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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

L’audizione del vice ministro degli Esteri Marta Dassù sulla riorganizzazione della rete diplomatico-consolare

ATTIVITA’ PARLAMENTARE

Alle commissioni Esteri di Camera e Senato

Ribadita la volontà di ridurre la centralità dei servizi consolari in Europa per ri-orientare la rete verso le nuove priorità geopolitiche. Sono sicurezza, economia e difesa dei nostri connazionali le tre grandi missioni di un moderno ministero degli Esteri

 

ROMA – Si sono riunite oggi in sede congiunta, presieduta da Pier Ferdinando Casini, le Commissioni Esteri di Camera e Senato per ascoltare la vice ministro degli Esteri Marta Dassù, sul processo di riorganizzazione della rete diplomatico-consolare. Un processo che la stessa vice ministro ha definito, ad agosto, una necessità legata alla Spending Review.

Nel suo intervento la Dassù, dopo aver rassicurato le commissioni sul mantenimento dell’efficacia della rete diplomatico-consolare italiana, ha ricordato che il processo di riorganizzazione della rete è stato avviato già dal 2007 su impulso della legge finanziaria e previsto, successivamente, dalla legge 148/2011 in materia di stabilizzazione finanziaria e sviluppo. Un inderogabile obbligo giuridico che è stato da ultimo ribadito da decreto legge 95/2012 convertito con legge 135/2012 concernente la spending review.

Le scelte effettuate, chiarisce Dassù, sono state discusse in confronti costruttivi con i rappresentanti delle Commissioni Esteri di Camera e Senato, con il CGIE e con le Organizzazioni Sindacali.

“Il risultato di questo doppio esercizio di consultazioni è facilmente sintetizzabile – spiega la vice ministro- abbiamo rivisto una parte delle vecchie decisioni del 2011, nello specifico abbiamo deciso che i dubbi sulla chiusura dei consolati in Australia fossero fondati. Abbiamo d’altra parte confermato una linea di ristrutturazione della rete diplomatico-consolare che vede uno spostamento di risorse dall’Europa verso i mercati emergenti”.

La rotta seguita dall’Italia, prosegue Dassù, segue quelle già intraprese da altri Paesi europei: “L’Italia, questa evoluzione, l’ha avviata un po’ in ritardo rispetto ai nostri partners, e con i problemi legati al fatto che abbiamo un percentuale di risorse minori, lo 0,24% del bilancio dello Stato, abbiamo meno della metà dell’organico del foreing office, neanche 7mila persone a fronte dei 14mila dell’organico dei colleghi inglesi”.

Per la Dassù il percorso intrapreso dal Governo segue delle linee molto nette: “riduciamo la centralità dei servizi consolari in Europa, dove i nostri connazionali godono già di una serie di tutele e a cui offriremo comunque dei servizi adeguati attraverso misure compensative, per riuscire a posizionare l’Italia in modo coerente rispetto al mondo di oggi. Prendiamo il caso del nuovo consolato a Chongqing in Cina: questo paese sarà vitale per il successo di Expo 2015, la Cina investirà a Milano entro il 2015 60milioni di dollari e noi dobbiamo riuscire a garantire un milione di visti. Non intendiamo affatto penalizzare i servizi consolari ai nostri connazionali, ma dobbiamo avere anche delle concezioni degli strumenti nuovi”.

Fra le altre proposte messe in campo dal Governo per il riordino del sistema diplomatico-consolare c’è quella delle co-location, ovvero delle condivisioni di strutture (ad esempio a Santo Domingo con la Germania) e del consolidamento delle sinergie più attive con il Servizio Europeo Estero. La vice ministro ha anche evidenziato il ruolo importante che ricoprono i diplomatici: “L’Italia vive una condizione geopolitica delicata ed è essenziale, per la sicurezza dei nostri cittadini, disporre di un buon servizio diplomatico. Il nostro Paese è molto esposto verso il Mediterraneo, che è scosso da cambiamenti e focolai di grande instabilità, e deve restare in questo contesto, un attore che ha tutti gli strumenti di politica estera a disposizione per riuscire a garantire una progressiva stabilità. Questo è un compito essenziale della rete diplomatica italiana. Oltre alla sicurezza, una rete diplomatica moderna deve puntare alla crescita, – spiega ancora Dassù- perché il nostro Paese dipende fortemente dall’estero, per le forniture energetiche e l’aumento dell’export. Terzo punto fondamentale, le migrazioni. Si tratta di fenomeni (emigrazione e immigrazioni) da vedere come risorse e non come problemi da affrontare quando si presentano in forma emergenziale”. Sicurezza, economia e difesa dei nostri connazionali sono, secondo la vice ministro, le tre grandi missioni di un ministero degli Esteri moderno. “Tuttavia -precisa- questo sarebbe facile se avessimo tutte le risorse necessarie ma non è così. Abbiamo una scarsità di risorse che ci obbliga a compiere delle scelte anche difficili. Lo sforzo che abbiamo fatto con questo documento che si chiama “Farnesina 2015” è di selezionare le priorità, un tentativo di gerarchizzare i nostri interessi e dare un senso alla nostra politica estera partendo dal presupposto che abbiamo delle risorse limitate. I motivi che ci hanno spinto a scrivere questo documento si possono dunque sintetizzare così: dobbiamo ristrutturare la rete diplomatica perché lo impongono una serie di norme e perché si è creato uno squilibrio di fondo fra il numero delle nostre sedi e il personale. Stiamo cercando di farlo garantendo servizi ai nostri connazionali e al tempo stesso ri-orientando la rete verso le nuove priorità geopolitiche. In questa chiave abbiamo deciso una linea abbastanza secca: riduciamo il peso della rete in Europa per potenziare la presenza italiana nei nuovi Paesi e nei nuovi mercati”.

Fra gli interventi dei senatori e dei deputati segnaliamo quello di Fabio Porta, eletto all’estero nelle file del Pd, che ha ribadito le perplessità del Partito democratico nei confronti di questa manovra di riordino: «Non è chiara la reale entità del risparmio che deriverebbe dalle annunciate chiusure, presumibilmente poca cosa rispetto allo sforzo intrapreso. Non sono chiari quali servizi consolari rimarranno attivi per i nostri connazionali in caso di chiusure, dal momento che esperimenti come quello del “consolato digitale”, del “consolato itinerante” o del “call center informativi” non sembrano avere dato prove adeguate di funzionalità ed efficienza. Incerti e contraddittori, in realtà, sembrano gli stessi criteri che sovrintendono a queste scelte. Mi riferisco in particolare al caso degli Istituti di Cultura”.

L’Italia, prosegue il deputato, dovrebbe investire di più sul piano culturale e “per arrivare a questo occorre agire contemporaneamente sul fronte della spesa e su quello delle entrate. Sono ancora possibili margini di riduzione degli sprechi, anche attraverso una seria e necessaria riforma dell’ISE, così come è possibile gestire più oculatamente il patrimonio immobiliare all’estero” .

Per Porta va poi intrapresa un’azione coraggiosa, innovativa e creativa per acquisire nuove entrate in grado di mantenere e rafforzare la nostra rete consolare nel mondo. “Da tempo – spiega il deputato del Pd eletto nella ripartizione America Meridionale – mi sono convinto che sia necessario intervenire sull’istituto delle cosiddette ‘percezioni consolari’, vale a dire sui soldi che entrano ogni giorno presso ciascun consolato in ragione dei servizi erogati. Si potrebbero inoltre introdurre specifici contributi in grado di generare risorse da destinare al miglioramento dell’efficienza amministrativa dei consolati. In questo modo si creerebbe un rapporto virtuoso tra la presenza delle nostre grandi collettività all’estero e il rafforzamento dei servizi consolari”. Porta, in conclusione del suo intervento, chiede al Governo “di non insistere con le chiusure delle strutture decentrate all’estero, mentre sarebbe necessario riaprire un  tavolo politico che, all’insegna dei veri principi della ‘spending review’, sia in grado di orientare una grande riforma del Mae e del complesso della presenza dell’Italia nel mondo”.

Il senatore argentino Claudio Zin, (Maie) nel suo intervento ha ringraziato la ministra Dassù “per aver ascoltato gli argomenti” di chi era contrario alla chiusura delle sedi consolari. Ad esempio le ragioni particolari del contesto sud americano sono state ascoltate dai funzionari pertinenti e questo ha reso più umano l’intervento chiesto dalla spending review”.

In commissione erano anche presenti il senatore del Pd Giorgio Tonini, che ha esortato i colleghi a non perdere l’occasione di confrontarsi con il Governo, e gli esponenti del Movimento 5 Stelle, la senatrice Maria Mussini e i deputati Maria Edera Spadoni e Alessandro Di Battista. Questi ultimi hanno ribadito la loro posizione a favore della promozione degli istituti di cultura italiana all’estero e hanno ricordato alla vice ministro che ancora non sono stati pubblicati i bilanci degli stessi. In conclusione la Dassù, replicando ai punti sollevati dal gruppo del Movimento 5 Stelle, ha ribadito che la scelta di ridurre la rete dei consolati è legata al rispetto di precise indicazioni presenti sulla spending review. (Debora Aru-Inform)

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