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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

L’intervento in Aula del Ministro degli Esteri Di Maio sulla situazione in Iran, Iraq e Libia

SENATO DELLA REPUBBLICA

 

“Il nostro Paese ribadirà sempre con forza che l’unica risposta a questa instabilità è e deve rimanere politica. Nel Mediterraneo non esistono scorciatoie militari”

 

ROMA – “Il Mediterraneo allargato sta vivendo una fase particolarmente turbolenta. Le crisi oggi più drammatiche su cui si concentra l’attenzione internazionale sono soprattutto in Libia, Iran e Iraq, ma continuano a preoccuparci anche i conflitti in Siria e Yemen. Nel mentre in vari Paesi, a cominciare dal Libano, manifestazioni di piazza testimoniano la necessità di dare risposte concrete alle legittime aspirazioni politiche, economiche e sociali di ampi strati della popolazione. L’instabilità diffusa, soprattutto in questa regione, tocca da vicino gli interessi nazionali italiani e, in primis, l’interesse per la nostra sicurezza per scenari che, a volte, si collocano a poche centinaia di chilometri da noi. Rientrano, altresì, tra i nostri interessi il contrasto al terrorismo, la gestione dei flussi migratori e la tutela dei nostri soldati impegnati in missioni bilaterali e internazionali di formazione e stabilizzazione. A loro, donne e uomini in uniforme, rinnoviamo la nostra profonda gratitudine”. Con queste parole il Ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale Luigi Di Maio ha avviato il suo intervento, relativo all’attuale scenario internazionale e in particolare alla situazione in Iran, Iraq e Libia, di fronte all’Aula del Senato.

 

“Ci premono la sicurezza  – ha proseguito il Ministro – ma anche gli interessi economici legati alle forniture energetiche e alla penetrazione delle nostre imprese. Più in generale, è in gioco lo stesso ruolo geopolitico dell’Italia nel mare che vogliamo continuare a considerare nostrum. Quanto succede soprattutto nel Mediterraneo ha un impatto diretto sulla vita quotidiana dei nostri cittadini. Quanto più l’Italia sarà unita e compatta di fronte a queste sfide tanto più riuscirà a mettere in campo un’efficace capacità di iniziativa politica. Il nostro Paese ribadirà sempre con forza che l’unica risposta a questa instabilità è e deve rimanere politica. Nel Mediterraneo non esistono scorciatoie militari; la storia di questi ultimi anni ha dimostrato che i conflitti portano solo altri conflitti, innescando spirali distruttive. Certo, l’opzione militare può modificare nell’immediato la realtà sul terreno, ma non produrre soluzioni sostenibili e capaci di ricreare i presupposti per una prospettiva condivisa di pace e prosperità. È una lezione che abbiamo imparato in Iraq, come in Libia, e che dobbiamo tenere bene a mente anche in queste settimane”.

“Una Libia sovrana, unita e in pace  – ha aggiunto Di Maio – resta la priorità assoluta per l’Italia, per il Governo italiano, per la nostra sicurezza nazionale e per la stabilità dell’intera regione euromediterranea. L’ulteriore aggravarsi di questa crisi potrebbe comportare altri rischi in termini di minaccia terroristica e immigrazione illegale, prospettive che stiamo scongiurando con ogni sforzo. Il cessate il fuoco, per quanto ancora fragile, è una notizia positiva perché è condizione indispensabile per il dialogo politico. Al riguardo, abbiamo accolto con favore l’iniziativa russa per giungere a un accordo formale tra al-Sarraj e Haftar e abbiamo preso nota della firma dell’accordo da parte dei rappresentanti del Governo di Tripoli. Auspichiamo che possa essere a breve sottoscritto da tutte le altre parti e, nel frattempo, che una tregua sostanziale possa reggere sul terreno. Il fatto che Haftar non abbia ancora firmato il documento fa capire quanto sia complessa l’equazione libica e quanto sia importante che tutta la comunità internazionale, a cominciare dai partecipanti alla Conferenza di Berlino, possa lavorare su una stessa agenda. Nel raggiungimento di questo primo, anche se fragile, risultato l’Italia ha fatto la sua parte: abbiamo indicato e perseguito l’obiettivo di una tregua, coltivando il dialogo a oltranza con tutte le parti, anche quando in pochi lo ritenevano realistico. La strada è, però, ancora molto lunga e difficile; richiede un impegno costante e corale”.

 

Per il Ministro rispetto allo scenario delle scorse settimane l’azione dell’Italia per la Libia si è sviluppata in coerenza su cinque linee guida: impraticabilità della soluzione militare e ricerca di un cessate il fuoco; riavvio del processo politico sotto l’egida dell’Onu; fine di ogni interferenza esterna;unità, sovranità e integrità territoriale della Libia; approccio inclusivo per una soluzione condivisa.  “Il nostro obiettivo – ha spiegato Di Maio –  è avere un Governo stabile, rappresentativo di tutto il Paese e in grado di esercitare il monopolio legale della forza, proteggere le frontiere, rispondere alle esigenze più immediate della popolazione, gestire migranti e richiedenti asilo in maniera efficace e nel rispetto dei diritti umani. Una Libia stabile e unita è per noi condizione imprescindibile per contrastare la minaccia terroristica, prevenire flussi migratori illegali e tutelare i nostri interessi energetici.”  “Troppo a lungo l’Europa – ha continuato il Ministro – si è mossa in maniera scoordinata sulla Libia, consentendo ad attori terzi di occupare gli spazi lasciati liberi. Questa è una dinamica che va contrastata con decisione. Gli europei sono quelli che più hanno da perdere da una Libia instabile e più da guadagnare da un Paese sicuro e prospero. Tocca a noi europei evitare che la Libia rimanga ostaggio di una competizione geopolitica tra attori anche lontani e, quindi, meno esposti alle conseguenze dell’instabilità”.

Di Maio, dopo aver rilevato che l’avvio di una consultazione trilaterale con Russia e Turchia circa la questione libica confermi il ruolo centrale che ora viene nuovamente riconosciuto all’Italia, ha sottolineato come il nostro Paese abbia promosso il coordinamento dell’Unione europea al suo interno per affrontare questo dossier con una sola voce.

 

Per quanto riguarda invece lo scenario iraniano e iracheno il Ministro ha posto in evidenza come il Governo italiano si sia mosso a livello di Unione europea, di coalizione e bilaterale, e abbia privilegiato quattro direttrici d’azione: contenere le tensioni e favorire un dialogo fra e con gli attori più direttamente interessati; assicurare la tutela dei nostri militari impegnati sul terreno; sostenere gli sforzi di contrasto a Daesh nel quadro della coalizione internazionale; confermare la necessità di dare piena attuazione all’intesa sul nucleare.

“Gli episodi che in rapida successione si sono verificati a cavallo della fine dell’anno – ha rilevato il Ministro – ci hanno imposto una attenta verifica delle condizioni di sicurezza per i nostri militari impegnati in Iraq nel quadro della coalizione anti-Daesh, ma anche della missione europea e della missione Nato. Il Governo considera prioritario garantire la loro incolumità. Continuiamo il confronto con gli altri Paesi della coalizione sul futuro della missione; abbiamo trasferito parte dei contingenti in luoghi più sicuri e spostato temporaneamente alcune unità in Kuwait. Parallelamente, la coalizione ha deciso di sospendere alcune attività e rafforzare i dispositivi di sicurezza presso le basi. Continuiamo a lavorare con i nostri partner internazionali perché siano messe in atto tutte le forme di tutela che l’evolversi della situazione sul terreno richieda”.

“La riflessione sul futuro della coalizione per il contrasto a Daesh  – ha segnalato Di Maio – proseguirà nelle prossime settimane. Prenderemo parte a un approfondimento previsto a Copenaghen il 29 gennaio a livello di direttori politici dei Ministeri degli esteri. Essenziale, nel cammino di rinnovamento della coalizione, sarà la plenaria a livello ministeriale che l’Italia ospiterà in primavera. Intendiamo facilitare un dibattito sul ruolo futuro della coalizione in Iraq e in Siria, ma anche sulle posizioni dei partner in materia di foreign terrorist fighter e sulla minaccia del terrorismo sul fianco Sud”. (Inform)

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