direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

L’informativa del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni sull’attentato terroristico di Dacca

SENATO DELLA REPUBBLICA

“Nove nostri concittadini sono rimasti vittime del terrorismo, l’Italia non dimenticherà. Quella terroristica è ormai una minaccia globale che ha un comune denominatore la degenerazione del fondamentalismo di matrice islamista e la capacità simbolica di attrazione di Daesh

 

ROMA – Si è svolta nell’Aula del Senato l’informativa del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni  sull’attentato terroristico di Dacca. Il ministro ha in primo luogo ricordato i nomi delle vittime italiane dell’atto di terrorismo:  Nadia Benedetti, a Claudio Cappelli, a Vincenzo D’Allestro, a Claudia D’Antona, a Simona Monti, a Adele Puglisi, a Maria Riboli, a Cristian Rossi e a Marco Tondat. “Nove nostri concittadini, nove vittime del terrorismo, – ha detto Gentiloni – che l’Italia non dimenticherà”.

“Venerdì scorso, alle 21,10, – ha proseguito il ministro ricostruendo le drammatiche fasi dell’attentato – la nostra ambasciata veniva informata dell’attacco in corso all’Holey Artisan Bakery. A chiamare era Gian Galeazzo Boschetti, marito di Claudia D’Antona. Boschetti informava che, dopo essersi allontanato momentaneamente dal tavolo verso il giardino, aveva visto irrompere, attraverso il giardino, quattro o cinque individui armati. Verso le 21,45, quindi una mezz’ora dopo, si metteva in contatto con l’ambasciata un altro connazionale, Jacopo Bioni, chef di cucina, che attraverso la scala del retro della cucina aveva raggiunto il tetto e da lì il giardino, allontanandosi e trovando rifugio presso un’abitazione privata. Nel frattempo, il primo intervento della polizia si era concluso con un insuccesso, con l’uccisione di due ufficiali e il ferimento di una ventina di altri poliziotti per l’effetto di lancio di granate. Successivamente, Boschetti comunicava che dalla posizione in cui si trovava, nascosto in giardino, vedeva due o tre membri del commando terroristico sorvegliare l’area, sia dal terrazzo del secondo piano che dalla sala del piano terreno, dove erano stati raccolti la maggior parte degli ostaggi, e sentiva ad intervalli irregolari raffiche di mitra. La mattina dopo, alle 7,42 di sabato 2 luglio, è scattata l’operazione condotta dall’esercito, con il dispiegamento di quindici mezzi corazzati, due dei quali hanno sfondato la rete di recinzione e la parete d’ingresso del locale. L’intervento è durato una decina di minuti per lo sfondamento, mentre l’operazione nel suo insieme, che ha comportato naturalmente anche la bonifica (con il brillamento degli esplosivi) del teatro dell’attacco terroristico e della presa degli ostaggi, è durata circa quaranta minuti”.

Il ministro ha poi segnalato che gli ostaggi sono deceduti sia per colpi di arma da fuoco, sia per colpi di macete, ed ha evidenziato come “gli autori di questo infame massacro” siano giovani ed appartengano a famiglie della classe media e addirittura dell’establishment bangladescio.

Gentiloni, dopo aver sottolineato di ritenere attendibili le rivendicazioni della strage fatte da Daesh in alcuni siti, ha posto in  evidenza come quella terroristica sia ormai una “una minaccia globale, che dall’Africa occidentale si spinge fino al Sud-Est asiatico, dal Golfo di Guinea al Golfo del Bengala, che ha forme diverse, Daesh, Al-Qaeda, diversi gruppi jihadisti locali, ma che ha un comune denominatore nella degenerazione del fondamentalismo terrorista di matrice islamista e che ha in comune anche la capacità simbolica di attrazione di Daesh. Molti si sono chiesti in questi giorni difficili – ha proseguito il ministro – se sia una minaccia rivolta direttamente verso noi italiani; certo in questo caso le vittime sono state prevalentemente, anche se non esclusivamente, italiani e giapponesi. In altri casi i bersagli sono stati comunque bersagli identificati come infedeli; occidentali, stranieri, quelli che il terrorismo folle e omicida definisce infedeli. E spesso i bersagli, dobbiamo dircelo con altrettanta chiarezza, sono nel mucchio; si spara nel mucchio. La strage più cruenta è stata quella di tre giorni fa a Baghdad, con la morte di oltre 200 persone. Si spara quindi nel mucchio e si spara nel mucchio anche in Paesi a maggioranza musulmana.

Quindi, certo che noi siamo bersagli, lo siamo in quanto italiani, lo siamo in quanto occidentali, lo siamo in quanto difensori dei valori delle nostre società. È però altrettanto certo che il terrorismo colpisce spesso anche in modo indiscriminato e prende a bersaglio anche Paesi a maggioranza islamica”.

“Quando uccidono nove connazionali, – ha poi affermato Gentiloni – l’Italia risponde unita. E questo deve essere, credo, un messaggio che diamo in modo molto chiaro. La risposta, oltre che unita, deve essere decisa. Dobbiamo dire con fermezza, anche se non c’è bisogno di abuso di parole, che Daesh, che il terrorismo fondamentalista, a maggior ragione dopo questa strage, non avrà tregua da parte nostra. Dacca ci dice che la risposta alla minaccia terroristica è necessaria e deve essere decisa. Si dice che con questi attentati – ha proseguito il ministro – Daesh risponda con il terrorismo alle sconfitte che sta subendo sul terreno. Io dico una cosa molto semplice, e cioè che solo la mobilitazione internazionale per la sconfitta definitiva di Daesh sul terreno può cancellare l’attrazione simbolica che oggi è il motore principale che attiva questi attentati… Naturalmente – ha precisato Gentiloni – non basta vincere sul piano militare e l’Italia lo va ripetendo, come sapete, da mesi nell’ambito della nostra coalizione internazionale e con i nostri alleati. Non basta perché sappiamo che il contrasto alla radicalizzazione fondamentalista sarà comunque un impegno di lunga durata. Sconfiggere Daesh sarà un passo decisivo, ma non definitivo, ed è qui credo che dobbiamo offrire solidarietà e chiedere impegno ai Governi dei Paesi a maggioranza islamica e alla comunità islamica in Italia. Offrire solidarietà, perché molto spesso sono loro gli obiettivi e i bersagli del terrorismo”.

Dopo aver lanciato un appello alla comunità mussulmana in Italia affinché si impegnino a viso aperto contro i terroristi , il ministro ha ricordato la figura di Cesare Tavella, il cooperante italiano ucciso in Bangladesh lo scorso mese di settembre.

“I nostri nove connazionali avevano scelto di andare a lavorare in Bangladesh,  – ha concluso Gentiloni -. alcuni lo avevano fatto per spirito d’impresa, avendo anche successo nel loro lavoro come imprenditori. Altri, semplicemente, lo avevano fatto per cercare quel lavoro che non avevano trovato nel nostro Paese. E ce lo siamo sentiti dire dai loro familiari in queste ultime giornate. Persone diverse, ma accomunate, tuttavia, da spirito di iniziativa, da creatività, da capacità di stare con gli altri, da generosità, da attaccamento alla famiglia e ai nostri valori. Abbiamo perso nove persone dotate di queste qualità. Nove italiani”. (Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform