direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

L’audizione sulle conseguenze della Brexit del direttore generale del Maeci per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie Luigi Maria Vignali

SENATO DELLA REPUBBLICA

Comitato per le questioni degli  italiani all’estero

Fra i punti toccati la necessità di mettere in sicurezza e di chiudere quanto prima il negoziato Brexit sui diritti dei cittadini, la  creazione di un periodo transitorio sufficientemente lungo per consentire ai nostri connazionali da pochi anni nel Regno unito di maturare i diritti di residenza e la semplificazione del modulo per la richiesta di permesso di residenza permanente

ROMA – Nell’ambito degli incontri sulla “Le conseguenze della Brexit per la collettività italiana residente nel Regno Unito” si è svolta al Senato, presso il Comitato per le questioni degli  italiani all’estero, l’audizione del direttore generale del Maeci per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie Luigi Maria Vignali.

La seduta è stata aperta dal presidente del Comitato Claudio Micheloni che ha annunciato la preparazione, da parte del Comitato, di due missioni nel Regno Unito. La prima, volta ad incontrare la nostra comunità, è programmata per la prossima settimana, anche se vi è il rischio che possa slittare a causa dei lavori del Senato. La seconda missione, che ha in agenda l’incontro con le autorità inglesi, avrà luogo a settembre.

“Il negoziato brexit che riguarda i cittadini italiani residenti nel Regno Unito – ha esordito il direttore generale Vignali – è particolarmente importante per il Governo e per l’amministrazione del Maeci , proprio per questo, in occasione della festività del due Giugno, siamo andati a Londra con il sottosegretario agli Esteri Amendola. Si è trattato di un gesto non solo simbolico di vicinanza alle comunità italiane residenti nel Regno Unito,  ma anche di un’occasione per raccogliere direttamente dai nostri concittadini impressioni, proposte e  stimoli relativi alla brexit…Ci siamo recati anche a Manchester dove abbiamo incontrato quella collettività egualmente interessata ad ascoltare le nostre indicazioni e ugualmente pronta a darci le sue  preoccupazioni e a farci sentire parte di questo clima brexit che si respira in Gran Bretagna presso le comunità straniere”.

Vignali ha ricordato come fra i tre milioni di cittadini europei che vivono nel Regno Unito vi siano 300.000 italiani iscritti all’Aire e circa altri 300.000 connazionali residenti non registrati presso questa anagrafe. Tanti cittadini europei di varia nazionalità che ovviamente pongono le stesse questioni e le stesse priorità ai rispettivi governi. “Quindi – ha precisato il direttore generale – l’Italia non sarà sola rispetto al Regno Unito nel negoziato brexit, ma anzi si troverà ad agire con un’articolata posizione negoziale e con molte leve da far valere, fra cui la circostanza che un milione e 200.000 britannici vivono nel continente con analoghe preoccupazioni a quelle che noi abbiamo nel processo brexit per quanto riguarda i diritti dei nostri cittadini”

“Per quanto riguarda le preoccupazioni dei nostri connazionali – ha proseguito il direttore generale –  ne ho individuate in termini politici soprattutto tre. La prima riguarda proprio la conduzione del negoziato. Come verranno tutelati i diritti dei cittadini italiani e degli altri cittadini europei se il negoziato brexit dovesse fallire? Questa è una preoccupazione importante che ci è stata ripetuta più volte a cui non è semplice dare una risposta , perché nessuno sa come verrà condotto il negoziato e gli esiti delle recenti elezioni nel Regno Unito potrebbero complicare ulteriormente il quadro. Questo ordine di preoccupazione ci ha però permesso di dare una risposta forte in termini di priorità politica, ovvero porre i diritti dei cittadini come pietra angolare di tutto il negoziato brexit.. .Dobbiamo in qualche modo – ha precisato Vignali – mettere in sicurezza il negoziato sui diritti dei cittadini. E’ interesse nostro e degli stessi britannici e quindi bisogna chiudere questo capitolo negoziale prima possibile con un accordo soddisfacente per tutti. Un altro elemento di preoccupazione  – ha continuato il direttore generale – è quello che ci è stato indicato dai connazionali che risiedono relativamente da poco tempo nel Regno Unito, che hanno difficoltà a dimostrare un periodo di permanenza sufficientemente lungo per ottenere il permesso di residenza permanente, non avendo ad esempio in questo periodo di tempo messo da parte le bollette del telefono o della luce, le dimostrazioni degli affitti di casa o il pagamento dei servizi di spazzatura… Su questi problemi  dovremo vigilare affinché ai nostri connazionali e agli altri cittadini dell’Ue venga concesso un periodo transitorio sufficientemente lungo per maturare questi diritti e assicurare loro la permanenza nel Regno Unito anche se risiedono in questo paese da poco tempo o non hanno dimostrato, nonostante tutti gli anni che hanno passato nel Regno Unito che la loro residenza è effettiva e legittima”. La terza problematica illustrata dal direttore generale è quella relativa alle difficoltà ad ottenere, da parte dei nostri connazionali, le certificazioni richieste per il permesso di residenza nel Regno Unito. “Il modulo per la richiesta di permesso di residenza permanente –ha spiegato Vignali – era estremamente articolato, grazie all’intervento coordinato del nostro paese, degli altri paesi europei e della stessa Commissione siamo riusciti a semplificare questo modulo, che resta comunque complicato da riempire e continua a contenere la delicata richiesta di dimostrazione del periodo di permanenza e di residenza nel Regno Unito…. Su questo punto – ha aggiunto – noi dovremmo essere molto netti con il Governo britannico, quel formulario non era stato pensato per i cittadini dell’Ue ma per altre nazionalità extraeuropee, e quindi non prendeva in considerazione la sfera dei diritti acquisiti dei cittadini dell’Ue e la circostanza della libera mobilità dei cittadini all’interno dell’Unione Europea. Quindi chiederemo e insisteremo sul fatto che il formulario venga radicalmente semplificato. Questo è un motivo di forte preoccupazione da parte dei nostri cittadini”.

Per quanto  concerne altri elementi di preoccupazione di carattere tecnico il direttore generale ha ricordato i problemi per il riconoscimento dell’assicurazione di malattia “Non è una novità che nel Regno Unito – ha piegato Vignali – sia più difficile accedere ai servizi sanitari, chiedono questa assicurazione malattia estremamente costosa che pone problemi a chi non ha un lavoro, agli studenti e ai coniugi di alcuni dei nostri connazionali. Questo è un punto importante su cui immagino un negoziato duro con i britannici, perché non è un problema nuovo. Dobbiamo però avere consapevolezza che abbiamo una leva per il negoziato. Ovvero l’interesse degli stessi britannici ad assicurare diritti analoghi ai loro cittadini in Europa”. Dopo aver segnalato la necessità di trovare un accordo tecnico con i britannici sui nodi relativi  alla portabilità dei diritti pensionistici, al calcolo dei periodi contributivi e al ricongiungimento dei periodi previdenziali nel Regno Unito e nei paesi di provenienza, Vignali poi ha affrontato la questione degli studenti italiani nel Regno Unito che chiedono rassicurazioni sul sistema di riconoscimento dei titoli accademici conseguiti nell’Ue o nel Regno Unito e, nel caso in cui il percorso di studio non fosse completato, domandano di poter conservare le attuali rette universitarie che per i cittadini del’Ue in Inghilterra sono oggi accessibili, ma che con al brexit potrebbero aumentare.  “Dovremo vigilare su questo tema – ha affermato il direttore generale – ma anche sulla possibile presenza di alcune forme di discriminazione relative agli studenti e agli altri cittadini, ad esempio per quanto riguarda l’ingresso nel Regno Unito, i controlli che verranno effettuati sui passaporti, l’accesso alle professioni e la dimostrazione di essere cittadini dell’Ue….  Un altro tema che va affrontato – ha proseguito Vignali – è quello dei servizi consolari che noi vogliamo offrire e stiamo già offrendo agli italiani che risiedono nel Regno Unito. E’ evidente che dopo il referendum brexit la pressione sui nostri consolati è aumentata . In particolare sul nostro Consolato Generale a Londra. Dalle 1.500 iscrizioni al mese che avevamo all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, si è passati a circa 3000 iscrizioni al mese. Vi è stato ad esempio un aumento vertiginoso di richieste di passaporto italiano che ha toccato addirittura per il Consolato di Edimburgo un aumento del 200%. Vi è una richiesta di cittadinanza italiana inaspettata da parte in particolare dei coniugi di cittadini italiani che hanno la cittadinanza britannica, ma che vorrebbero continuare a godere di alcuni diritti che l’Unione Europea dà e che sono più profilati rispetto a quelli concessi dal Regno Unito.. A mio avviso – ha concluso Vignali – ricopre carattere di particolare urgenza il rafforzamento in termini di organico e di risorse del nostro Consolato Generale a Londra e del Consolato di Edimburgo e in termini più generali della presenza dello Stato italiano nel Regno Unito”.

Ha poi preso la parola senatore Rosario Petrocelli  (M5S) che ha chiesto ulteriori chiarimenti sulle tematiche e le preoccupazioni inerenti lo status dei ricercatori e dei docenti in genere e di capire se le loro problematiche siano assimilabili a quelle degli studenti, nonché dove sia concentrata nel Regno Unito questa categoria professionale. Petrocelli ha anche espresso perplessità sulla possibilità di portare a buon fine l’accordo con il Regno Unito sulle assicurazioni sanitarie. A seguire è intervenuto il presidente del Comitato Claudio Micheloni che ha chiesto quanti siano i nostri connazionali, dei 600.000 presenti nel territorio britannico, effettivamente riconosciti sul territorio dalle autorità britanniche, anche alla luce del fatto che il Governo inglese non considera l’iscrizione all’AIRE di 300.000 connazionali un elemento giuridico valido ai fini del riconoscimento di residenza, Dal canto suo il senatore Francesco Giacobbe (Pd), eletto nella ripartizione  Asia-Africa-Oceania-Antartide, ha chiesto approfondimenti sul problema del riconoscimento delle qualifiche professionali. Giacobbe ha inoltre affrontato il tema dei molti dei cittadini italiani residenti nel Regno Unito che hanno una doppia cittadinanza, alla stregua di numerosi italo-discendenti nati in Sud America o in Australia.

In sede di replica il direttore generale Vignali  ha sottolineato come le incertezze sul negoziato della brexit non riguardino i Paesi dell’Ue che hanno come obiettivo specifico, la tutela del diritto dei cittadini, il pieno riconoscimento del loro status in continuità rispetto a quando il Regno Unito era ancora nell’Ue. Per quanto concerne la questione dei ricercatori e dei docenti Vignali ha precisato come le loro preoccupazioni riguardino prevalentemente il problema dell’assicurazione sanitaria. Una tematica complessa su cui, già prima del referendum del giugno 2016, si era registrato un problema con il Regno Unito sull’interpretazione della direttiva 38/2004. In proposito l’Ue vorrebbe continuare ad assicurare i diritti dei suoi cittadini attraverso l’interpretazione della Corte di giustizia dell’Unione europea. “Di certo – ha aggiunto Vignali dopo aver ricordato che le leve dell’Ue nel negoziato della Brexit sono anche di tipo commerciale e finanziario – noi  metteremo tutto sul piatto negoziale per poter assicurare una continuità dei diritti per i nostri cittadini,continuità in una interpretazione unica delle regole che fino adesso hanno assicurato la loro permanenza nel Regno Unito e quindi anche dei loro diritti sanitari”. Per quanto poi concerne la domanda su quanti dei nostri connazionali in loco siano riconosciuti dalle autorità britanniche, Vignali ha spiegato come sia difficile dare una risposta a questa domanda, anche alla luce del fatto che le stesse autorità britanniche appaiono in difficoltà per quanto riguarda le domande di riconoscimento del permesso di residenza permanente, con un arretrato di 200.000 pratiche.

Sul fronte del riconoscimento degli ordini e delle qualifiche professionali  Vignali ha spiegato come l’obiettivo dell’Unione Europea  sia molto simile a quello per il riconoscimento dei titoli di studio, ovvero il mantenimento anche per il futuro di tutti quelli riconosciuti prima della data dell’uscita dall’Ue. Il riconoscimento dei titoli professionali che verranno acquisiti dopo l’uscita del Regno Unito dall’Ue potrebbe invece essere  oggetto di una seconda fase negoziale. Il direttore generale ha infine segnalato come, per affrontare il delicato tema della doppia cittadinanza, le positive esperienze realizzate nel mondo del Commonwealth potrebbero aiutare a migliorare la nostra posizione negoziale,  al fine di trovare un’intesa con i britannici su questo punto. Nel chiudere la seduta il presidente Micheloni si è detto perplesso sulla possibilità che il probabile  ritorno alle urne della Gran Bretagna possa ammorbidire la posizione del Governo inglese sulla Brexit. (G.M./Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform