SENATO DELLA REPUBBLICA
L’Aula approva la conversione in legge del decreto che proroga le missioni internazionali delle forze armate e di polizia
Il provvedimento passa ora all’esame della Camera dei Deputati che lo discuterà il 22 gennaio
ROMA – L’Assemblea del Senato ha approvato, senza modifiche, il disegno di legge di conversione del Dl che proroga “le missioni internazionali delle forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e stabilizzazione”. Il testo passa ora alla Camera dei Deputati che lo esaminerà il 22 gennaio.
Sul contenuto del provvedimento, composto di nove articoli, hanno riferito in Aula i relatori Mauro Del Vecchio (Pd) e Lamberto Dini (Pdl), che si sono soffermati rispettivamente sulle disposizioni del capo I, di competenza della Commissione Difesa, e del capo II, riguardantela Commissione Esteri.
Il capo I prevede disposizioni concernenti le missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, che comportano oneri complessivi pari a 853 milioni di euro. Le più importanti operazioni rifinanziate all’articolo 1 sono la missione ISAF in Afghanistan, che si concluderà nel 2014 e comporterà una spesa di 426 milioni di euro; la missione UNIFIL in Libano, a guida italiana, che comporterà una spesa di 119 milioni; gli interventi nei Balcani; le operazioni navali nel Mediterraneo e al largo della Somalia che sono finalizzate alla prevenzione e protezione contro azioni terroristiche e di pirateria. “La conclusione della fase transizione e il passaggio di poteri alle autorità afgane – ha rilevato il relatore Dini – dovranno essere accompagnati da un processo di riconciliazione nazionale che richiede un dialogo politico con l’insorgenza. Alla luce dell’accordo di partenariato e cooperazione concluso con il presidente Karzai lo scorso 26 gennaio, l’Italia continuerà comunque a garantire sostegno finanziario all’Afghanistan”. Sulla missione europea nel Sahel Niger e sul recente intervento francese in Mali, Del Vecchio ha sottolineato la possibilità di nuovi coinvolgimenti alla luce della Conferenza di Bruxelles. Per quanto riguarda gli altri articoli del provvedimento è stato ricordato che secondo il reca disposizioni in materia di personale impiegato nelle missioni; il terzo applica alle missioni internazionali le disposizioni in materia di disciplina penale militare, mentre l’articolo quattro conferma la possibilità di attivare procedure d’urgenza per acquisire forniture e servizi necessari per le missioni internazionali. L’articolo 5 autorizza la partecipazione a interventi di cooperazione in Afghanistan, Pakistan, Iraq, Libano, Libia, Siria, Myanmar, Somalia, Sudan e Sud Sudan; Il sesto riguarda il sostegno a processi di ricostruzione e stabilizzazione in aree di grave conflitto e instabilità sociale, quali Iraq, Libia, Siria, Yemen. L’articolo 7 riproduce sostanzialmente il regime degli interventi civili disposto dai precedenti provvedimenti di proroga. In questo ambito la principale novità è costituita dal comma 11 che consente ai coniugi del personale militare e civile che presta servizio presso le rappresentanze diplomatiche e consolari all’estero di fruire di un limitato periodo di collocamento in aspettativa, nell’ambito pubblico e privato.
Durante la discussione generale hanno espresso la loro contrarietà alla missione in Afghanistan i senatori Giuseppe Caforio (IdV), che ha evidenziato gli scarsi risultati ottenuti e ha lamentato l’insufficiente impegno per la cooperazione allo sviluppo, e Michelino Davico (Lnp), che ha chiesto al Governo informazioni sulla missione europea in Sahel, ha criticato l’eccessivo protagonismo francese in Mali ed ha auspicato che le operazioni anti-pirateria al largo della Somalia non si spingano sulle coste indiane. Rilievi critici sul provvedimento sono stati espressi anche dai senatori Alfredo Mantica (Fratelli d’Italia) e Peduca (Pd). Il primo ha manifestato perplessità sull’intervento in Mali e sulla finalizzazione dello stanziamento per la Siria, che presuppone l’imminente caduta dell’attuale regime. Peduca ha auspicato il recupero di una visione più ampia della politica estera, che vada oltre l’intervento delle forze armate ed ha criticato le disposizioni sulla cessione gratuita di materiale militare a Paesi quali Pakistan ed Eritrea. A sostegno del provvedimento sono inoltre intervenuti i senatori Valerio Carrara (CN), che ha raccomandato una gestione oculata delle risorse, e Anna Cinzia Bonfrisco (Pdl), che ha sollecitato maggiori stanziamenti per le forze di sicurezza.
In sede di replica hanno preso la parola il sottosegretario alla difesa Gianluigi Magri e il sottosegretario agli Esteri Marta Dassù, che hanno fornito precisazioni sul ridotto orizzonte temporale del decreto, sulla legittimità dell’intervento francese in Mali e sul programma di disimpegno in Afghanistan.
Dopo le votazioni sugli emendamenti, tutti respinti, si sono svolte le dichiarazioni di voto finali. Si sono detti favorevoli al provvedimento i senatori Pierfrancesco Gamba (Fdi-Cdn), Elio Massimo Palmizio (CN), Barbara Contini (Terzo Polo). Dal canto suo Giorgio Tonini (Pd) ha ribadito il sostegno del Partito democratico alle missioni militari basate su un uso legittimo e proporzionato della forza. Il senatore Gianpaolo Bettamio ha invece posto l’accento sull’evoluzione in atto nell’ambito delle strategie e dei rapporti internazionali. Anche il senatore Giovanni Torri (Lnp) ha annunciato voto favorevole, ma solo per senso di responsabilità, mentre Giuliana Carlino (IdV ), ribadendo il sostegno dell’Italia dei Valori alle sole missioni di pace, ha segnalato il voto contrario del suo gruppo. In dissenso dal loro gruppo, i senatori del Pd Marco Peduca e Donatella Poretti non hanno partecipato al voto. (Inform)