ITALIANI ALL’ESTERO
“Penalizzare il multiculturalismo delle aziende sarebbe un autogol per la stessa economia britannica”
ROMA – Laura Garavini, della Presidenza del Pd alla Camera, interviene sulla proposta della ministro degli Interni britannico, Amber Rudd, di stilare liste di aziende inglesi che impiegano un gran numero di stranieri invece di assumere eventuali cittadini britannici disoccupati. La Garavini critica duramente questa proposta volta a creare “una sorta di liste di proscrizione per le aziende britanniche che impiegano un gran numero di cittadini stranieri”. “Non solo i singoli individui e l’intero Paese, ma le stesse aziende, ne trarrebbero un danno enorme. – spiega la deputata del Pd eletta nella ripartizione Europa – Non è un caso che proprio il mondo dell’economia abbia subito reagito negativamente alle dichiarazioni della ministro agli Interni e alla premier britannica. Già immediatamente dopo il risultato della Brexit – prosegue la Garavini – numerose aziende in Gran Bretagna avevano scritto ai propri dipendenti di origine straniera, tranquillizzandoli sul prosieguo del loro rapporto di lavoro, ribadendo quanto il loro contributo sia prezioso per l’azienda stessa. Le discriminazioni e le aggressioni xenofobe sono purtroppo salite agli onori della cronaca quotidiana nel Regno Unito, dopo la Brexit”. Per la Garavini la scelta del Governo britannico di cavalcare quest’onda populista si prefigge probabilmente “di distrarre l’attenzione pubblica dalla evidente difficoltà con cui sta agendo rispetto alle crescenti problematiche interne, causate dal post Brexit: il crollo della sterlina, le previsioni di crescita fortemente al ribasso, lo scivolone nella classifica delle potenze mondiali. Rincorrere i governi più retrivi dell’Est Europa adombrando misure che con i valori dell’UE non hanno niente a che fare, sarebbe destinato a diventare un sonoro autogol. Desidero esprimere la mia piena solidarietà – conclude la Garvini – ai tantissimi cittadini italiani che lavorano nel Regno Unito. Dati ufficiali (ad esempio di Eurostat) dimostrano che l’immigrazione in Gran Bretagna è altamente qualificata, non ha inficiato né le prospettive occupazionali degli inglesi, né un abbassamento dei salari. Al contrario le tasse da loro pagate hanno contribuito in modo sostanziale negli ultimi dieci anni a creare ricchezza in quel Paese e a finanziare consistentemente in attivo le casse pubbliche”. (Inform)