direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

L’intervento del presidente della Dante Alighieri Andrea Riccardi e il dibattito con i rappresentanti degli enti locali, delle regioni e del settore privato

EVENTI

A Roma la Conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo

ROMA  – La prima giornata della Conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo “Novità e futuro: il mondo della cooperazione italiana”, che si sta svolgendo in questi giorni a Roma, è stata caratterizzata da un variegato  dibattito. Hanno infatti preso parte all’incontro, oltre ai rappresentanti delle istituzioni, esponenti del mondo della cultura, degli enti territoriali, delle Ong, del settore privato, del mondo accademico e dell’impresa.

Fra i vari interventi ricordiamo quello del presidente della Società Dante Alighieri Andrea Riccardi: “Voglio testimoniare che un tempo l’Italia è stata introversa…. La cooperazione al massimo era considerata un’opera di gente dal cuore buono, che l’Italia non si poteva permettere. La nostra intuizione fu che un’Italia che non coopera è un’Italia che declina. L’Italia o è estroversa e internazionalizzata o è un paese che si spegne su se stessa. Allora qualcosa si mise in moto e l’inversione di tendenza, in un’ottica di visione strategica e non solo come fonte di risorse, fu il grande cambiamento nel 2014. Qualcosa è accaduto in questi anni. Oggi la cooperazione dialoga con le diaspore, l’Agenzia ha aperto in zone difficili come la Repubblica Centroafricana. La cooperazione oggi è differente rispetto a ieri. Se ieri nasceva da una forte motivazione etica oggi nasce da una questione geopolitica, l’interdipendenza. La questione migratoria non può essere affrontata isolata dalla questione dello sviluppo del sud del mondo. Sappiamo la condizione rovinosa in cui versano tantissimi, ma il problema delle migrazioni va affrontato a vari livelli: uno di questi è la cooperazione. Bisogna rimettere in moto il lavoro per i giovani africani in Africa. Creare speranza e futuro in Africa. Il filo rosso che lega il forum di Milano e questa conferenza è quello di riempire il vuoto di idee e di pensiero. E le risorse potranno funzionare se rimettiamo in movimento le idee. Se ripensiamo all’Italia che faccia la sua parte nel governo globale. I tempi non sono facili ma noi dobbiamo ribadire che la cooperazione con mondi altri è fondamentale per un paese che non vuole declinare. La cooperazione non è una retrovia ma un laboratorio per il futuro”.  Per quanto riguarda il punto di vista dei comuni è intervenuto il vicepresidente Anci e sindaco di Chieti Umberto Di Primio: “Lasciate che vi racconti perché è importante che anche i comuni siano parte della cooperazione. I comuni sono la spina dorsale del nostro paese. Noi cosa possiamo fare? Noi possiamo portare l’esperienza del governo locale, possiamo scambiare informazioni con quei paesi. Senza un solido sistema locale diventa difficile raggiungere gli obiettivi. Perché i comuni? Perché hanno questo patrimonio di informazioni. Ma come possono aiutare?  Noi lo stiamo facendo con obiettivi senza frontiere, questo progetto che punta alla condivisione, accompagnamento e arricchimento. In Libia in Siria in Burkina Faso abbiamo iniziato una serie di iniziative. Oltre 22 i progetti finanziati in cui i comuni sono parte delle iniziative. IL 26% sono legati allo sviluppo umano sostenibile, vi è poi il tema della coesione sociale che riguarda il 21% dei progetti e poi la migrazione e lo sviluppo, l’ambiente e l’energia. Spesso dico che siamo la trincea delle amministrazioni. Questo è una risorsa all’interno dei progetti di Cooperazione. Ci sono i patti tematici. Anche su questo siamo pronti a fare la nostra parte. Io aggiungo un elemento che attiene all’essere umano. Noi dobbiamo immaginare la nostra cooperazione come un’azione che ci consente di dire che nessuno di noi può andare molto lontano se non avrà fatto almeno qualcosa per l’altro”.

Per le Regioni è poi intervenuta  Monica Barni, vicepresidente della Regione Toscana: “La cooperazione dei territori non è un fatto residuale. Più di 500 sono i progetti in atto. Il 14% delle iniziative sono in Africa. La domanda è quale sia il valore aggiunto della cooperazione territoriale può portare a quella nazionale? Risponderò con tre punti: le attività di coordinamento prima di tutto. Conoscono cosa sia il decentramento e hanno la capacità di coordinare tutti gli attori. Il secondo tema è quello dell’esperienza nella gestione di migranti. In toscana alla fine dell’anno scorso ne ospitavamo 12.000. I migranti agiscono nei territori di arrivo e sono tramite con i territori di partenza. Noi crediamo sia importante mettere in relazione questa due realtà. Infine il terzo argomento passa per l’agenda 2030 delle Nazioni unite, che è della gente e per la gente, ma per far questo deve essere localizzata, riconoscendo che gli attori locali sono nella migliore posizione per questa sfida. Infatti le sfide più importanti sono quelle che affrontiamo in casa e che condividiamo con tutto il mondo. Cooperare vuol dire anche riconoscere il valore aggiunto apportato dalle regioni, valorizzando le molte esperienze che le regioni hanno sviluppato in questi anni”.

Gli interveti dedicati al tema del settore privato sono stati aperti da Letizia Moratti, presidente della fondazione E4Impact: “Io sono convinta della necessità in Africa di una risposta radicale legata a una forte progettualità. Darò qualche dato. 19,5 è l’eta media degli africani, una popolazione giovane. Ciò comporta una minaccia, se non si riesce a far trovare lavoro ai giovani. 29 milioni di giovani entrano nel mercato del lavoro in Africa ogni anno, un numero superiore alla popolazione lavorativa italiana. Il tasso di imprenditorialità è al 22% , cioè molto alto. 93% è l’accesso alla linea telefonica ma, di contro, i servizi di base sono molto meno sviluppati. L’africa ha il 60% della terra arabile non utilizzata nel mondo. L’Italia ha complementarietà economica, demografica, prossimità geografica, dividendo di reputazione con l’Africa. Occorre quindi un ecosistema secondo un modello inclusivo. Occorre creare valore aggiunto. Sono tante le sfide da raccogliere. L’obiettivo è quello di creare imprenditori. L’intervento di Letizia Moratti è seguito da quello di diversi testimoni che si occupano di cooperazione proprio dal punto di vista delle imprese.

Licia Mattioli, vice presidente per l’Internazionalizzazione/Confindustria, ha affermato:  “in molti paesi chiedono perché non portiamo le imprese italiane lì. Perché le imprese italiane fanno molto e portano molto. Portano formazione. Le aziende italiane possono portare un valore aggiunto. L’impresa italiana può fare tanto. Noi abbiamo fatto come Sistema Paese squadra. Quando il Paese fa squadra viene fuori un’eccellenza straordinaria. Uno degli elementi che ci interessa molto è far cooperazione tra le piccole e medie imprese”.

In rappresentanza dell’Enel è intervenuta Maria Cristina Papetti: “il concetto del cambio di paradigma che ti costringe a capire in un modo differente ciò che hai intorno è fondamentale. Noi come azienda questo lavoro lo abbiamo fatto perché abbiamo capito che per affrontare le nuove sfide bisognava cercare di capire quale ruolo potessimo avere sul mercato e nel mondo. Bisogna puntare alla creazione di un valore condiviso. 300 milioni di persone nel mondo non hanno accesso ad alcuna forma di energia. Questo ci riguarda. Ci sono però persone che hanno l’accesso all’energia ma non possono permettersela. E l’energia è vita e impatta su tutti gli altri settori. Quindi noi ci siamo chiesti quale sia il ruolo che un’azienda deve tenere sul mercato per essere parte del cambiamento. Non si può considerare più solo il mero profitto del beve periodo. Anzi dobbiamo sostenere lo sviluppo, la sostenibilità e l’innovazione. Ciò che possiamo portare noi è l’accesso alle nuove tecnologie. Dobbiamo puntare a un mondo basato sulle energie rinnovabili. L’innovazione è fondamentale, non solo tecnologica. Bisogna fare piccoli impianti e promuovere corsi di formazione per accesso a nuove opportunità di lavoro. Bisogna aggiungere una parola a cooperazione e sviluppo: sostenibile”.

L’intervento di Caterina Bortolussi, fondatore di KINABUTI, ci ha portato all’interno di una realtà bellissima e stimolante: “Noi utilizziamo la moda come elemento di sviluppo sociale economico. I nostri vestiti sono un’unione tra l’Italia e la cultura africana. Abbiamo insegnato ai giovani a stampare e qualche nozione di cinematografia. L’africa è la culla dei talenti. Nel 2014 abbiamo lanciato questo progetto che si chiama “Dare to Dream” per far credere e far diventare realtà i sogni di tanti giovani africani. L’obiettivo è sviluppare l’imprenditorialità. In Africa ci sono molto imprenditori e bisogna adattarsi a questa esigenza. Ci sono molte opportunità e talenti in Africa, soprattutto nel mondo dello spettacolo e dei media, e vanno valorizzati”.

E’ infine intervenuto Alberto Piatti, Executive Vice President, Impresa Responsabile e Sostenibile, ENI: “Questa cultura di cooperazione è molto presente in azienda. Negli anni ‘70 le persone di grandi ideali si misero a fare cooperazione forse come riscatto di quello che è stato portato via dall’Africa. Il partenariato vuol dire stare alla pari. Noi lavoriamo per un futuro in cui tutti possano accedere all’energia. Questo è il cambio di visione perché la cooperazione non è un sacro lavacro per ciò è che è stato fatto in passato. Non è un problema loro ma di tutti noi.

Il secondo dibattito è stato dedicato alla comunicazione. Cosa si può fare per sfruttare questo mezzo a pieno verso questa stessa direzione? E’ stato visionato così un esempio proficuo di comunicazione: il video dei The Jackal, per la campagna di ActionAid.

I The Jackal offrono poi la loro diretta testimonianza del dietro le quinte della campagna: “Noi facciamo comunicazione principalmente sul web. Quando andiamo su internet molto spesso il linguaggio è all’estremo”.

Il secondo intervento in tema di comunicazione è quello di Duillio Giammaria (Rai), che si è concentrato sull’importanza della parola: “L’africa ha bisogno di raccontarsi. Nel film di Nanni Moretti, Palombella rossa, urla “le parole sono importanti”. Noi in questi vent’anni abbiamo questo problema: le parole sono state stropicciate e modificate. La parola solidarietà è quasi un reato. Essere buoni è di solito una virtù, mentre oggi devi sempre dire che non sei un buonista. L’aiuto è diventato sinonimo di assistenzialismo. Allora cosa possiamo fare? Possiamo lottare contro le parole sbagliate, ma non basta reagire, in un gioco che non è condotto da noi, ma mettere in campo evidenze. Mi ha molto colpito in questi giorni il discorso sulla razza. Mi ha colpito il Presidente Mattarela che non ha parlato, ma ha nominato Senatore a vita Liliana Segre. Sono i grandi gesti che ci portano fuori dalla bolla delle opinioni. In particolare bisogna che la solidarietà entri in scuola. Secondo me è importante che l’Africa si racconti… Noi abbiamo portato un giornalista congolese a Lampedusa a fare un reportage”.

Il terzo macro-tema affrontato è quello dello sviluppo sostenibile. A questo proposito è intervenuto Stefano Manservisi, direttore DEVCO, Commissione Europea:  “l’Italia è stata l’origine del migration compact, inizio di un percorso che ha riscoperto l’Africa. Questo ha accresciuto la credibilità ma ora si tratta di continuare. È importante mantenere un impegno e un futuro solidi, non solo del momento. La sfida è un’agenda della globalizzazione per tutti e un’agenda europea. Più cooperazione vuol dire più Europa. L’Italia deve giocare un ruolo. Più Europa vuol dire valori condivisi. Tutti i paesi devono rendersi conto che solo agendo in sinergia si può riuscire. Non è una questione di cuore per un secondo, ma la nostra storia e la nostra identità sono la base. Noi abbiamo cercato di fare azioni insieme alle persone, ad esempio in Congo. È il solo modo per sconfiggere la guerra e i trafficanti. La cultura crea pace e crea profitto. Non si tratta qui solo di solidarietà ma di un punto di partenza condiviso. Conclude poi il dibattito sul tema Alessandro Galimberti (AVSI): “io ho passato gli ultimi 10 anni in Africa e ho avuto il privilegio di lavorare nelle baraccopoli. Uno degli esempi di risposta ai bisogni incontrati. Ci sono un miliardo e mezzo di persone che non possono permettersi l’accesso all’energia. L’organizzazione mondiale della sanità peggiora questo quadro. Marta ad esempio spende il 20 per cento del reddito familiare mensile per il carbone il cui prezzo è raddoppiato in meno di tre anni. Noi dovevamo dare una risposta. Quella che abbiamo dato è stata quella dei fornelli migliorati. Bisogna partire dai bisogni incontrati. Quindi abbiamo iniziato a distribuire questi fornelli che consentono alle famiglie di salvare il 15% del loro reddito. Abbiamo creato una cooperativa formata da ragazze del quartiere dando lavoro ai giovani. E abbiamo fatto campagne formative”. (Maria Stella Rombolà- Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform