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Lidia Pittau, una vita per l’intercultura: il 24 settembre cerimonia in ricordo a Roma

MIGRAZIONI

A un mese dalla sua scomparsa

Iniziò la sua attività negli anni ’60 in Belgio, insegnando l’italiano ai figli dei nostri connazionali. Il suo ultimo impegno: la creazione a Romadi una scuola di italiano per stranieri

ROMA – Lidia Pittau, una vita per l’intercultura: iniziò la sua attività negli anni ’60 in Belgio, insegnando l’italiano ai figli dei nostri connazionali. Il suo ultimo impegno: la  creazione di una scuola di italiano per stranieri , presso la Parrocchia San Pio X , a  Roma Balduina, unitamente ad una serie di attività sociali e culturali per le donne immigrate del quartiere.

A poco più di un mese dalla scomparsa, il 24 settembre – alle ore  19‚ presso la Parrocchia S. Pio X (Piazza della Balduina) – si terrà una cerimonia religiosa in ricordo di Lidia Pittau. La messa sarà presieduta dal vescovo mons. Guerino Di Tora. La celebrazione terminerà con alcune testimonianze sulla sua vita e con il canto finale “Uomini in movimento”‚ che l’etnomusicologo Roland Ricaurte compose per il “Forum per l’intercultura”. Questo fu il grande progetto cittadino che Lidia Pittau diresse per tanti anni presso la Caritas diocesana di Roma e che‚ adattato alle nuove esigenze‚ continuò presso la Parrocchia S. Pio X. La commemorazione potrà essere seguita anche su Youtube.

Così ricordano Lidia Pittau gli organizzatori della cerimonia: “Ha dedicato oltre mezzo secolo, insieme a suo marito Franco, alla convivenza e alla mediazione interculturale. Per raggiungere tale obiettivo ha collaborato con i politici, gli amministratori e le associazioni più aperte alla costruzione di una nuova società, inserendosi in una struttura pastorale dalle straordinarie aperture come la Caritas diocesana voluta da don Luigi Di Liegro . A cavallo degli anni 60 e ’70, in un periodo animato dalle prospettive aperte dal Concilio Vaticano II, fu molto attiva presso la Missione Cattolica per gli italiani residenti a Bruxelles e seppe unire l’impegno pastorale alla promozione umana dei nostri emigrati. Ritornata in Italia a metà degli anni ’70, operò presso l’Alitur per organizzare migliaia di soggiorni per giovani interessati a studiare le lingue straniere sul posto. La sua strategia consisteva nel richiamare l’attenzione sulle opportunità offerte da questa esperienza e nel preparare adeguatamente gli studenti sia prima della partenza che seguirli sul posto. Nel frattempo, all’interno dei corsi che si svolgevano presso l’abitazione di Piazza Poli di don Luigi Di Liegro, con il marito Franco operò come coppia dì accoglienza dei giovani che si preparavano al matrimonio, sempre interessata a non disgiungere fede e promozione umana. Verso la metà degli anni ’80, sollecitata da don Luigi Di Liegro, lasciò il lavoro professionale e si dedicò interamente alla Caritas diocesana, dove, divenne, a titolo di volontariato, la prima responsabile dell’Area Immigrati della Caritas diocesana e poi del Settore Intercultura. Per oltre trent’anni, mise così a disposizione la sua grande capacità organizzativa e attiva per fare dell’Immigrazione un tema cittadino, specialmente in occasione della presentazione del “Dossier Statistico Immigrazione”. Una delle sue più espressive realizzazioni fu il “Forum dell’ Intercultura”, un programma d’azione che negli anni ‘90, sostenuto anche dalle istituzioni nazionali e cittadine, coinvolse, a Roma specialmente, il mondo della scuola e aiutò a riconoscere i cambiamenti in atto intervenuti e della necessità di una convivenza armoniosa con gli immigrati. La Caritas era l’animatrice di questo vasto programma, cui aderirono anche diverse associazioni dell’area laica e persone di fede diversa. Roma fu animata con una miriade di corsi di formazione per docenti, interventi nelle classi scolastiche attraverso un cast multinazionale di mediatori interculturali, incontri sul territorio e la realizzazione di significative pubblicazioni. Lasciato l’incarico diocesano, Lidia da ultimo iniziò a conoscere e a compenetrarsi nella funzione territoriale della Parrocchia di San Pio X: qui da un quinquennio, oltre a operare nella segreteria parrocchiale, diede vita, insieme a un gruppo di persone volenterose, agli incontri delle colf e delle badanti del quartiere e alla scuola di ’italiano per stranieri ottenendo il riconoscimento della scuola come sede d’esame. Lidia ha lavorato ininterrottamente fino ad 85 anni, se pur colpita da un male incurabile che volle tenere nascosto. Il suo esempio induce a evidenziare il senso della solidarietà, la professionalità, il superamento delle chiusure ideologiche, la predisposizione alla collaborazione, l’incrollabile fiducia nella possibilità di migliorare le situazioni esistenti e una premurosa affabilità nei contatti con le persone. Una frase, a lei molto cara del maestro di vita cristiana, don Luigi Di Liegro, era la seguente: “Non si possono amare gli altri a distanza, senza sporcarsi le mani”. Per Lidia il cambiamento delle strutture e l’ impegno personale non dovevano essere mai disgiunti. Lidia, per gli incarichi svolti, è stata conosciuta da molti. Bisogna però ricordare anche la schiera di tanti altri, se pur non così visibili, la cui funzione è fondamentale per la società e per la chiesa. Il ricordo di Lidia Pittau va inserito in una storia collettiva che aiuta a tenere viva la speranza di una società più coesa, nonostante le difficoltà della fase attuale”. (Inform)

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