenti ci si ritrova sempre a rincorrere un’emergenza dopo l’altra senza vederne la fine. In un momento delicato come questo, in cui siamo già siamo in forte sofferenza per la pandemia, non possiamo permetterci ingressi incontrollati in Europa. Abbiamo bisogno di un cambio di passo da parte dell’Unione Europea e ne abbiamo bisogno subito. La proposta della Commissione per un Nuovo Patto su Migrazione e Asilo è al momento incompleta. Se si dichiara di voler superare l’Accordo di Dublino, occorre anzitutto rivedere il meccanismo che addossa gli oneri di accoglienza allo Stato di primo approdo. Allo stesso modo, bisogna sciogliere il nodo dei rimpatri: dovrebbero essere non solo coordinati, ma anche finanziati dall’Unione europea. Occorre mettere fine agli ingressi illegali, chi vuole entrare in Europa deve poterlo fare solo legalmente.

5) Come si possono controllare i confini, sia al interno della zona di Schengen (con Francia e Austria) che fuori (nel Mediterraneo o nelle Balcani) ? Dobbiamo chiudere tutto nel contesso di questa pandemia? 

Lo spazio Schengen è una delle principali conquiste dell’integrazione europea ma è chiaro che in periodi di crisi come quello che stiamo vivendo si deve essere pronti ad adottare misure eccezionali, se necessarie a tutelare la salute dei cittadini. L’Italia ha sempre sostenuto un coordinamento europeo per ciò che riguarda eventuali misure restrittive ai confini interni. Abbiamo dunque sostenuto, lo scorso ottobre, l’adozione, da parte della Commissione UE di una Raccomandazione, estesa a tutti i Paesi Schengen, che identifica criteri comuni per la valutazione del rischio epidemiologico di ciascun Paese e le conseguenti misure da adottare. Per quanto riguarda i confini esterni dell’UE, ci vuole evidentemente un accresciuto rigore e, come ho già detto, è urgente una riforma del sistema europeo di asilo che ripartisca equamente gli oneri derivanti dalla gestione dei richiedenti asilo e disincentivi, conseguentemente, i movimenti secondari.

6) Il sostegno europeo all’economia italiana e stato molto importante nei mesi scorsi. Pensa che basterà? Pensa che apre una nuova fase europeista in Italia? 

Di fronte a uno shock imprevisto e imprevedibile, l’Unione europea ha scelto di reagire con un approccio ambizioso e proiettato verso il futuro: la realizzazione del più grande progetto di rilancio economico comune che sia mai stato concepito. Per raggiungere un’intesa abbiamo dovuto infrangere tabù e trovare soluzioni innovative, ora però occorre mettere in pratica il piano con tempestività ed efficacia.

Dobbiamo mantenere la parola e la speranza date ai cittadini europei, che attendono un sostegno concreto e deciso da parte dell’Europa e dei Governi, soprattutto ora che la pandemia è purtroppo tornata a mordere: non abbiamo più neanche un minuto da perdere.

Dobbiamo innanzitutto concludere il negoziato a livello europeo sul pacchetto di “recovery” e sono fiducioso che questo avverrà presto, anche grazie al lavoro encomiabile della Presidenza di turno tedesca ma ciò potrebbe non bastare. La seconda ondata della pandemia sta infatti causando nuovi e profondi danni alle nostre economie per cui dovremmo cominciare a ragionare su un innalzamento del livello di ambizione della risposta europea. Quanto all’avvio di una nuova fase europeista, io credo che i cittadini non dimenticheranno chi li ha aiutati nel momento del bisogno. I Governi e le Istituzioni europee hanno scelto di agire insieme per sostenere chi è stato maggiormente colpito e rafforzare la resilienza dell’intera Unione di fronte alle crisi future. Se riusciremo a mettere in pratica quanto convenuto – e sono convinto che ci riusciremo – si aprirà una nuova fase di europeismo in Italia. (Jérôme Gautheret – Le Monde del 13 novembre 2020)

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