ITALIANI ALL’ESTERO
ROMA – “Un programma ‘Lavoro delle Radici’ potrebbe avere un enorme valore aggiunto per il nostro Paese, sia per stimolare il mondo del lavoro che la cittadinanza con una forte componente italica e quindi, nel lungo periodo, fronteggiare con fierezza la grande sfida del calo demografico”. Alessandro Boccaletti – consigliere del CGIE in quota Lega e componente del Dipartimento Lega nel Mondo (Sezione di Coordinamento Estero Comites/Cgie) – lancia la sua proposta alle istituzioni anche alla luce dei dati pubblicati nel XII Rapporto annuale del Ministero del Lavoro sulla componente straniera nel mercato del lavoro in Italia. Boccaletti osserva che “manca quasi completamente la componente straniera d’Italo discendenti che nel mondo si compone di oltre ai sei milioni di cittadini AIRE anche di un bacino enorme di individui qualificati e con educazione professionale numericamente pari in totale a circa 80milioni di soggetti (fino alla quarta generazione)”.
“Dai dati si rileva che in Italia la necessità di lavoro non manca. Si tratta solo di generare una nuova sinergia alla volta di un eventuale ripopolamento, incrociando al meglio da zone remote le esigenze della domanda e dell’offerta nel settore, anche attingendo da connazionali e oriundi professionalmente preparati all’estero e che vorrebbero rientrare in Italia”, dice il consigliere Cgie. “L’Italia con una sua forte componente emigratoria nel mondo, che però secondo anche l’articolo 3 paragrafo a) e b) Legge 14 marzo 1977, n.73 si identifica nella componente “etnica italica”, dovrebbe in primis attingere “lavoratori qualificati” e poi “cittadini” tra i suoi circa 80 milioni d’Italo discendenti diffusi nel mondo. Questo importante bacino lavorativo, costituito da ottimi individui, legati per tradizione e coraggio alla famiglia imprenditoriale e composto anche da una forte componente femminile e di giovani, potrebbe soddisfare molte delle necessità di lavoro e professionalità richieste dal sistema Italia. Anzi, questa componente identitaria presente all’estero, aiuterebbe fortemente le imprese nella loro internazionalizzazione e promuoverebbe dinamicamente, con agenti in loco, il Made in Italy nel mondo”.
Di qui la proposta di attivare “un programma specifico di ‘Lavoro delle Radici’”, ed eventualmente un’Agenzia ad hoc “come in Israele, dove la legge per il rimpatrio della diaspora (“Aliyah”) e The Jewish Agency for Israel provvedono nel preparare (lingua, storia, cultura, equipollenza dei titoli di studio e professioni, educazione civica) e assistere per inserire nel mondo del lavoro ogni individuo nativo o discendente che voglia rientrare” nel Paese.
Ad avviso di Boccaletti “la nostra prima linea nella rete Estero del sistema Italia che opera esternamente dalle sedi della rete consolare (prevalentemente Comites, Camere di Commercio italiane, ma anche patronati e associazioni) e che quindi è a diretto contatto con la nostra cittadinanza, dovrebbe poter interagire direttamente con le Consulte regionali connesse con l’immigrazione e individuare, su base regionale, le domande derivanti dal nostro mondo imprenditoriale presente in Italia per poi incrociarlo con le offerte di lavoro qualificate presenti all’estero tra le nostre comunità AIRE e d’Italo discendenti”.
“Una grande riforma della legge dei Comites e del Cgie, riposizionando gli organi stessi come istituti di diritto pubblico verso obiettivi e programmi paese e mirati all’internazionalizzazione delle nostre imprese coinvolgendo anche la componente italica all’estero, ci catapulterebbe in una Italia 2.0 che vuole rinascere in Italia e nel mondo”, conclude il consigliere Boccaletti. (Inform)