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Le comunità etniche della città protagoniste de La Festa dei Popoli

 IMMIGRAZIONE
Da Roma Sette.it del 15.5.2013
Le comunità etniche della città protagoniste de La Festa dei Popoli
“Incontro che cambia”: questo il tema della XXII edizione dell’evento, il 19 maggio. In piazza San Giovanni tutti i gruppi etnici della Capitale. Alle 12 la Messa in basilica con il vescovo Zuppi
ROMA – Si stanno già organizzando, le donne eritree, tra la spesa in macelleria e la ricerca dei pentoloni adatti. Domenica prossima, infatti, dovranno preparare una gran quantità di tsebhe, lo stufato di carne tipico della loro terra, accompagnato dall’injera, il pane basso e spugnoso con cui si serve lo spezzatino. Alla Festa dei Popoli dell’anno scorso il piatto eritreo è finito in un attimo, tra l’approvazione degli avventori; così per questa edizione 2013, la ventiduesima della manifestazione, è stato chiesto loro di raddoppiare le dosi. Basterebbe questo dato a rendere l’idea del successo della Festa, cresciuta nel tempo e organizzata nel piazzale della basilica di San Giovanni in Laterano dalla diocesi di Roma – in particolare dalla Caritas e dalla Migrantes diocesane – e dai Missionari Scalabriniani, in collaborazione con le Acli provinciali e Roma Capitale, e con il contributo di tante associazioni che si occupano di immigrati, dalla Comunità di Sant’Egidio al Servizio dei Gesuiti per i rifugiati. 
Ma le vere protagoniste dell’evento sono le comunità etniche: ben 52 saranno presenti in piazza. Per gran parte dell’anno lavorano alla realizzazione di questa giornata nella quale si ritrovano insieme, e insieme con i romani, in un «Incontro che cambia», come recita il tema di questa ventiduesima edizione. «Quando l’incontro avviene con onestà e semplicità, supera le differenze e da questo poi nasce il rapporto, l’amicizia», commenta monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore della Migrantes diocesana. «Si parla di immigrazione sempre e solo come un cambiamento della nostra società – dichiara monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas romana -, in senso demografico o sotto altri aspetti. La Festa dei Popoli ci fa pensare che anche la Chiesa cambia per i movimenti della popolazione. Per la diocesi è una ricchezza avere tante comunità che portano la loro fede, così come è una ricchezza l’immigrazione in sé, che aiuta a riscoprire valori come il lavoro e la famiglia, attraverso la testimonianza dei migranti». 
Oltre diecimila le persone attese alla manifestazione e sessanta gli stand che saranno allestiti sul piazzale antistante la basilica, attraverso i quali si potrà conoscere la realtà di tante comunità di migranti presenti nell’Urbe, scoprirne le tradizioni e la cultura, e informarsi sulle associazioni che lavorano con gli stranieri. Momento centrale della Festa sarà, come sempre, la Messa di mezzogiorno, celebrata dal vescovo ausiliare Matteo Zuppi e animata da 26 comunità etniche. Il libretto multilingue permetterà a tutti di seguire con facilità la liturgia, arricchita dai canti di diversi Paesi del mondo. «Quest’anno la Festa arriva nella solennità di Pentecoste – riflette lo scalabriniano padre Gaetano Saracino, parroco del Santissimo Redentore a Val Melaina e tra gli organizzatori dell’evento -. Come nell’incontro con lo Spirito a cambiare non è certo lo Spirito ma chi lo riceve, così con la Festa dei Popoli: cambia chi la vive. Il paragone non è azzardato perché quella dei Popoli non è una festa qualsiasi ma la Festa delle diversità nella diversità. Quello che raccontano gli Atti degli Apostoli è davvero un miracolo avvenuto tra i popoli, nella multietnicità». 
Dopo la celebrazione eucaristica si potranno gustare le specialità preparate dai gruppi di 19 nazioni differenti e, a partire dalle 15, assistere allo spettacolo folkloristico allestito da 33 comunità. Quindi, alle 19, l’estrazione dei premi della lotteria legata alla manifestazione. «La Festa dei Popoli – osserva ancora padre Saracino – è un faro che raccoglie il lavoro capillare e spesso silenzioso delle tante realtà che si adoperano a servizio dei migranti. Raduna e invia nuove forze per rinnovare il cammino intrapreso. Propone questa realtà presente in mezzo a noi come una nuova opportunità di evangelizzazione ed evangelizzante essa stessa». L’auspicio, conclude monsignor Felicolo, è quello «di poter celebrare un giorno la Festa a San Pietro con il Santo Padre, o magari averlo con noi qui a San Giovanni». (Giulia Rocchi-RomaSette.it /Inform)
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