SENATO DELLA REPUBBLICA
Comitato per le questioni degli italiani all’estero
“A livello politico dobbiamo cercare di risolvere innanzitutto il negoziato sui nostri residenti nel Regno Unito e sugli inglesi residenti nell’Ue, rispetto ad altre questioni molto complesse che dovranno essere negoziate nella massima trasparenza”
ROMA – Si è svolta, presso il Comitato per le questioni degli italiani all’estero l’audizione sulle conseguenze della Brexit per la collettività italiana residente nel Regno Unito del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Politiche Europee, Sandro Gozi, L’incontro è stato introdotto dal presidente del Comitato Claudio Micheloni che ha preannunciato un futuro incontro su questo argomento anche con i rappresentanti dei cittadini inglesi residenti in Italia.
Il sottosegretario Gozi ha in primo luogo ricordato le iniziative sulla brexit messe in campo dalla Farnesina per i nostri connazionali nel Regno Unito, come ad esempio una ricognizione sulla presenza oltre manica degli italiani, la creazione di una piattaforma web in cui ci sono i quesiti più frequenti sulla brexit e il progetto “Primo Approdo” che offre agli italiani in loco informazioni specifiche su vari aspetti, dal diritto dell’immigrazione al settore fiscale.
Gozi ha sottolineato come nel Regno Unito siano presenti almeno 3.2000.000 cittadini dell’Ue, fra cui circa 600.000 italiani. Di contro nell’Unione Europea a 27 Paesi risiedono un milione di cittadini inglesi. “Per tutte queste persone – ha affermato Gozi – bisogna trovare una soluzione ragionevole. Noi auspichiamo che il Governo britannico consideri il tema dei cittadini inglesi residenti nell’Ue con la medesima priorità che noi diamo alla questione dei nostri connazionali residenti nel Regno Unito… Per noi – ha proseguito Gozi – è assolutamente inaccettabile che in qualche modo possano essere presi in ‘ostaggio’ delle persone che hanno fatto un progetto di vita nel Unito , che potrebbe portare alla creazione di un solido partenariato in materia commerciale e di sicurezza e che si dovrà concludere entro il 29 marzo 2019.
“L’accordo per i diritti dei cittadini all’estero – ha precisato il sottosegretario – dovrà salvaguardare lo status dei diritti derivanti da quello dell’Unione alla data del recesso, cioè il 29 marzo 2019. E questo anche se il godimento alcuni diritti, pensiamo ad esempio alle pensioni di vecchiaia , interverranno in una data successiva. Questa intesa, basata sulla reciprocità delle garanzie e sulla parità di trattamento, dovrebbe quindi riguardare sia i cittadini dell’Ue a 27 che risiedono o hanno risieduto e che lavorano o che hanno lavorato nel Regno Unito, prima del 29 marzo 2019, sia per i cittadini britannici che lavorano o hanno lavorato in uno degli stati dell’Unione Europea”.
Gozi ha poi precisato che l’accordo in chiave di diritto dell’Ue dovrà occuparsi in primo luogo della determinazione delle persone interessate da questa intesa, come ad esempio i lavoratori, le persone non attive, i familiari che li accompagnano o i familiari che si ricongiungono con coloro che hanno acquisito i diritti, nonché i lavoratori frontalieri. Per quanto concerne i diritti da tutelare il sottosegretario ha ricordato in primo luogo quelli di soggiorno, ovvero l’accesso a qualsiasi documento da rilasciare in relazione ai diritti di soggiorno, come gli atti anagrafici e i certificati che dovranno essere forniti con una procedura semplice e celere, gratuita o a un costo non superiore a quello imposto ai cittadini che hanno la nazionalità del paese a cui si richiede
“Dobbiamo assicurarci – ha puntualizzato Gozi – che il principio di non discriminazione sia concreto e prosegua anche dopo il recesso dall’Ue” . Il sottosegretario ha anche segnalato come il trattato affronterà la questione dei diritti e degli obblighi relativi al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (diritti di cumolo, esportabilità delle prestazioni e il principio dell’unicità della legge applicabile), nonché dei diritti connessi alla libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione (accesso al mercato del lavoro , i vantaggi sociali e fiscali, la formazione, l’alloggio e i diritti collettivi, l’esercizio dei diritti sindacali) . Ricordato infine il diritto di libera circolazione dei lavoratori e di stabilimento, ovvero di impiantare un’attività lavorativa autonoma.
“Vi è poi – ha proseguito Gozi – il capitolo molto complesso del riconoscimento dei diplomi, dei certificati e dei titoli di studio. Noi riteniamo che debbano essere tutelati in conformità dell’Ue, ovviamente ciò riguarda tutto quello conseguito prima della data del recesso in conformità al diritto dell’Ue che dovrà continuare ad essere riconosciuto anche dopo tale data. Dovremo anche individuare – ha aggiunto – delle soluzioni ad hoc per le procedure di riconoscimento riferibili a percorsi di studio che sono iniziati prima del recesso ma non si sono ancora conclusi alla data del recesso. Una partita molto delicata e rilevante sulla quale cercheremo di fare il massimo”.
Ha poi preso la parola il presidente Micheloni che ha segnalato come sulle pensioni l’Ue abbia esperienze positive di accordi con paesi terzi, ad esempio con la Svizzera, che rientrano nel sistema della totalizzazione per quanto riguarda il calcolo dei contributi. Un esempio che potrebbe rappresentare nel campo pensionistico una buona base di negoziato fra l’Ue e il Regno Unito. Micheloni ha inoltre chiesto lumi su quanti dei 600.000 italiani presenti nel Regno Unito, di cui 290.000 iscritti all’Aire, saranno riconosciuti dal Governo inglese ai fini della tutela dei diritti acquisiti.
Dal canto suo il senatore Mario Dalla Tor (AP (Ncd-CpE)) ha ricordato che la Gran Bretagna continuerà ad aver bisogno di una presenza di cittadini europei sia per il mondo degli affari, sia per il bisogno di manodopera. Al riguardo il senatore ha domandato quali diritti saranno riconosciuti ai cittadini europei che risiederanno stabilmente in Gran Bretagna dopo la data del recesso e quali siano gli accordi bilaterali tra la Gran Bretagna per quanto riguarda i cittadini di Stati extra Ue residenti sul suo territorio.
Il senatore Paolo Arrigoni (LN-Aut) ha invece chiesto di conoscere quali siano le principali preoccupazioni dei cittadini italiani residenti nel Regno Unito, le dimensioni delle collettività francesi e tedesche in Gran Bretagna e se l’entrata in vigore di un accordo di recesso potrebbe essere anticipata rispetto alla data di marzo 2019.
Infine il senatore Pippo Pagano (AP (Ncd-CpE)), in merito all’unità dei 27 nel processo negoziale, ha chiesto se esistano degli interessi dei singoli Stati membri che potrebbero incrinare la compattezza negoziale dell’Ue, favorendo l’avvio di negoziati paralleli.
In sede di replica Gozi si detto convinto sul fatto che l’accordo con la Svizzera sulle pensioni possa rappresentare un modello di riferimento da applicare al caso britannico ed ha sottolineato la necessità di approfondire, rispetto alla tutela dei diritti acquisiti, la questione relativa a quanti connazionali residenti nel Regno Unito siano riconosciuti dal Governo inglese. Il sottosegretario ha anche rilevato la necessità, nonostante le dichiarazioni ufficiali e la volontà del Regno Unito di affrontare in primis la questione dei diritti acquisiti dei cittadini, di continuare a vigilare politicamente sulla disponibilità a trattare con tempestività su questo punto. Per quanto riguarda la libera circolazione delle persone, Gozi ha poi ricordato come l’Unione europea sia stata immediatamente disponibile, all’indomani del referendum, a negoziare un accordo sul modello norvegese. Un’ipotesi di soft Brexit che la posizione del Governo inglese ha però escluso. Per quanto concerne i rapporti con i paesi extra Unione europea in materia migratoria il sottosegretario ha segnalato come siano attualmente vigenti le norme comunitarie con i connessi margini di disponibilità concessi ad ogni Stato membro. Gozi ha anche rilevato come i temi di maggiore interesse per la collettività italiana residente in Gran Bretagna riguardino l’accesso alla sanità, il diritto alla residenza e le tasse per l’iscrizione all’università che devono rimanere le stesse previste per i cittadini britannici. Ribadita anche l’importanza di mantenere nel negoziato con il Regno Unito una unicità di intenti dei 27 Paesi dell’Ue.
Il presidente Micheloni, prima di chiudere la seduta ha segnalato un’ipotesi, in circolazione tra gli economisti, relativa all’impossibilità concreta di sciogliere i legami esistenti tra Gran Bretagna e Unione Europea e quindi la possibilità che, dopo un infruttuoso negoziato, si debba rinunciare alla Brexit. Su questo punto il sottosegretario ha rilevato come, sebbene molti si augurino un ripensamento da parte del Regno Unito, l’ipotesi ventilata non sia realistica. (Inform)