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L’Istituto Cinematografico dell’Aquila ricorda l’attrice aquilana Maria Pia Casilio a 10 anni dalla sua morte

MEMORIADisponibile online il video “Maria Pia Casilio si racconta… tra storia ed innovazione” che ripercorre la carriera artistica dell’attrice cui l’Istituto ha intitolato la sua Cineteca

 

L’AQUILA – L’Istituto Cinematografico dell’Aquila “La Lanterna Magica” ricorda i 10 anni dalla morte dell’attrice aquilana Maria Pia Casilio con il video “Maria Pia Casilio si racconta… tra storia ed innovazione” disponibile sul canale youtube dell’Istituto al link https://youtu.be/y3DeWrMT_kY.

Il video ripercorre, con la voce fuori campo della figlia dell’attrice, Francesca Rinaldi, di professione doppiatrice, la vita artistica di Maria Pia Casilio,dal suo esordio con una selezione avvenuta nel Cinema Rex de L’Aquila e più in generale tutto il suo vissuto non soltanto nel campo della settima arte ma anche attraverso le nuove forme di comunicazione emerse dalla seconda metà del Ventesimo secolo ad oggi.

Volto fra i più significativi della commedia all’italiana, nata a Paganica nel 1935 e morta a Roma il 10 aprile 2012, Maria Pia Casilio è stata attrice e doppiatrice (sua la voce della Sandrelli ne “Il federale” di Salce) di grande qualità, che però, come a volte accade nel cinema, non è mai riuscita ad affrancarsi da ruoli di comprimaria, pur interpretando i suoi personaggi con squisita vivacità. De Sica la scelse nel 1951 per il suo capolavoro neorealista “Umberto D”, a cui seguirono “Pane Amore e fantasia”, “Pane amore e gelosia”, “Totò e il medico dei pazzi”, “Totò Peppino e i fuorilegge”, “Totò a colori”, “Totò Story”, la commedia musicale di Garinei e Giovannini “La padrona di Raggio di luna”, “I pappagalli” con Aldo Fabrizi, “Racconti Romani” con Giovanna Ralli, e tanti altri film, fino ad arrivare a “Noi uomini duri” (1987) con Renato Pozzetto ed Enrico Montesano e al cameo (1997), ultima apparizione sugli schermi, in “Tre uomini e una gamba”, con Aldo Giovanni e Giacomo. Verso la metà degli anni Sessanta ha sposato il doppiatore Giuseppe Rinaldi, unione da cui è nata la figlia Francesca, anche lei doppiatrice. Nel 2012, poco prima della sua scomparsa, era stata ospite su Rai 2, della trasmissione di Carlo Conti “I migliori anni”, raccontando del suo periodo migliore, gli anni Cinquanta e Sessanta, quando era famosa soprattutto per le sue caratterizzazioni di ragazza di provincia dal viso grazioso, i modi spiccioli e la voce nasale. Carné la volle nel 1953 in “Teresa Raquin” di Zola, Leone D’Argento al Festival del Cinema di Venezia in cui, secondo Mereghetti, la sua interpretazione resta un modello superbo di “economia e precisione”.

L’Istituto cinematografico le ha intitolato la sua Cineteca nel luglio 2014 e vi conserva alcuni dei film a cui ha partecipato: “Totò, Peppino e i fuorilegge” di Camillo Mastrocinque (1956), “Brutti, sporchi e cattivi” di Ettore Scola (1976) e “Identificazione di una donna” di Michelangelo Antonioni (1982). (Inform)

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