direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Le lacune nelle leggi sulla cittadinanza dei Paesi europei rendono migliaia di bambini apolidi

CONSIGLIO ITALIANO RIFUGIATI

Pubblicato oggi rapporto della Rete Europea sull’Apolidia

 

ROMA – Il nuovo rapporto “No Child Should be Stateless” pubblicato oggi dalla Rete Europea sull’Apolidia, ENS-European Network on Statelessness (v. http://www.statelessness.eu/sites/www.statelessness.eu/files/ENS_NoChildStateless_final.pdf ), rivela che migliaia di bambini stanno crescendo privi della fondamentale protezione che la nazionalità offre ai cittadini a causa di lacune nelle leggi sulla cittadinanza e nelle norme che regolamentano le procedure di registrazione alla nascita. Il rapporto, che traccia un‘ampia analisi delle leggi sulla nazionalità in 47 paesi del Consiglio d’Europa, descrive una preoccupante gamma di problemi e presenta una serie di raccomandazioni pensate per guidare le azioni dirette ad affrontare – e in ultima analisi a mettere fine – all’apolidia tra i bambini in Europa.

La Rete Europea sull’Apolidia, ENS-European Network on Statelessness, che rappresenta oltre 50 organizzazioni della società civile in tutta Europa, sta portando avanti una nuova campagna: “Nessun bambino in Europa deve essere apolide” per accrescere la consapevolezza sul tema e promuovere soluzioni concrete.

Il CIR, Consiglio Italiano per i Rifugiati, è un membro della Rete Europea sull’Apolidia, ENS-European Network on Statelessness e ha pubblicato di recente uno studio sull’Italia “Ending Childhood Statelessness: A Study on Italy” che ha contribuito al presente rapporto ed alla campagna pan-europea.

“In Italia – dichiara Daniela Di Rado referente per il tema apolidia del Consiglio Italiano per i Rifugiati – il fenomeno dell’apolidia colpisce soprattutto i bambini. I figli nati nel nostro Paese da famiglie sfollate dalla ex Jugoslavia che hanno vissuto nel nostro Paese una vita intera. Questi bambini hanno ereditato la condizione di apolidia dai loro genitori o si sono ritrovati con una nazionalità incerta. Rappresentano la seconda o terza generazione, parlano italiano e per varie cause, non hanno avuto accesso a uno status riconosciuto. A causa di questa condizione di sostanziale irregolarità non possono neanche ottenere la cittadinanza italiana: la loro esclusione dai diritti di cittadinanza è un dramma sociale e un problema giuridico rilevantissimo”.

“Per prevenire e ridurre queste situazioni di apolidia tra i bambini – prosegue Daniela Di Rado – sarebbe, nella maggior parte dei casi, sufficiente applicare e interpretare correttamente la legge italiana che già prevede delle garanzie a salvaguardia del diritto alla nazionalità per i bambini nati in Italia. Ma siamo sulla buona strada, siamo infatti molto soddisfatti per l’approvazione in via definitiva da parte del Parlamento italiano della legge di adesione alla Convenzione sulla riduzione dell’apolidia del 1961. Ora è necessario superare le distanze tra legislazione e prassi”.

Commentando il lancio del rapporto, Chris Nash, direttore della Rete Europea sull’Apolidia, ENS-European Network on Statelessness dichiara ”Nessun bambino sceglie di essere apolide. Ogni bambino appartiene a una comunità. Ciononostante, l’apolidia continua ad esistere perché gli Stati Europei non riescono ad assicurare che tutti i bambini nati in Europa o da genitori Europei acquisiscano una nazionalità. Per un bambino, l’impossibilità di acquisire una nazionalità può avere enormi ripercussioni e determina una rilevante violazione dei suoi diritti umani”.

Valutando il rapporto un importante contributo per risolvere il tema dell’apolidia e sostenendone i contenuti, Nils Muižnieks, commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, ha dichiarato “l’apolidia rende i bambini più vulnerabili a gravi violazioni dei diritti umani, come la tratta, lo sfruttamento sessuale e lavorativo, e le pratiche di adozione illegale. I bambini apolidi spesso affrontano forme multiple di marginalizzazione che si rafforzano l’un l’altra. Ma l’apolidia è un problema risolvibile e come evidenziato da questo rapporto, se i Governi, gli attori regionali, le organizzazioni per i diritti umani delle Nazioni Unite, le agenzie delle Nazioni Unite e la società civile lavorassero insieme, sarebbe possibile sviluppare strategie per un’azione capace di affrontare e risolvere questo problema una volta per tutte”. (Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform