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Le Commissioni Esteri e Finanze del Senato hanno avviato l’esame congiunto del provvedimento di ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra Italia e Svizzera relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri

SENATO DELLA REPUBBLICA

Esaminato anche il Protocollo che modifica la Convenzione tra i due Paesi per evitare le doppie imposizioni e per regolare altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio

 

ROMA – Le Commissioni Esteri e Finanze del Senato hanno avviato l’esame congiunto del provvedimento di ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra Italia e Svizzera relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri, con Protocollo aggiuntivo e Scambio di Lettere, fatto a Roma il 23 dicembre 2020; e del Protocollo che modifica la Convenzione tra i due Paesi per evitare le doppie imposizioni e per regolare altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, firmato sempre nel dicembre 2020 dai due Paesi, risalente al 1976 e più volte modificata.

Il relatore per la Commissione Esteri e Difesa, Luigi Spagnolli (Aut), ricorda che si tratta di un esame avviato già nella scorsa legislatura, ma non concluso a causa della fine anticipata della stessa, e si sofferma su alcuni profili a carattere internazionalistico del provvedimento.

Si tratta di una intesa che è destinata a sostituire quella attualmente in vigore, risalente al 1974 –  ricorda il relatore – e che è frutto di un confronto decennale fra le Parti e di consultazioni con le organizzazioni sindacali, l’Associazione dei comuni italiani di frontiera e con le autorità dei Cantoni dei Grigioni, del Ticino e del Vallese. L’obiettivo è quello di migliorare l’attuale dispositivo di imposizione dei frontalieri e segnare una nuova tappa nelle relazioni fiscali tra Italia e Svizzera.

Nello specifico, l’Accordo bilaterale relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri è finalizzato a definire il quadro giuridico volto a eliminare le doppie imposizioni sui salari, sugli stipendi e sulle altre remunerazioni ricevuti dai lavoratori frontalieri dei due Paesi, con la previsione del principio di reciprocità, a differenza di quanto previsto dal precedente accordo del 1974, che regola unicamente il trattamento dei lavoratori frontalieri italiani che lavorano in Svizzera. In relazione al metodo di imposizione – rileva Spagnolli, – l’Accordo stabilisce il metodo della tassazione concorrente, che attribuisce i diritti di imposizione sia allo Stato di residenza del lavoratore frontaliero, sia allo Stato della fonte del reddito da lavoro dipendente. In particolare, i salari sono imponibili nel Paese di svolgimento dell’attività lavorativa, ma entro il limite dell’80% di quanto dovuto nello stesso Paese in base alla normativa sulle imposte sui redditi delle persone fisiche (incluse le imposte locali). Lo Stato di residenza applica poi le proprie imposte sui redditi ed elimina la doppia imposizione relativamente alle imposte prelevate nell’altro Stato.

Dell’Accordo – ricorda il relatore – è parte integrante anche un Protocollo aggiuntivo che prevede, fra l’altro, la consultazione bilaterale in caso di modifica sostanziale della legislazione fiscale da parte di uno dei due Paesi, la precisazione circa la tipologia di imposte applicabili ai frontalieri, la disciplina relativa ad alcuni aspetti di funzionamento della Commissione mista prevista dall’intesa.

Il nuovo Accordo comporta inoltre la necessità di adeguare, attraverso lo strumento del Protocollo modificativo, anche una parte della Convenzione tra Italia e Svizzera per evitare le doppie imposizioni del 1976. Il provvedimento – conclude il relatore – non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l’ordinamento dell’Unione europea e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese.

Il relatore per la Commissione Finanze, Stefano Borghesi (Lega), illustra il contenuto di interesse per la Commissione, a partire dall’articolo che chiarisce a quali lavoratori si applica l’Accordo, ossia quelli che lavorano nell’area di frontiera in Svizzera. Restano imponibili esclusivamente in Svizzera i lavoratori frontalieri residenti in Italia che lavorano nell’area di frontiera in Svizzera rientranti nel regime transitorio indicato nell’Accordo stesso.

Sono previste inoltre modificazioni della normativa in vigore tali per cui: le rendite corrisposte in Italia da parte della assicurazione invalidità, vecchiaia e superstiti Svizzera (AVS), maturata sulla base anche di contributi previdenziali tassati alla fonte in Svizzera, e assoggettate a ritenuta unica del 5% da parte degli istituti italiani, quali sostituti d’imposta, non formano oggetto di denuncia fiscale in Italia; la suddetta ritenuta è applicata dai soggetti indicati nelle Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi, che intervengono nel pagamento anche sulle somme corrisposte in Italia da parte della gestione della previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità svizzera (LPP), ivi comprese le prestazioni erogate dagli enti o istituti svizzeri.

Si prevede inoltre che – prosegue il relatore, – a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore dell’Accordo, il reddito da lavoro dipendente prestato all’estero in zona di frontiera o in altri paesi limitrofi al territorio nazionale, in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto, da soggetti residenti nel territorio dello Stato italiano, concorre a formare il reddito complessivo per l’importo eccedente 10.000 euro.

Prevista anche la deducibilità, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore dell’Accordo, dei contributi previdenziali per i prepensionamenti di categoria che, in base a disposizioni contrattuali, sono a carico dei lavoratori frontalieri; e che, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello incorso alla data di entrata in vigore dell’Accordo, gli assegni familiari corrisposti al lavoratore frontaliere dagli enti di previdenza dello Stato in cui è prestata l’attività lavorativa sono esclusi dalla base imponibile dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF).

Alcune disposizione riguardano poi tutti i lavoratori frontalieri, non solo quindi quelli che prestano l’attività lavorativa nelle zone di frontiera in Svizzera. Infine, è previsto che, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore dell’Accordo, l’imposta netta e le addizionali comunale e regionale all’IRPEF, dovute sui redditi derivanti da lavoro dipendente prestato in Italia dal «lavoratore frontaliero», residente in Svizzera, sono ridotte del 20 %.

Il presidente Massimo Garavaglia segnala che provvedimenti sulla stessa materia verranno abbinati all’esame in corso, che rinvia ad altra seduta. (Inform)

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