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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Lettera aperta del Pd Londra sulla chiusura del Servizio Consolare a Manchester e sulla revisione della rete consolare in Europa

RETE CONSOLARE

LONDRA –“Ripartiamo da Manchester per riparlare della riforma della rete e del servizio consolare italiano”. Così a nome del Circolo PD Londra il segretario Roberto Stasi, la cui lettera aperta riportiamo qui di seguito integralmente.

Da oggi terminano le attività del servizio consolare nella città di Manchester, la sede chiude ufficialmente il 31 luglio.

Si tratta di uno sportello consolare, dipendente dal Consolato Generale di Londra: parliamo di tre addetti del consolato che servono una area vasta come il Nord Italia e un popolazione di riferimento, secondo solo i dati ufficiali dell’AIRE, di oltre 40 mila persone.

Nel Regno Unito, ad oggi, su una popolazione italiana registrata all’Aire di 230 mila persone (stesso numero anche per i non registrati e quindi fuori statistiche), i soli Consolati operativi sono quello di Londra ed Edimburgo (distanza 600 km). Ricordiamo, che il Regno Unito, in questo momento storico, registra il più alto flusso di arrivi di cittadini italiani nonché di registrazione all’Aire in Europa!

La chiusura dello sportello consolare di Manchester riverserà ulteriore lavoro sul già oberato e saturo Consolato Generale di Londra, il cui personale diplomatico ed amministrativo lavora allo stremo delle forze e delle capacità, senza possibilità di incrementare l’organico.

Fuori dalla retorica dell’emigrazione all’estero, e ben consapevoli che anche all’estero e dall’estero, e forse ancora di più dall’Europa, occorre dare un contributo al risanamento dei conti nazionali, non si può tacere su quello che avviene nel Regno Unito sui servizi consolari italiani.

Il PD Londra ha in questi mesi incontrato le varie comunità del Regno Unito, da Bedford a Bristol, da Nottingham e Manchester, ha promosso fino a pochi giorni fa incontri tra i nostri eletti, rappresentanti del consolato e le comunità.

A nulla, purtroppo, sono serviti studi, analisi sulla presenza attuale e futura degli italiani nell’area di Manchester, così come un’analisi dei costi/benefici di una presenza minima di servizi consolari in quell’area dell’Inghilterra, al fine di scongiurarne la chiusura o trovare una soluzione alternativa.

La riforma della rete consolare e’ stata all’ordine del giorno negli ultimi tre anni, ma questa si e’ tradotta solo in chiusure dei consolati e degli sportelli consolari, non in una vero efficientamento e razionalizzazione della rete e dei servizi.

Alcuni giorni fa, sulle pagine Huffington Post Italia, abbiamo letto con molta attenzione l’ampia disamina sul ruolo della diplomazia e sua una sua riforma in un mondo liquido come quello di questi tempi, fatta dal sottosegretario agli esteri, On. Mario Giro.

Abbiamo molto apprezzato le sue parole, quando parla di servizi, di qualità, di visibilità e non di una “seconda fascia” del ruolo o della funzione della rete consolare.

Le apprezziamo ancora di più, anche rappresentando la nuova generazione di italiani all’estero, quando invoca “una presa di responsabilità di tutti, anche della politica sulla questione consolare” perché“il servizio consolare deve divenire una priorità”.

Aggiungiamo, anche, che il Consolato dovrebbe essere la vetrina di un Paese, se davvero vogliamo dare significato alla parola “promozione” dell’Italia all’estero.

Tralascio, perché è implicito ma non per niente secondario, la funzione del Consolato per l’esercizio e la difesa del diritto di cittadinanza, per chi cittadino italiano è e lo vuole rimanere, ma anche per chi cittadino italiano vuole diventarlo.

Ecco, proprio alla luce di queste parole, ci chiediamo come mai all’interno della proposta di revisione della rete consolare non ravvisiamo un metodo, un criterio nella definizione della capillarità e estensione della rete consolare.

Sarà il solo criterio di economicità, che è tutto da dimostrare, visto che, molto spesso, alcuni consolati fanno incassare allo Stato più di quanto spendono? Quello di Manchester risulta uno di quello…

Se il principio è solo tagliare, allora taglieremo anche dove c’è bisogno, rischiando di generare maggiori costi ed inefficienza, sia per lo Stato sia per il cittadino.

Perché, invece, non partiamo dai bisogni, dal cosa serve al cittadino, da che tipi di bisogni devono essere soddisfatti e da qui definiamo i servizi, l’organizzazione, gli strumenti e le procedure?

Questo dovrebbe essere un approccio, che in questa sede suggeriamo per la riforma della rete consolare, ma che sarebbe fondamentale applicare alla piu’ generale e complessa riforma della Pubblica Amministrazione del nostro Paese.

Auspicando che vengano trovate soluzioni alternative di risposta ai bisogni della comunità italiana nel nord Inghilterra, formuliamo anche delle proposte e dei suggerimenti sulla riforma della rete consolare:

  1. Fissiamo dei criteri trasparenti, ragionati che tengano presente non solo della popolazione esistente, ma anche di quella potenziale, per definere l’estensione e la diversità della nostra rete consolare.
  2. Analizziamo i servizi esistenti alla luce dei bisogni di un’ampia e variegata emigrazione italiana,
  3. Identifichiamo quei servizi indispensabili e quelli, almeno per l’Europa, che possono essere invece gestiti a livello di comune straniero di residenza o che nel semplice mutuo riconoscimento degli atti all’interno del mercato unico europeo, possono essere eliminati, e/o semplificati.
  4. Favoriamo un principio di responsabilizzazione ed autonomia gestionale di ogni consolato, dando piena autonomia di bilancio e di gestione, perché le risorse che ogni consolato riesce a generare siano, per una buon parte, da esso reinvestiti in servizi.
  5. Adottiamo il principio, come già avviene per i servizi consolari di altri Stati, che il personale è per la maggior parte assunto in loco e favorendo profili più manageriali ed amministrativi.
  6. Ragioniamo sul ruolo e sulle funzioni dei Consolati Onorari, per esempio ampliando le loro responsabilità, affidandoli maggiori funzioni amministrative, come la lettura dei dati biometrici attraverso la famosa e tanto maledetta “macchinetta”
  7. Ragioniamo nell’era della tecnologia, se ci sono strumenti innovativi e sicuri per la gestione, il coordinamento ed efficientamento dei servizi consolari.
  8. Coinvolgiamo una nuova generazione nell’assunzione del ruolo di Console Onorario, ma anche istituendo un servizio civile o di volontariato alla comunità italiana all’estero nei Consolati.

Il nostro auspicio è un invito ad un confronto ampio tra istituzioni e cittadini, sperando che anche la nuova e più recente emigrazione voglia e possa assumersi l’impegno della collaborazione e del servizio verso la comunità italiana all’estero.

Anche l’Italia all’estero ha bisogno di una buona dose di rottamazione: non solo Italia cambia verso, ma anche Farnesina ed Italia all’estero devono cambiare verso!

(Roberto Stasi,  Segretario PD Londra)

P.S. – Dimenticavamo: sembra che gli italiani all’estero saranno chiamati a rinnovare le rappresentanze locali dei Comites e CGIE, da anni procrastinate e rinvitate, entro la fine del 2014.

Quello che percepiamo nella nostra comunità è un sentimento ed un sentire di rifiuto e di protesta: per cosa e perché siamo chiamati a votare, visti i continui tagli, le continue chiusure di questi anni?

Noi a questo non abbiamo una risposta, la nuova emigrazione non sa neanche dell’esistenza di queste forme di rappresentanza e molti dubbi sono avanzati sulla loro utilità.

Forse anche su questo sarebbe il caso di confrontarsi e, almeno per l’Europa, di ripensare questa forma di rappresentanza e le sue modalità di elezione, proponendo, invece, di lavorare in autonomia a livello più locale per cercarne forme alternative e meno complesse.  (R.S.)

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