direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

L’intervento del presidente della Dante Alighieri Andrea Riccardi

CONFERENZA DEGLI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA

ROMA – Riportiamo a seguire l’intervento integrale del presidente della Dante Alighieri Andrea Riccardi alla Conferenza degli Istituti Italiani di Cultura.  

Ringrazio per l’invito a questa conferenza dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura. Ricordo di aver parlato a lungo alla scorsa conferenza a Perugia delle problematiche della Società Dante Alighieri, istituzione storica che rimonta all’impulso di Giosue Carducci nel 1889, inizialmente veicolo della difesa dell’italianità dei nostri migranti, del nazionalismo novecentesco, troppo segnata negli ultimi anni da una postura di Italnostalgia. La transizione che abbiamo inaugurato – negli ultimi due anni- nei nostri 480 comitati, di cui più di 100 in Argentina, con 120.000 soci e importanti sedi e centri culturali, è stata verso un modello di impegno per l’estroversione del paese: dall’Italnostalgia all’Italsimpatia.

Lo abbiamo fatto a due livelli: la nostra rete nel mondo, che è il valore della Dante (la Società ha 140 comitati in America del Sud a fronte di 11 Istituti e 2 sedi ENIT); ma anche un ripensamento del ruolo della Società nel sistema di promozione del nostro paese all’estero.

A quest’ultimo livello, siamo partiti dalla spiacevole consapevolezza che l’Italia non investiva sulla lingua all’estero. In questa condizione la Dante vivacchiava e la rete si allontanava senza investimenti. Il paragone con il British Council, il Goethe Institut, il Cervantes e lo stesso Camoes è stato a lungo frustrante.

Non investire sulla lingua ha significato non offrire la chiave più efficace perché i non italiani si affezionino al “mondo italiano”: un insieme di cultura, arte, musica, Made in Italy, design, cucina, umanità e umanesimo, prodotti e via dicendo. Nonostante la domanda crescente e imprevista d’italiano nel mondo.

Abbiamo posto con chiarezza le domande: vuole l’Italia investire sulla lingua? A che serve la Dante nel “sistema Italia”? La risposta, che è venuta, ha inaugurato un processo di ripensamento in un campo più vasto dell’insegnamento della lingua, quello della politica culturale. Abbiamo promosso nella sede della Dante una prima riunione, che ha avuto un importante séguito in un’altra alla Farnesina, cui hanno partecipato i Ministri degli Esteri e della Cooperazione, della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Il nostro scopo non era solo valorizzazione e sostegno per la Dante, ma la verifica di una volontà politica più generale.

È stato un processo molto positivo: siamo arrivati al Piano di Promozione integrata, accolto nella legge di stabilità, che ha mostrato la volontà di sostenere la Dante nel suo rinnovamento in maniera molto incisiva anche rispetto ai precedenti standard dell’Italia repubblicana. Siamo stati sostenitori e promotori di una rete più integrata per l’estero. Oggi conosciamo meglio il nostro posto e guardiamo con più chiarezza la funzione della Dante nel sistema.

L’altro livello è stato –negli ultimi due anni- la transizione dei comitati esteri della Dante, da custodi della memoria con nostalgia, a soggetti capaci di creare simpatia per il “mondo italiano”, prima di tutto con l’insegnamento della lingua per un “mondo in italiano”. I nostri comitati, autonomi da un punto di vista finanziario, si sono impegnati nell’insegnamento della lingua: 7361 corsi, frequentati da oltre 60.000 studenti, con un sistema di certificazione, il PLIDA, ormai universalmente adottato e con una consolidata e riconosciuta metodologia, ADA, per la didattica dei non italofoni. Possiamo dire che l’offerta della lingua è qualificata. E, da questa legge di stabilità, siamo messi in grado con nuove risorse – è una svolta notevole e un riconoscimento per la nostra Società – di investire sulla rete e sulle scuole.

Questo investimento esige di completare la transizione: la passione volontaria dei comitati va qualificata e incanalata in un percorso più strutturato, orientandola all’imprenditorialità. L’impegno per la didattica della lingua è prioritario, ma lavoriamo anche per la promozione culturale e di eventi o centenari, e infine – è un aspetto nuovo – per l’attrazione turistica verso il nostro Paese e per l’attrazione didattica (università, scuole d’arte, conservatori). In alcune situazione, laddove non esistono gli Istituti di Cultura – da Cuba, alla Giordania, alla Macedonia o al Bolivia al Vietnam, per fare alcuni esempi – i comitati della Dante si trovano gravati di varie responsabilità.

L’orizzonte di questo processo è alimentare la simpatia per il vivere all’italiana, quello che chiamo “mondo italiano”, per cui la lingua è – lo ripeto – una chiave di grande rilievo. Un mondo ancora bello, umano e gentile. Così almeno appare, anche se chi lo vive ne conosce i limiti. Scrive giustamente Luca Serianni: questa è “una prova del potere, anche economico se pensiamo al relativo indotto, di un prestigio essenzialmente storico-culturale”.

Sono convinto che allargare la simpatia per il vivere all’italiana ha indubbi benefici per il nostro Paese e la sua economia, ma risponde a una necessità di un mondo globale, in cui si sono aperti pericolosi vuoti, squilibri tra la dimensione economica e le altre dimensioni: è insomma un apporto umanistico che avvicina, integra, connette. La Dante si sente al suo posto in questa vicenda, con un misto di forza che le viene dalla tradizione e dalla fedeltà dei suoi soci, di consapevolezza di nuove opportunità, ma anche di vitalità indotta da nuove risorse e nuova fiducia.

Aree su cui stiamo lavorando molto per la crescita e l’estroversione sono l’Argentina (qui si è pensato un vasto progetto pilota, che rafforza scuole, professorado e centri culturali), i Balcani e il Mediterraneo, oltre la Cina.

C’è la necessità – mi pare un punto essenziale – che i buoni propositi e le prospettive del progetto di sistema si radichino nella rete e nei vari paesi: qui ci si incontra, oltre le visioni generali o le direttive, anche con logiche locali che non sempre vanno in senso integrativo. In particolare si rischia, in alcuni casi, di essere stolidamente concorrenti nell’insegnamento della lingua tra Dante e Istituti o altro. Ci stiamo muovendo per creare un’altra mentalità: quella di chi è capace di fare sistema in un momento in cui non basta conservare il proprio orticello. La domanda di insegnamento della lingua è così vasta che c’è spazio per tutti: ma occorre insistere su un’offerta di qualità. Del resto non mancano esperienze molto positive di collaborazione da Parigi a Hong Kong, a Città del Messico.

La transizione dei nostri 480 comitati mira a trasformarli in punti di attrazione verso l’Italia, nella dimensione culturale, educativa, turistica, sia erogando servizi didattici o informativi, sia aprendo finestre di esperienza del mondo italiano. I nostri comitati vogliono essere uno spazio di accesso all’italiano e dove si fa esperienza dell’Italia, allo scopo di incrementare non solo studenti e visitatori in Italia, ma la familiarità con il mondo italiano, i suoi prodotti e le sue espressioni culturali e umanistiche.

La storia politica degli ultimi decenni è stata segnata da un fenomeno d’introversione o da approcci molto individuali agli scenari del mondo. Mi sembra che oggi registriamo sotto le più diverse latitudini una grande e diffusa domanda di Italia, di prodotti italiani, di vivere all’italiana. Il che ci spinge a una rinnovata sinergia nel proporre il vivere all’italiana. In questo quadro la lingua è vita. Scriveva Mario Luzi, per il bicentenario del tricolore: “Credo che si possa dire l’anima della nostra gente è progettuale, forse utopica, dinamica, non asseverativa. L’identità non è un dato ma un punto da raggiungere…”. (Inform)

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