direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Le precisazioni di Rodolfo Ricci (Filef) sull’articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano dal titolo “Tutti i modi per truccare il voto all’estero: in palio c’è oltre un milione di Sì”

VOTO ALL’ESTERO

 

ROMA – In relazione all’articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano del 25 ottobre 2016, “Tutti i modi per truccare il voto all’estero: in palio c’è oltre un milione di Sì”, nel rispetto della libera funzione giornalistica, ma onde evitare spiacevoli incomprensioni e ambiguità che potrebbero ingenerarsi dalla lettura dell’articolo, preciso quanto segue:

Nel corso del colloquio telefonico durato circa 10 minuti, ho esposto le preoccupazioni ampiamente condivise che di volta in volta emergono in relazione al voto per corrispondenza all’estero, sottolineando, in particolare, i rischi di brogli derivanti dalla potenzialmente possibile sottrazione e incetta di plichi che possono essere manomessi e votati da parte, non tanto di singoli, ma, eventualmente, da organizzazioni messe all’uopo a punto per questo scopo e che dispongano di consistenti mezzi e informazioni; ho poi sottolineato la delicatezza dell’affidamento delle operazioni di stampa delle schede elettorali e dell’affidamento della spedizione e del reinvio dei plichi ai Consolati, facendo presente che, ove i locali sistemi postali pubblici funzionano bene, questo rischio è abbastanza irrisorio, mentre può diventare più alto nei paesi in cui si deve ricorrere a contratti con spedizionieri privati, come in passato è avvenuto in America Latina e altrove.

A questo proposito – ho sostenuto – è importante che le autorità consolari siano in grado di stipulare contratti locali tali da garantire il controllo e la tracciabilità di queste operazioni.  Il voto per corrispondenza è praticato da molti paesi non solo per i rispettivi emigrati, ma anche per cittadini residenti che sono provvisoriamente assenti dal territorio nazionale in occasione di consultazioni elettorali. Dunque non è il voto per corrispondenza in sé che è problematico, ma come lo si gestisce.

Ho anche affermato che, in ogni caso, in tutte le precedenti consultazioni referendarie dove hanno potuto esprimersi gli italiani all’estero tramite voto per corrispondenza, le percentuali dei risultati non si discostano in linea di massima, da quelle nazionali e ciò costituisce un dato rasserenante.

Quanto alle associazioni e ai patronati, questione citata velocemente a conclusione della parte riguardante la mia intervista, ho sottolineato che, a mio modesto parere, il ruolo di informazione al voto che può essere svolto da operatori di queste organizzazioni è pienamente legittimo, anche perché all’estero, per specifici settori di popolazione è difficile acquisire informazioni in altro modo; ciò accade, tra l’altro, da sempre anche in Italia; per quanto riguarda in particolare il Referendum Costituzionale, facendo presente che la Filef nazionale è ufficialmente schierata per il NO, pur nel rispetto delle diversificate posizioni come accade in ogni organizzazione, ho affermato che, a mio parere, vi è piena legittimità di ciascuna organizzazione della società civile di esprimere pubblicamente e in modo trasparente la propria posizione e di contribuire all’orientamento di un voto informato e consapevole. Altrimenti ci troveremmo nella paradossale situazione in cui la legittimità di orientamento al voto sarebbe solo di pertinenza di comitati elettorali (più che di partiti) e di organizzazioni del settore mediatico o economico (con incursioni anche di soggetti istituzionali esterni), particolarmente attive nelle ultime settimane.

Il referendum costituzionale è stato indetto perché in parlamento non si è raggiunta la maggioranza qualificata del 75% sull’ipotesi di riforma. Quindi sono adesso i cittadini singoli o associati, organizzati o meno, che sono chiamati a prendere una decisione nel rispetto delle regole di trasparenza, sia in Italia che all’estero. Ciò, in tutta evidenza, non solo non ha niente a che fare con una potenziale distorsione del voto, ma anzi costituisce garanzia di informazione democratica e plurale. Di questo passaggio per me fondamentale del colloquio, purtroppo, non trovo traccia nell’esposizione dell’articolo.

Fin qui le precisazioni dovute.

Colgo anche l’occasione per ricordare che, come reso noto recentemente al C.d.p. del Cgie e pubblicato su alcune agenzie, il MEF ha dotato il MAECI della somma di 19,7 milioni di Euro per l’organizzazione di questa consultazione referendaria all’estero, di cui 6,7 milioni per l’Argentina; sarebbe utile conoscere nello specifico, la ripartizione di questi fondi paese per paese, i parametri adottati per questa suddivisione e le funzioni specifiche che saranno assolte con tali fondi, in modo da contribuire anche ad evitare il proliferare di approcci scandalistici al voto degli italiani all’estero, una consuetudine, dal mio punto di vista, non accettabile. (Rodolfo Ricci* – Inform)

* Coordinatore nazionale Filef

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform