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L’intervento nell’Aula di Montecitorio di Massimo Ungaro (Italia Viva, ripartizione Europa) a favore del provvedimento di riforma del Sistema di Istruzione Tecnica Superiore: “una misura di fondamentale importanza per il Paese”

CAMERA DEI DEPUTATI

 

ROMA – Il deputato eletto nella ripartizione Europa Massimo Ungaro (Italia Viva) è intervenuto nell’Aula di Montecitorio per annunciare il voto favorevole di Italia Viva al provvedimento di riforma del Sistema di Istruzione Tecnica Superiore, approvato dalla Camera nei giorni scorsi.

Ungaro ha rilevato come l’obiettivo del provvedimento, frutto dell’iniziativa parlamentare, sia quello di “riorganizzare e di rilanciare l’istruzione tecnica superiore” attraverso gli Istituti Tecnici Supèriori (ITS), percorsi biennali o triennali paralleli e autonomi rispetto all’università e di cui sottolinea la “fondamentale importanza per il Paese”.

“Si tratta di una formazione tecnico-professionale di alto livello gestita da fondazioni che coinvolgono cinque diversi tipi di attori dei territori – scuole, imprese, agenzie formative accreditate, enti di ricerca -, che vede gli studenti cimentarsi con tirocini formativi e lezioni di teoria impartita in laboratorio, nel 70 per cento dei casi, da docenti provenienti dal mondo del lavoro. Gli studenti, alla fine del percorso, ottengono il diploma di tecnico superiore e, in quanto lavoratori altamente qualificati, sono estremamente competitivi per il mercato del lavoro – sottolinea Ungaro, segnalando come l’indice di occupabilità di questi ultimi superi l’80%, “molto superiore – precisa – all’indice di occupabilità dei laureati”. Ad oggi in Italia sono stati già creati 109 ITS – ricorda il deputato, – che funzionano bene perché “rispondono alle richieste delle imprese di personale tecnico altamente qualificato, che sa attivare e sa cimentarsi con le tecnologie abilitanti di Industria 4.0”. “Parliamo di professioni legate alla meccanica, alla moda, alla mobilità sostenibile, alla tecnologia dell’informazione, alle biotecnologie, al settore dell’efficienza energetica, alle tecnologie innovative per i beni e le attività culturali e del turismo, al sistema agroalimentare e al settore dei servizi delle imprese per la casa, settori che, nella fase pre-Covid, ci hanno maggiormente trainato fuori dalla crisi e che hanno generato crescita – prosegue Ungaro, sottolineando come il sistema degli ITS debba essere replicato e potenziato “in modo da avere decine di migliaia di diplomati ogni anno, rispetto agli attuali 8 mila, come fanno altre potenze industriali europee, come la Germania e la Francia”. Il deputato ricorda inoltre come allo scopo il PNRR stanzi 1,5 miliardi di euro, con l’obiettivo di arrivare ad almeno 50 mila diplomati ITS nel 2026.

“L’unica via per rilanciare l’occupazione giovanile passa dall’investimento sulle competenze e sulla formazione, ma per questo non esistono soltanto le università – precisa Ungaro, pur ammettendo che il numero dei laureati italiani resta troppo basso – il 29% tra coloro che hanno tra i 18 e i 35 anni, contro una media europea del 41%, percentuale che ci colloca penultimi in Europa dopo la Romania.

Accanto all’università vi è dunque anche “l’alta formazione tecnico-professionale” che può consentire ai giovani di divenire autonomi e che “il nostro Paese ha ignorato per troppo tempo”.

“Questo provvedimento ci consente di recuperare terreno su un problema grave nel nostro Paese, quello dell’occupazione e dell’autonomia giovanile – sottolinea Ungaro, rilevando come la domanda del nostro sistema produttivo e delle imprese non venga comunque colmato da coloro che sono formati nelle nostre università, fatto dimostrato anche dalle retribuzioni di questi ultimi. Un paradosso, quello “tra basso numero di laureati e bassa retribuzione dei giovani lavoratori, soprattutto all’ingresso nel mondo del lavoro”, che spesso spinge all’emigrazione – ricorda Ungaro.

Altro problema richiamato è quello dell’asimmetria “tra domanda e offerta di competenze nel mondo del lavoro del nostro Paese: da un lato, siamo il Paese dell’Ue con il più alto numero di giovani inattivi – sono 2 milioni i famigerati NEET – ma, dall’altro, le aziende lamentano in molti settori di non riuscire a trovare quei lavoratori con le competenze richieste e, guarda caso, molti di questi settori sono proprio quelli in cui si specializzano gli ITS – afferma il deputato. “Gli ITS infatti formano i giovani per rispondere direttamente alle richieste di nuove competenze delle imprese. Il 40 per cento del tempo gli iscritti agli ITS dovranno dedicarlo in tirocini formativi presso le aziende e, nel 90 per cento dei casi, si tratta di luoghi dove gli studenti si cimentano con la digitalizzazione dei processi produttivi delle imprese. Inoltre, il provvedimento prevede un sistema di accreditamento quale condizione per l’accesso al finanziamento pubblico e il diploma avrà piena riconoscibilità in ambito nazionale e di Unione europea – prosegue Ungaro, ricordando che il tema del riconoscimento dei titoli di studio è “un altro collo di bottiglia che, in questo momento, impedisce la piena mobilità delle esperienze e dei talenti”. Il deputato infine richiama i criteri meritocratici introdotti per garantire la qualità degli ITS, collegati all’accreditamento e al finanziamento da parte dello Stato.

“Il potenziamento del sistema dell’istruzione tecnica superiore permetterà al nostro Paese di mettere in campo misure per superare il disallineamento tra le competenze tecnico-professionali dei giovani e le richieste del mondo del lavoro, ma soprattutto daranno a tanti giovani gli strumenti per trovare un lavoro di qualità, e, quindi, rendersi autonomi, lasciandosi alle spalle la precarietà – rileva Ungaro, segnalando come l’equità generazionale sia uno dei fili conduttori del Piano di Rilancio che l’Italia ha presentato all’Unione Europea e su cui occorre fare ancora molta strada. (Inform)

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