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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

La vice ministra agli Esteri Marina Sereni sulla chiusura della scuola italiana ad Asmara

SENATO DELLA REPUBBLICA

 

In Commissione Esteri la risposta a due interrogazioni sull’argomento. Sereni ribadisce che i passi compiuti sino ad oggi per consentire la ripresa delle attività non   hanno trovato riscontro, ma il Governo italiano prosegue nella ricerca di una soluzione

 

ROMA – La vice ministra agli Esteri Marina Sereni ha risposto in Commissione Esteri al Senato a due interrogazioni sulla chiusura dell’Istituto italiano statale onnicomprensivo di Asmara, in Eritrea, presentate da Adolfo Urso (Fdi) e altri e da Gianni Marilotti (M5S) e altri.

Prima di affrontare il nodo della chiusura, Sereni ha ricordato che l’Istituto scolastico “è attivo ad Asmara dal 1903”, “costituisce un elemento qualificante dei rapporti italo-eritrei” ed ha “formato generazioni di giovani eritree ed eritrei, che rappresentano la grande maggioranza della sua popolazione studentesca”. La scuola offre un percorso bilingue e biculturale per tutto il ciclo primario e secondario di studi e “vede impegnati oltre 1.200 alunni (di cui circa l’88% eritrei) e circa 120 dipendenti a pieno regime tra personale di ruolo inviato dall’Italia e personale locale a contratto – afferma la Vice Ministro, ricordando che l’Istituto “è parte, a tutti gli effetti, del Sistema d’istruzione nazionale” e quindi “rilascia titoli di studio aventi corso legale in Italia”. La sua gestione, al pari di tutte le altre scuole statali, “ricade sotto la responsabilità dello Stato italiano”.

Sereni richiama poi la firma nel 2012 dell’Accordo Tecnico sullo status delle scuole italiane in Asmara e del loro personale, tuttora in vigore e che prevede, a partire dal 2017, il rinnovo tacito di anno in anno e l’istituzione di Comitato Tecnico Congiunto, con il compito di “monitorare gli indirizzi pedagogici ed alcuni altri specifici aspetti relativi al funzionamento delle Scuole Italiane, tra cui quelli didattici”. Nonostante i solleciti da parte italiana, tuttavia, tale Comitato non è stato costituito – rammenta Sereni, segnalando come il fatto non abbia comunque pregiudicato le funzionalità dell’Istituto e come da parte italiana sia stata data “ampia disponibilità all’accoglimento di eventuali modifiche all’accordo richieste da parte eritrea, insieme all’opportunità di adeguarlo al Decreto Legislativo n. 64 del 2017 per quanto riguarda la durata dei mandati all’estero del personale di ruolo”. “Da parte eritrea non è stato però dato alcun riscontro alle richieste italiane – precisa la Vice Ministro.

Viene richiamata poi la costituzione di un Comitato Genitori, composto, quasi esclusivamente, da membri eritrei, a sostegno delle attività didattiche e alla programmazione dell’Istituto. Il Comitato Genitori – rileva Sereni – è stato deputato, nei fatti, anche a facilitare il dialogo e la collaborazione con le autorità di Asmara, affiancandosi ai contatti in materia scolastica tra le autorità eritree e l’Ambasciata italiana.

“La situazione che ha generato la sospensione delle attività dell’Istituto deriva, piuttosto, da decisioni assunte unilateralmente da parte di Asmara – precisa la vice ministra. “Il 25 marzo, il Direttore dell’Ufficio di Presidenza dello Stato eritreo ha comunicato alla Dirigente Scolastica della Scuola la fine dall’accordo tecnico bilaterale e la revoca della licenza ad operare. Il motivo addotto – segnala Sereni – è stato quello della asserita chiusura della scuola da parte italiana. In realtà, sei giorni prima, il 19 marzo, di fronte alle ordinanze locali anti-Covid contro gli assembramenti e al fatto che diversi docenti si trovavano temporaneamente bloccati fuori dal Paese o in quarantena in Eritrea dopo il loro rientro dall’Italia, il nostro Ambasciatore ad Asmara aveva semplicemente disposto l’interruzione delle attività in presenza e la prosecuzione della didattica con altri mezzi. L’Ambasciatore – prosegue la vice ministra – ne aveva tempestivamente informato il Ministero degli Esteri di Asmara. Le stesse scuole eritree avrebbero sospeso le attività pochi giorni dopo. Anche sul piano formale, la lettera dell’Ufficio di Presidenza indirizzata alla Dirigente scolastica contravviene a quanto previsto dall’Accordo Tecnico intergovernativo del 2012, secondo cui ogni eventuale divergenza deve essere risolta attraverso canali diplomatici”.

Sereni segnala poi che “i numerosi passi effettuati a Roma e ad Asmara, scritti e verbali, a tutti i livelli, per chiarire la situazione e indurre le autorità eritree ad un ripensamento, non hanno fin qui ricevuto riscontro”. Ricorda in particolare la sua lettera al Ministro degli Esteri di Asmara del 22 giugno, un suo incontro alla Farnesina con l’Ambasciatore eritreo a Roma il 26 giugno, ed una lettera inviata sull’argomento dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte al presidente Isaias Afewerki. “Tra luglio e agosto, il Ministero dell’Educazione eritreo ha proceduto ad inventariare i beni presenti nella scuola, ospitata da edifici di proprietà dello Stato eritreo, e ad apporvi i sigilli – prosegue la Vice Ministro, affermando che “di fronte all’assenza di segnali positivi è stato inevitabile decretare la chiusura temporanea della Scuola a partire dal 1° settembre”. “Con l’obiettivo di lasciare aperta la possibilità di un riavvio graduale delle attività, le 13 posizioni vacanti di personale di ruolo presso la Scuola sono riattivabili, in caso si rendesse possibile la riapertura – aggiunge.

“Sin dall’inizio della vicenda il Governo italiano ha mostrato, e continuerà a mostrare, ampia disponibilità al dialogo. Considerata l’importanza anche storica dell’Istituto Italiano Onnicomprensivo di Asmara ed il suo ruolo a beneficio delle giovani generazioni eritree ed italiane, il Governo proseguirà con determinazione nella ricerca di ogni soluzione utile alla ripresa e al rilancio delle attività scolastiche – conclude Sereni, ricordando che il nuovo Ambasciatore d’Italia ha assunto recentemente il suo incarico con l’intento di raggiungere tale obiettivo.

In sede di replica Urso si dichiara parzialmente soddisfatto per la risposta, ribadendo che la scuola italiana rappresenta uno strumento vitale per l’implementazione degli interessi nazionali strategici in loco, soprattutto alla luce del processo di pace da poco avviato tra Etiopia ed Eritrea. L’auspicio è che il nuovo ambasciatore italiano designato sia in grado di intavolare “un diverso approccio negoziale con gli interlocutori eritrei”, considerando che l’Istituto scolastico rappresenta un vero e proprio caposaldo a presidio della diffusione della cultura e della lingua italiana in loco. Urso invita pertanto il Governo ad esercitare “il massimo sforzo affinché si pervenga alla riapertura della scuola, che opera in un contesto geopolitico delicato come quello del Corno d’Africa, che, notoriamente, inciderà sempre di più negli equilibri globali”.

Parzialmente soddisfatto della risposta anche Marilotti che ribadisce come la questione vada affrontata tenendo in conto gli interessi della controparte, tra cui figura anche la riapertura dell’Istituto scolastico.

Per Marilotti è opportuno dunque che “il Governo si adoperi ulteriormente e con sollecitudine per incrementare le occasioni di cooperazione con il Governo eritreo” al fine di pervenire alla riapertura auspicata. (Inform)

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