direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

L’audizione del presidente dell’Inps, Tito Boeri, al Comitato per le questioni degli Italiani all’estero

SENATO DELLA REPUBBLICA

Relazionando sul regime pensionistico degli italiani all’estero, Boeri torna a rimarcare la differenza tra prestazioni previdenziali e assistenziali, segnalando “un’anomalia italiana”: “Viene da chiedersi – afferma – perché dobbiamo agire diversamente da quanto fanno altri Paesi che normalmente forniscono prestazioni assistenziali soltanto ai residenti”.

“All’interno delle nostre comunità, che sono realtà estremamente complesse, la generazione emigrata da più tempo e oggi più direttamente toccata dalle questioni previdenziali, rischia di sentirsi punita per la sua storia e non vedersi riconosciuto il contributo dato alla madrepatria – afferma il presidente del Comitato, Claudio Micheloni. Oltre al suo anche gli interventi di Francesco Giacobbe (Pd, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide), Mario Dalla Tor (Ap-Cpe-Ncd) e Maria Mussini (Misto)

 

ROMA – Si è svolta ieri al Comitato per le questioni degli Italiani all’estero del Senato l’audizione del presidente dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, Tito Boeri nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla valorizzazione del reciproco contributo economico, culturale e civile tra la madrepatria e le comunità italiane all’estero.

Ad introdurre l’intervento di Boeri, il presidente del Comitato, Claudio Micheloni (Pd, ripartizione Europa), che ha segnalato come l’audizione si sia resa necessaria a seguito di note e articoli di stampa pubblicati dopo la relazione sulle pensioni italiane erogate all’estero recentemente svoltasi al Comitato degli italiani nel mondo della Camera dei Deputati che hanno allarmato le collettività. “Credo ci sia stata, o almeno mi auguro, molta incomprensione da parte nostra di quello che è stato detto in quella occasione, per questo mi è parso necessario chiarire al più presto direttamente con il presidente Boeri i temi trattati – afferma Micheloni, ricordando anche come l’approfondimento sia necessario per liberare il campo da facili e fuorvianti generalizzazioni sulle collettività italiane che risiedono all’estero, “che spesso sentono parlare di loro come se fossero una cosa omogenea”. “Le nostre comunità sono invece realtà estremamente complesse – chiarisce Micheloni, evidenziando come in particolare la generazione emigrata da più tempo, nel corso del secondo dopoguerra, che è quella oggi più direttamente toccata dalle questioni previdenziali, rischi di “sentirsi punita per la sua storia e non vedersi riconosciuto il contributo dato alla madrepatria grazie alla loro partenza e alle rimesse che hanno molto inciso sul verificarsi del miracolo economico italiano”. Senza menzionare il rischio di sentirsi “in errore anche per investimenti fatti in patrimonio immobiliare in Italia – rileva il presidente del Comitato, riferendosi alle vicende che negli ultimi anni hanno contraddistinto le norme sulla tassazione degli immobili nel nostro Paese. “Non dimentichiamoci, inoltre, che parlare di italiani all’estero in Europa è molto diverso dal caso dei connazionali che risiedono invece in Sud America, per cui bisogna parlare delle comunità all’estero con molta prudenza, ricordandoci che le prime generazioni sono molto diverse dalle nuove mobilità di oggi – afferma Micheloni, ribadendo come il centro di tutto il suo impegno politico sia far maturare la consapevolezza che i migranti “sono anche soggetti politici, oltre che oggetti, come univocamente vengono considerati dalla politica” e come solo una più attenta considerazione della realtà possa generare proposte utili e calibrate di intervento (e a questo proposito richiama il costruttivo impegno messo in campo in collaborazione con i vertici dell’Inps per risolvere le problematiche connesse al pagamento delle pensioni italiane in Venezuela).

Boeri, esprimendo compiacimento per la possibilità di rivolgersi all’ampia collettività degli italiani residenti all’estero per il tramite del Comitato, ha richiamato i principali dati relativi ai pagamenti pensionistici versati all’estero: “attualmente l’Inps eroga in regime di totalizzazione internazionale, in base ai regolamenti europei e convenzioni bilaterali di sicurezza sociale, 770.741 pensioni, per un importo mensile medio di 380 euro, di cui 313 mila sono in pagamento all’estero; complessivamente – precisa Boeri – le pensioni pagate all’estero nel 2016 in circa 160 Paesi sia in regime di totalizzazione internazionale che in regime italiano sono state 373.265 per un importo complessivo di poco superiore ad un miliardo di euro; la maggior parte di esse sono a fronte di periodi contributivi versati in Italia relativamente brevi, il 70% inferiori ai 6 anni, l’83% inferiore a 10 anni”. Oltre ai trattamenti di tipo previdenziale si richiamano le prestazioni non contributive annualmente erogate all’estero, come l’integrazione al trattamento al minimo e le maggiorazioni sociali, ad esempio la quattordicesima, che la legge di bilancio del 2017 ha ampliato nell’importo e nella platea dei beneficiari, aumentando il limite di reddito previsto. È su questo fronte che Boeri registra “un’anomalia italiana”, “che ci porta ad alleggerire i conti pubblici degli altri Paesi”, dal momento che “le prestazioni di tipo assistenziale sono tipicamente legate al Paese di residenza”: “per esempio, in Germania – segnala Boeri, – gli uffici di protezione sociale riducono le prestazioni che darebbero a pensionati italiani nel momento in cui questi ricevono la 14ma” e “il fatto che tale 14ma sia stata estesa ha alleggerito i conti del sistema assistenziale tedesco”. “Viene da chiedersi – afferma il presidente dell’Inps – perchè dobbiamo agire diversamente da quanto fanno altri Paesi che normalmente forniscono prestazioni assistenziali soltanto a persone residenti in quel Paese”, tanto più che “dagli anni 90 le normative europee hanno stabilito l’inesportabilità delle prestazioni assistenziali” ed “essendo l’Italia, tra l’altro, un Paese che ancora non è dotato di sistema di assistenza sociale di base adeguato e universale”.

“Nel 2017 sono state erogati all’estero un totale di 35,6 milioni di euro per la 14ma, incrementando ulteriormente di circa 20 milioni, dunque più che raddoppiando, i pagamenti non contributivi dell’Inps all’estero – rimarca Boeri, segnalando come “il maggior numero dei beneficiari è presente in Europa, America meridionale e settentrionale”. Il presidente lascia intendere quindi l’opportunità di una riconsiderazione di tale aspetto almeno relativamente ai residenti negli altri Stati dell’Ue. Ricorda inoltre come per la determinazione della fascia d’importo spettante nel caso di pensioni liquidate in regime internazionale viene considerata utile solo la contribuzione italiana.

Boeri tiene inoltre a smentire un’altra “fake news”: “ossia che ad un lavoratore migrante che arriva in Italia basterebbe chiedere la ricongiunzione familiare di un parente con più di 65 anni di età (65 anni e 7 mesi, per l’esattezza) perchè quest’ultimo possa fruire dell’assegno sociale appena giunto nel nostro Paese. Non è così: per percepire l’assegno sociale sono necessari almeno 10 anni di residenza continuativa nel nostro Paese – precisa il presidente Inps, che smentisce anche la supposta avversione dell’Istituto per i percettori di pensione che decidono di emigrare all’estero: “non vi è nulla di male in questo e l’Inps ha rilevato attraverso uno serie di studi e rapporti come tale dinamica sarà sempre più consistente negli anni a venire; facciamo solo notare – chiosa Boeri – che sarebbe auspicabile che anche l’Italia esercitasse analoga attrattività nei confronti dei pensionati esteri”.

Si ricorda infine come l’Ape social sia limitata solo ai residenti in Italia, essendo “prestazione nuova e sui generis, sperimentale, che non è catalogabile tra quelle classiche di sicurezza sociale e pertanto da considerare fuori del campo di applicazione di normative europee o accordi bilaterali”, mentre sono estese ai residenti all’estero le misure che riguardano i lavoratori precoci.

Richiamato anche il processo di semplificazione burocratica ed amministrativa in corso da parte dell’Istituto con diverse iniziative a partire dall’avvio nel 2011 del processo di telematizzazione delle pratiche che ha determinato dal 2013 una completa dematerializzazione delle istanze e un radicale cambiamento anche del modo di interagire con l’utenza, attraverso la moltiplicazione del canali di comunicazione, l’accessibilità h24 e la riduzione dei volumi di contenzioso garantita dall’accresciuta omogeneità di trattamento. Il miglioramento del sito web è inoltre ancora in corso – ricorda Boeri, rilevando come tali innovazioni siano considerate molto importanti soprattutto per coloro che risiedono all’estero.

Procedure semplificate sono state adottate anche per l’accertamento dell’esistenza in vita dei pensionati italiani all’estero, con la richiesta a Citibank di introdurre la possibilità di inviare telematicamente la certificazione per alcune categorie di pensionati italiani – coloro che risiedono in Australia, Canada, Stati Uniti e Regno Unito. A partire dal 2015 inoltre l’Inps ha fornito a Citibank una lista di patronati considerati testimoni accettabili dell’esistenza in vita e autorizzati a trasmetterla attraverso il portale web dedicato, o di inviarne i moduli cartacei in forma telematica; dal 2016 inoltre anche i funzionari delle sedi consolari italiani possono fare la stessa cosa; dal 2017 sono previste ulteriori innovazioni per la semplificazione e il controllo. Tra esse, la stipula di accordi per lo scambio di informazioni telematiche sul decesso dei percettori di pensione con gli istituti previdenziali di altri Paesi (sono già in essere quelli con Germania, Svizzera, Regno Unito, Polonia, Olanda e Australia; in fase di definizione quelli con Usa, Lussemburgo e Francia; sono promossi dall’Inps i negoziati con Belgio, Brasile, Canada, Quebec, Romania e Slovenia). Per quest’anno l’accertamento è previsto in due fasi, a seconda dell’area geografica di residenza: una prima fase da settembre 2017 interesserà i pensionati italiani residenti in Africa, Australia, Europa – escluso l’Est Europa i i Paesi scandinavi; da febbraio 2018 si procederà con America meridionale, centrale e settentrionale, Asia ed Estremo Oriente, Est Europa e Paesi Scandinavi. Boeri ricorda anche che la certificazione di esistenza in vita non è richiesta a tutti i pensionati – sono esclusi per esempio coloro che ricevono un solo pagamento annuale, coloro che risiedono in Svizzera e Germania, oppure che ricevono il versamento attraverso sportelli Western Union, per una percentuale complessiva del 23% che si prevede – assicura – di aumentare progressivamente.

È in corso allo stesso modo una semplificazione delle procedure per l’accertamento reddituale, con la predisposizione di una modulistica semplificata che può essere compilata anche con l’assistenza gratuita da parte dei patronati, una verifica che – assicura il presidente dell’Inps – di prassi deve e dovrà avvenire annualmente, in modo da diminuire progressivamente i debiti accumulati dall’Istituto: l’importo complessivo delle partite debitorie registrate nel 2015, pari a 14 milioni di euro, è infatti diminuito del 18% rispetto al 2014. La modulistica compilata può essere inoltre inviata telematicamente dai patronati e dai consolati. “Per la campagna di verifica del 2017 sono stati coinvolti 165 mila pensionati e ad oggi sono state ricevute più di 48 mila dichiarazioni reddituali – segnala Boeri, ricordando come tale verifica sia necessaria per un più tempestivo ricalcolo dei trattamenti non coerenti con la situazione reddituale dei beneficiari. L’impegno di semplificazione e razionalizzazione si estende inoltre al recupero delle prestazioni indebitamente percepite, la maggior parte delle quali si registrano in Argentina, Australia, Francia, Canada e negli Stati Uniti.

Infine, un aggiornamento sulla stipula degli accordi bilaterali di sicurezza sociale, cui l’Inps concorre nella fase di preparazione e negoziazione a supporto del Ministero del Lavoro e che sono riprese dal 2015, dopo un blocco “quasi trentennale”: Boeri richiama la già avvenuta ratifica da parte del Parlamento italiano di quelli con Turchia, Israele, Canada e Giappone; come il Ministero del Lavoro abbia già rappresentato la volontà di rifinanziare quelli con il Brasile, l’Australia e gli Stati Uniti e di proseguire l’iter di ratifica di quelli con il Cile, la Nuova Zelanda e la Macedonia; comunicato infine l’avvio dei negoziati per la stipula di un accordo con Serbia, Bosnia-Erzegovina e Montenegro, mentre vi è la volontà di verificare la fattibilità di un accordo con l’Albania, che “vista la recente storia di immigrazione nel nostro Paese potrebbe assumere – segnala il presidente Inps – un importante aspetto politico”.

Boeri richiama infine la messa in atto di una riorganizzazione dell’Istituto che ha contribuito al suo efficientamento e a uniformare l’erogazione dei servizi in Italia e all’estero e l’importanza del progetto cui si sta lavorando per l’introduzione di un codice identificativo di sicurezza sociale unico dell’utente per tutta Europa e che potrebbe essere esteso ai Paesi con cui sono in vigore accordi di sicurezza sociale.

Di seguito è intervenuto Francesco Giacobbe (Pd, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide) che chiede di procedere il dialogo con l’Inps attraverso approfondimenti sulle differenze e le dinamiche connesse all’erogazione di contributi previdenziali e assistenziali nei diversi Paesi, sull’ammontare delle pensioni divise per fasce di età e anni di contributi e sul numero di pensioni indebitamente percepite. Ribadisce inoltre come il Parlamento sia la sede dove poter intervenire per superare le criticità evidenziate nella relazione. Giacobbe sottolinea anche l’importanza delle rimesse degli italiani all’estero, il loro essere perno della promozione dell’Italia nel mondo e segnala come un recupero di risorse dovrebbe avvenire intervenendo piuttosto su privilegi come le pensioni d’oro. Ritiene inoltre necessario semplificare la procedura connessa al recupero degli indebiti.

Mario Dalla Tor (Ap-Cpe-Ncd) domanda se in merito alle problematiche sollevate, in particolare in merito alle prestazioni assistenziali, siano già state elaborate proposte concrete per modificare la normativa vigente. Maria Mussini (Misto) ritiene necessaria una modifica del sistema pensionistico italiano importata sull’equità e sulla tutela anche delle giovani generazioni. Apprezza inoltre in particolare il progetto di codice identificativo unico specie in vista del recupero degli indebiti che pesano sull’Istituto.

Concludendo l’audizione, Micheloni ricorda che tutte le richieste di approfondimento saranno trasmesse alla presidenza dell’Inps, che potrà rispondere per iscritto alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva e dichiara la disponibilità del Comitato a proseguire il confronto con Boeri nei prossimi mesi. Dichiara altresì la disponibilità ad affrontare concretamente le questioni relative alle prestazioni non contributive, tenendo in considerazione le differenze normative in materia assistenziale dei paesi di residenza. “A settembre potremmo rivederci per approfondire il tema della 14ma – annuncia il presidente del Comitato, pur segnalando come a fronte di 1 miliardo di euro destinato alle pensioni erogate fuori dai confini nazionali, stime che risalgono a 5 anni fa quantificano in 5 miliardi di euro le risorse fatte rientrare in Italia dai connazionali all’estero. “Nostra cura – conclude Micheloni – è andare a fondo dei problemi e non fare di tutta l’erba un fascio”. (Viviana Pansa – Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform