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“L’eredità italiana a Filadelfia: storia, cultura, persone e idee”, presentazione in Senato del libro curato da Andrea Canepari e Judith Goode

ITALIANI ALL’ESTERO

(Fonte immagine Senato)

ROMA – “L’eredità italiana a Filadelfia: storia, cultura, persone e idee”, è il titolo del libro curato dal diplomatico Andrea Canepari e Judith Goode (edito da Treccani) e presentato in Senato in un evento introdotto dalla giornalista Annalisa Gaudenzi che ha brevemente descritto il contenuto di un testo interdisciplinare suddiviso in 42 saggi corredati da oltre 200 immagini. Si tratta di uno strumento culturale e al contempo politico con ricadute anche economiche, sociali e scientifiche secondo quanto ha spiegato la giornalista. “È una raccolta armoniosa di temi italiani e italo-americani frutto del sapiente lavoro di Andrea Canepari e Judith Goode”, ha precisato Gaudenzi ricordando che Canepari è stato nello specifico, tra i vari incarichi ricoperti, Console Generale proprio a Filadelfia tra il 2013 e il 2017 ed è attualmente assegnato presso la Direzione Generale del Maeci per la Promozione del Sistema Paese; Goode è invece una rinomata accademica negli USA nel campo dell’antropologia. Gianmarco Centinaio (Vicepresidente del Senato) nel suo intervento ha rilevato l’importanza di tale momento di confronto sulla cultura italiana nel mondo, anche grazie al contributo della rete diplomatica. Centinaio ha sottolineato la centralità di trasmettere la cultura italiana anche alle generazioni di connazionali nate all’estero, quindi a partire dalla seconda generazione in avanti. “Non dobbiamo essere solo una civiltà-museo perché abbiamo un grande passato ma bisogna pensare in un’ottica futura”, ha aggiunto Centinaio evidenziando però l’importanza di non cancellare la cultura del passato e di avere sempre a mente le proprie radici. Ha poi preso la parola Andrea Canepari che ha ricordato come, nella prefazione, il Segretario generale del Maeci Guariglia abbia definito il volume come “un libro di servizio”. Il curatore del testo ha inoltre sottolineato che lo scopo del volume è quello “far emergere tutta l’italianità che c’è a Filadelfia”. La presentazione del libro è stata anche l’occasione per parlare dei cosiddetti ‘aspiranti italiani’ o ‘amici dell’Italia’ ossia coloro che hanno un legame affettivo o culturale con il nostro Paese apprezzando il modo di vivere all’italiana, pur non essendo magari italiani di origine. “Il libro mostra come anche i giovani possano essere collegati a questo dialogo, riscoprendo le radici e creando ponti vivi con l’Italia di oggi”, ha spiegato Canepari menzionando il 2024 come l’anno delle radici italiane nel mondo – all’interno del progetto sul turismo delle radici del Meeci  – e definendo tutte queste iniziative utili non solo a valorizzare cultura e tradizioni regionali italiane ma anche a svolgere un esercizio contrario, ossia valorizzare ad esempio una città come Filadelfia vedendola attraverso le lenti dell’italianità. Canepari ha poi auspicato che un’iniziativa come questa presentata oggi possa essere replicata in altri contesti. Il Viceministro degli Esteri, Edmondo Cirielli, ha inviato un messaggio di saluto esprimendo soddisfazione per un volume che valorizza la nostra collettività, illustrando al contempo anche l’azione della Farnesina per la promozione dell’Italia nel mondo. “Il volume sull’eredità italiana a Filadelfia nasce come naturale continuazione della manifestazione culturale ‘Ciao Filadelfia’: una serie annuale di eventi italiani che, tra il 2014 e il 2022, hanno coinvolto e attratto non solo la nostra collettività ma anche tante persone che apprezzano la cultura italiana”, ha spiegato Cirielli sottolineando così anche la centralità di cittadini che, pur non essendo italiani d’origine, stimano il modo di vivere all’italiana. Il senatore Giulio Terzi di Sant’Agata (Presidente della Commissione Affari Europei del Senato), ha parlato di un libro di storia che è allo stesso tempo anche di grande attualità.  “Se si guarda alla realtà italiana e americana, ossia alla storia dei due Paesi, ci sono poche discussioni sul fatto che Italia e Stati Uniti abbiano tra loro una relazione forte e intensa”, ha spiegato Terzi ricordando l’importanza di considerare la cultura in senso ampio includendo anche i beni immateriali. “Esistono dei valori fondamentali che hanno un riflesso non soltanto culturale ed economico ma anche di appartenenza identitaria che devono essere tutelati”, ha aggiunto Terzi menzionando quanto evidenziato anche dalla visita del Ministro della Cultura Sangiuliano negli USA. E’ stata poi la volta del senatore Roberto Menia (FDI) che ha parlato di questo momento di approfondimento come contesto stimolante, sottolineando di aver appreso molte cose da questo libro. Menia ha evidenziato come il mondo sia pieno di tracce di una civilizzazione, quella italiana, di cui bisogna essere orgogliosi a prescindere che siano figlie dei 60 milioni di italiani residenti in Italia piuttosto che degli oltre 6 milioni e mezzo di residenti all’estero o dei circa 70-80 milioni di oriundi. Menia ha segnalato come oggigiorno il continente americano sia però a volte colpito dalla tendenza a voler cancellare la cultura del passato, mentre questo libro rappresenta al contrario una volontà di valorizzare una storia. Il deputato Christian Di Sanzo (Pd – ripartizione  America Settentrionale e Centrale), ha rilevato, nel suo intervento da remoto, come il lavoro svolto dal Console Canepari sia ancora tangibile a Filadelfia, avendo lasciato una grande impronta nella comunità italo-americana. Da persona che vive da diciotto anni negli Stati Uniti, il parlamentare ha evidenziato come il lavoro racchiuso in questo libro è in sostanza quello che serve per mettere insieme quotidianamente una comunità variegata anche per le differenti ondate migratorie succedutesi nel tempo dall’Italia. Di Sanzo ha spiegato che parlare di sistema Italia vuol dire riuscire a mettere insieme tutte le galassie createsi nel corso della storia dell’emigrazione italiana. Per il deputato diventa quindi oggi fondamentale far dialogare la nuova emigrazione e il suo associazionismo con le entità storiche presenti nei territori esteri. Giovanni Puglisi (Vicepresidente Treccani) ha spiegato che la Treccani è onorata di essere editrice di questo volume che mette insieme “testimonianze di alta qualità ma anche uno spirito di italianità che è il collante di tutti i saggi raccolti”. Puglisi ha definito questo testo come “un prisma della cultura italiana nel mondo e la Treccani non poteva essere assente in un’operazione del genere” considerando anche che si va verso il centenario della Treccani che sarà celebrato nel 2025. Puglisi ha anche ribadito che questo testo si colloca all’interno del già citato anno delle radici italiane che, di riflesso, coinvolge anche la Treccani. La senatrice Stefania Craxi (Presidente della Commissione Esteri – Difesa del Senato) ha inviato un messaggio di saluto rilevando l’idea che questo libro rappresenti anche un inno alla magnificenza delle arti e della cultura italiane. Craxi ha poi ricordato come tantissimi italiani siano emigrati nel corso della storia: donne e uomini chiamati a reinventarsi un’esistenza confrontandosi con usi e costumi anche molto diversi, dovendosi integrare in contesti che non erano quindi a loro familiari. Allo stesso tempo Craxi ha evidenziato come nell’attualità il panorama dei flussi migratori sia composto da sfaccettature molto diversificate e imprevedibili in ambito geopolitico dove diplomazia tradizionale, parlamentare ed economica devono incontrarsi e dialogare: tutto questo finalizzato anche alla promozione dell’esportazione del brand italiano. L’Ambasciatore Pasquale Ferrara (Direttore Generale del Maeci per gli Affari Politici e di Sicurezza) ha ricordato come questo libro si inserisca nella tradizione dei diplomatici scrittori, trattandosi però di un’attività che va al di là di un puro esercizio stilistico, inserendosi invece nel solco di una riconsiderazione della teoria diplomatica delle relazioni internazionali. In questo libro, per Ferrara, è stato colto lo spirito dei tempi e dei luoghi. Il Direttore Generale ha anche sottolineato l’importante influenza dell’italianità e del Soft power italiano nei confronti della società statunitense, ma soprattutto la centralità del potere connettivo dell’Italia che sa tenere insieme tradizioni diverse di paesi anche molto lontani o in situazioni critiche. Un’Italia che è dunque vista nel mondo come un Paese di cui ci si può fidare. (Inform)

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