SENATO DELLA REPUBBLICA
Riunito il Comitato per le questioni degli italiani all’estero
Chiesta la collaborazione delle comunità e delle associazioni italiane all’estero per l’assistenza alle famiglie nella fase di permanenza nei paesi d’adozione e per l’acquisizione di elementi conoscitivi sull’attività svolta in loco dalle associazioni per le adozioni internazionali
ROMA – Nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla valorizzazione del reciproco contributo economico, culturale e civile tra la madrepatria e le comunità italiane all’estero, si è svolta, presso il Comitato del Senato per le questioni degli Italiani all’estero, l’audizione di Silvia Della Monica, presidente delegato della Commissione per le Adozioni Internazionali – Autorità centrale per la Convenzione de L’Aja del 29 maggio 1993. Dopo il breve intervento introduttivo del presidente Claudio Micheloni che ha salutato l’arrivo nel Comitato della senatrice Maria Spilabotte (Pd), Silvia Della Monica ha innanzitutto ricordato come la Commissione da lei presieduta abbia sede presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Una collocazione che consente alla struttura di svolgere una funzione di coordinamento rispetto ai vari dicasteri competenti in materia di tutela dei minori. Della Monica ha inoltre precisato che la Commissione, secondo la Convenzione sulla protezione dei minori e sulla cooperazione in materia di adozione internazionale stipulata a L’Aja il 29 maggio 1993, rappresenta oggi in Italia l’autorità centrale in materia di adozioni internazionali ed ha il compito di vigilare su eventuali traffici di minori . La Commissione svolge infatti un’importante funzione di controllo, poiché da essa deriva l’autorizzazione che consente alle associazioni e agli enti di occuparsi dell’adozione dei minori nei paesi d’origine. Allo stesso tempo la Commissione ha avviato un rapporto molto stretto con le famiglie per cercare di comprendere ed eventualmente superare le difficoltà connesse con il processo di adozione internazionale. Al riguardo Della Monica ricorda che mentre da una parte il ministero degli Esteri svolge il compito di rilasciare i visti attraverso le sue sezioni consolari, dall’altra la Commissione dà il benestare per l’ingresso in Italia dei minori, dopo aver verificato che siano state rispettate tutte le disposizioni previste dal nostro ordinamento sulla base dei principi della Convenzione dell’Aja. “Di norma – ha spiegato Della Monica – gli enti autorizzati nominino nei paesi di origine un loro rappresentante, sulla base delle caratteristiche funzionali richieste dalla legislazione del paese del minore che si intende adottare. In molti casi però si è purtroppo riscontrato come spesso i futuri genitori non abbiamo ricevuto un’adeguata assistenza in loco o, peggio, si siano trovati in situazioni di illegalità”. Ricordato in proposito dal presidente della Commissione anche il recente caso della Repubblica democratica del Congo, dove le procedure per l’adozione internazionale sono state bloccate dalle autorità locali in ragione di irregolarità compiute da paesi diversi dal nostro. Sulla base di queste valutazioni Della Monica ha poi auspicato l’avvio di un confronto con il Comitato del Senato per individuare sinergie con le comunità degli italiani residenti all’estero le quali, anche attraverso le loro associazioni, potrebbero dare un contributo su diversi versanti, ad esempio l’assistenza alle famiglie nella fase di permanenza nei paesi d’adozione, o per l’acquisizione di elementi conoscitivi, attraverso un’appropriata rete informativa, sull’attività svolta dalle associazioni per le adozioni internazionali. Una collaborazione che semplificherebbe le procedure di controllo dell’autorità centrale italiana.
Della Monica ha anche rilevato come la Commissione disponga orami di fondi esigui, peraltro attualmente stanziati sul fondo per la famiglia presso il ministero del Lavoro. “Questa situazione – ha spiegato Della Monica – rende difficile l’intervento in favore delle famiglie che intendono adottare o contribuire maggiormente alla tutela dei minori suscettibili di adozione nei paesi in cui essi si trovano. Voglio inoltre segnalare la presenza di una lacuna nell’ordinamento italiano, laddove consente che coppie rientrate in Italia possano rifiutare un bambino appena adottato. In questi casi si può addirittura verificare che il bimbo, il quale si trova in una situazione di disagio in un paese straniero, venga affidato ad una struttura di assistenza e possa essere incluso negli elenchi delle adozioni nazionali, ma senza ottenere la cittadinanza italiana”. Della Monica ha infine annunciato che provvederà al più presto ad inviare una documentazione al Comitato del Senato volta ad indicare da un lato i Paesi con i quali esiste un accordo di collaborazione per le adozioni internazionali, dall’altro le nazioni che, pur non avendo associazioni autorizzate, abbiano manifestato l’intenzione di realizzare un accordo sulla materia con l’Italia.
Ha poi preso la parola il presidente Micheloni che ha proposto al Comitato di svolgere un approfondimento sulle iniziative che potrebbero essere adottare per coinvolgere sul tema delicatissimo delle adozioni internazionali le associazioni degli italiani all’estero e il Cgie. E’ poi intervenuto il senatore Francesco Giacobbe (Pd), eletto nella ripartizione Asia –Africa –Oceania –Antartide, che ha segnalato l’importante ruolo che i senatori eletti all’estero potrebbero svolgere su questa tematica rispetto al loro territorio di riferimento, sempre che il Governo voglia fare la sua parte. Il dibattito è stato concluso dalla senatrice Maria Mussini (Misto) che ha auspicato un maggior coinvolgimento sulla materia delle collettività italiane all’estero. Un coinvolgimento che potrebbe concretizzarsi nella riforma della legge sulla cittadinanza italiana. (Inform)