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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

La sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro ha risposto in Commissione Affari Costituzionali all’interrogazione di Federica Onori (M5S, ripartizione Europa) sulle modalità di voto per il Parlamento europeo

CAMERA DEI DEPUTATI

 

ROMA – La sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro ha risposto in Commissione Affari costituzionali alla Camera dei deputati all’interrogazione di Federica Onori (M5S, ripartizione Europa) sulle modalità di esercizio del diritto di voto per il Parlamento europeo da parte di cittadini italiani residenti in Paesi al di fuori dell’Unione europea. Nell’interrogazione si domandava al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e al ministro degli Esteri Antonio Tajani quali iniziative intendessero intraprendere al fine di consentire ai cittadini italiani residenti in Paesi al di fuori dell’Unione europea di votare alle prossime elezioni parlamentari europee senza doversi recare in Italia.

La Sottosegretaria ha ricordato che in base alla normativa vigente possono votare all’estero per l’elezione dei rappresentanti al Parlamento europeo spettanti all’Italia i cittadini italiani che si trovano in uno Stato membro dell’Unione europea, iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire), e i connazionali e i familiari con essi conviventi che si trovano temporaneamente in uno Stato membro dell’Unione previa presentazione di apposita domanda al sindaco del comune di iscrizione elettorale per il tramite della rappresentanza diplomatico-consolare competente per il luogo di temporaneo domicilio. Inoltre, i cittadini italiani residenti in un Paese membro dell’Unione europea possono rientrare in Italia e votare presso il comune nelle cui liste elettorali sono iscritti o optare per esprimere il proprio voto a favore dei candidati ai seggi spettanti allo Stato membro in cui gli stessi risiedono. Per i cittadini italiani residenti in un Paese non facente parte dell’Unione, la normativa prevede invece che essi possano votare per i rappresentanti al Parlamento europeo esclusivamente recandosi in Italia presso il proprio comune di iscrizione elettorale.

Per cambiare tale situazione – ha segnalato Ferro, – occorrerebbe dunque un intervento legislativo che, in base a quanto già rappresentato dal Ministero degli Esteri, dovrebbe tenere in conto alcuni aspetti rilevanti. “In primo luogo – ricorda Ferro, – la costituzione di appositi seggi elettorali da parte delle nostre rappresentanze diplomatico-consolari non apparirebbe funzionale all’esercizio del diritto di un voto che intenda coinvolgere i cittadini italiani in qualsiasi luogo del mondo, in quanto le circoscrizioni coprirebbero talvolta territori talmente vasti da rendere inadatta ogni distribuzione dei seggi ad assicurare una ragionevole prossimità agli aventi diritto al voto. Inoltre, determinati Paesi che ospitano consistenti collettività italiane sono caratterizzati da situazioni di sicurezza precaria, tale da rendere problematica la stessa convocazione degli elettori ai seggi”. L’ipotesi di estendere a tali consultazioni il voto per corrispondenza richiederebbe inoltre adeguate risorse finanziarie e presenterebbe alcuni elementi di complessità. “A differenza della legge n. 459 del 2001 che istituisce la circoscrizione estera suddivisa in ripartizioni, con la conseguenza che tutti gli elettori in un dato Paese estero votano per gli stessi candidati, la normativa sulle elezioni europee – ricorda la Sottosegretaria – prevede la suddivisione del territorio nazionale in cinque circoscrizioni e i candidati che vi si presentano sono votati sia dagli elettori residenti in Italia che da quelli residenti nei Paesi dell’Unione europea. Ne consegue che, nell’ipotesi di voto per corrispondenza, a ciascun elettore residente all’estero dovrebbe essere inviato un plico diverso a seconda della circoscrizione di appartenenza del Comune di iscrizione elettorale in Italia. Inoltre, a conclusione delle operazioni di voto, la «previa separazione» delle schede, ai fini della trasmissione ai seggi costituiti presso ciascun capoluogo di circoscrizione, renderebbe necessaria l’introduzione di distinzioni nelle buste preaffrancate con cui i connazionali restituiscono le schede votate”. “Questi e altri aspetti – conclude Ferro – devono pertanto costituire oggetto di un attento approfondimento”.

Pur ringraziando la Sottosegretaria per la completezza della disamina svolta, Onori si dichiara insoddisfatta della risposta, sottolineando come il Governo non abbia preannunciato, neanche a livello progettuale, soluzioni concrete. Evidenzia inoltre che, ad eccezione di Cipro, Grecia, Bulgaria e Italia, gli altri Paesi dell’Unione hanno individuato modalità, anche molto diverse tra loro, per consentire il voto ai cittadini residenti fuori dall’Unione, aggiungendo che avrebbe auspicato anche per il nostro Paese una iniziativa in tal senso, magari anche sotto forma di sperimentazione, per esempio del voto elettronico. Per Onori inoltre la Commissione Affari costituzionali potrebbe affrontare in modo organico le questioni menzionate, così da proporre le soluzioni auspicate. (Inform)

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