direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

La newsletter di Laura Garavini (Pd)

PARTITI

 

ROMA 1 luglio – Sono appena tornata da Berlino dove oggi Matteo Renzi ha incontrato la Merkel ed è intervenuto alla Humboldt-Universität sul futuro dell’Europa. Sono ore frenetiche che precedono il referendum in Grecia indetto dal Governo Tsipras. È la fine di una trattativa che si è trascinata per giorni, ma che forse non ha mai avuto una vera possibilità di successo. Era troppo grande la voglia ideologica del duo Tsipras-Varoufakis di sfidare tutto il resto d’Europa. La troika questa volta non c’entra. Il Governo greco ha trattato con il socialista Hollande, con un Governo tedesco sostenuto dalla SPD e con tanti altri rappresentanti della famiglia del PSE. Con l’abbandono del tavolo delle trattative Tripras e Varoufakis hanno dato uno schiaffo anche a tutti quelli che fino all’ultimo hanno provato a fare di tutto per aiutare la Grecia. Ad esempio il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ed il Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker.

Una proposta onesta alla Grecia

Non diamo spazio alle leggende metropolitane: la proposta che era stata fatta alla Grecia non metteva il Paese con le spalle al muro, anzi. Un esempio fra tanti: le pensioni non sarebbero state toccate. A nessun pensionato sarebbe stato tolto un centesimo, e questo nonostante la situazione finanziaria drammatica della Grecia. Invece è vero che si chiedeva di alzare la soglia dell’età pensionabile. Ma sinceramente non mi sembra un affronto chiedere di interrompere le baby pensioni in Grecia dopo che sono state abolite da tempo per i lavoratori nei Paesi creditori come l’Italia o la Germania. Così come non mi sembra un reato chiedere di abbassare le spese militari e di togliere le agevolazioni fiscali per i baroni dell’industria navale. Queste sono le proposte europee che il Governo greco ha rifiutato. In Europa abbiamo bisogno di farla finita con l’austerità, e abbiamo già avviato una svolta in questo senso anche grazie al Governo Renzi e al PSE. Ma non è che singoli governi possano giocare a poker con l’Europa, venendo meno alle regole comuni. Speriamo che domenica il popolo greco dia la risposta giusta, evitando una bancarotta che farebbe soffrire ancora di più la gente normale e sarebbe invece una manna per i miliardari greci che già da tempo hanno portato i loro soldi all’estero e non aspettano altro che comprare la Grecia a prezzi stracciati. Ne ha parlato anche l’amico Franco Garippo, sindacalista della Volkswagen, in una bella intervista da leggere sull’Unità. Una vittoria del No al referendum avrebbe delle ripercussioni negative per tutti in Europa. Ma sono ottimista sul fatto che, alla fine, l’Europa ne uscirà ancora più forte di prima.

Sul Mediterraneo un lavoro commovente

Anche in questo mese abbiamo vissuto delle situazioni drammatiche nel Mediterraneo. L’arrivo di rifugiati non diminuisce. Per questo, su mio invito, insieme al Gruppo interparlamentare italo-tedesco, siamo andati in loco per confrontarci direttamente con la realtà dei rifugiati e con l’impegno straordinario di tanti italiani coinvolti nel lavoro di salvataggio e di aiuto. Abbiamo seguito da vicino le operazioni di soccorso ai rifugiati prestate dalla nostra Marina, sulla nave ‘Fasan’ ad esempio. Siamo stati nei centri Sprar di accoglienza, gestiti dal Comune di Catania, insieme a diverse organizzazioni sociali e cooperative di volontariato. E abbiamo parlato con esperti della Guardia Costiera, della Prefettura, delle autorità portuali, della Guardia di Finanza. Cioè con i protagonisti della prima accoglienza alle centinaia di migranti, che ogni giorno raggiungono le coste della Sicilia. Un aspetto ci ha particolarmente colpito, sia noi italiani che i colleghi tedeschi: nonostante siano costretti a lavorare in condizioni di emergenza, con ristrettezze economiche e scarsità di mezzi, i nostri operatori stanno svolgendo un lavoro inestimabile. Salvano vite umane, e, al contempo, sono capaci di mettere in campo una straordinaria umanità, che è impressionante e commovente.

Gli sbarchi di rifugiati in Sicilia: una questione europea

Al termine della nostra missione, durata quattro giorni, abbiamo stilato un documento congiunto di appello all’Europa: farsi carico dell’assistenza dei migranti, senza lasciare che siano solo pochi paesi di frontiera a dover affrontare da soli l’emergenza. Ne abbiamo parlato in un convegno alla Camera, con il Sottosegretario agli Esteri, Domenico Manzione, il Viceministro tedesco all’Europa, Michael Roth, ed i presidenti di organizzazioni internazionali per i rifugiati, UNHCR, CIR e IOM. E siamo giunti ad una conclusione condivisa: l’Europa deve finalmente porre tra le proprie priorità politiche la questione degli sbarchi dei rifugiati, approntando misure solidali in modo diffuso.

Superare Dublino, finalmente

Poco dopo qualcosa in Europa si è mosso. Finalmente sono stati superati i vincoli fissati a suo tempo con i cosiddetti “accordi di Dublino”, sottoscritti dai Governi Berlusconi-Bossi-Fini, che impongono che un rifugiato fino alla fine della sua procedura di richiesta d’asilo debba rimanere nel Paese in cui ha toccato per la prima volta il suolo europeo. Che questi accordi, accettati a suo tempo anche dalla Lega, penalizzino un Paese come l’Italia rispetto a Paesi come la Lituania o la Repubblica Ceca, per motivi geografici, è evidente. Con l’accordo raggiunto questo mese al Consiglio Europeo c’è finalmente la possibilità di distribuire almeno 40.000 rifugiati, in Europa, in due anni, fuori dai paesi di arrivo. É solo un primo passo, certo, ma è un passo nella direzione giusta, strappato dal nostro Governo, che non ha esitato ad alzare la voce, davanti al tentativo di numerosi paesi dell’Est, di sottrarsi ad un approccio solidale.

Le Associazioni italiane a Ginevra: ponti fra passato e futuro

L’Europa non sta attraversando un periodo facile. Ma noi italiani all’estero viviamo l’Europa (che è più grande dell’Unione europea!) ogni giorno. E più che mai c’è bisogno di far crescere e di rinsaldare l’Europa dal basso. Un contributo importante lo danno le Associazioni di connazionali sparse per il continente. Si spendono affinché ciascun Paese non si rinchiuda nei rispettivi fortini, ma si apra alla ricchezza delle diverse culture ed identità. Tanti, soprattutto in Italia, non si rendono conto del lavoro paziente e quotidiano delle nostre realtà associative all’estero. E dimenticano che questo lavoro aiuta la nostra economia, perché esporta e promuove lo stile di vita italiano nel mondo. Inoltre offrono delle simpatiche occasioni per entrare in contatto con la cultura italiana. L’ho toccato con mano a Ginevra, al concerto organizzato dalla SAIG, la Società delle Associazioni italiane della città, e interpretato da due giovani talenti: il violinista Vincenzo Di Silvestro e la pianista Alessandra Lussi. Un vero motivo di orgoglio per la storia della nostra emigrazione e al contempo tanto entusiasmo e voglia di fare per il presente e per il futuro.

A Grenchen per parlare dell’attualità del Risorgimento

Oggi tanti giovani italiani vanno all’estero per scoprire nuovi orizzonti, per studiare e per fare nuove esperienze lavorative. Una volta c’erano anche altri motivi. Ad esempio un illustre emigrato, Giuseppe Mazzini, si rifugiò in Svizzera come esiliato politico. Per rendere omaggio alla sua figura l’associazione BienSo di Grenchen, ha organizzato una bella mostra fotografica, sulla storia degli emigrati in quella stessa zona in cui Mazzini visse nel 1834, perseguitato dalle polizie di tutta Italia. Nella mia visita in Svizzera, questo mese, è stato un piacere vedere come la locale comunità italiana abbia ancora Mazzini nel cuore: le importanti manifestazioni proposte mirano a ricordare questo personaggio senza il quale il nostro Paese non sarebbe quello che è oggi. Nel mio discorso ho sottolineato come ancora oggi, in una prospettiva europea, sia necessario fare tesoro dell’esperienza di Mazzini. Perché fu proprio lui fra i primi a immaginare una Federazione di stati che vivono in pace e in democrazia. Proprio in questo periodo difficile vale la pena ribadire che l’Europa unita, nonostante tutte le difficoltà, ci ha regalato il periodo di pace più lungo della storia. Questo è un successo di cui dobbiamo far tesoro.

Il sindacato unitario: uno strumento nell’interesse dei lavoratori

Italia e Germania sono tra i primi cinque paesi industriali al mondo. E i rispettivi sindacati sono i più forti, a livello globale. Per questo, come Presidente dell’intergruppo parlamentare italo-tedesco ho raccolto i rappresentanti sindacali più importanti dei due Paesi intorno ad un tavolo per confrontarsi sul futuro dei sindacati in Europa. Oggi le grandi sfide poste dalla globalizzazione e dall’evolversi dei processi produttivi ci pongono di fronte alla domanda: quale sindacato può rispondere al meglio ai nuovi bisogni dei lavoratori, non solo a livello nazionale, ma anche a livello europeo. Perché c’è sempre più bisogno di giustizia sociale in Europa e di tutele sovranazionali. Ne abbiamo parlato a Berlino nella due giorni di lavoro sul ‘Ruolo del sindacato per un’Europa più sociale’, in cui abbiamo coinvolto oltre ai vertici dei sindacati italiani e tedeschi, il Sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, e quello al lavoro tedesco, Jörg Asmussen. Insieme ad Hartwig Erb, dell’IG Metall di Wolfsburg e al consigliere di fabbrica della Volkswagen, Franco Garippo, abbiamo visitato tutti i processi di produzione della VW e abbiamo toccato con mano cosa significa la co-partecipazione in Germania: la possibilità per il sindacato di co-decidere in materia di: ammontare degli stipendi, assunzioni, licenziamenti, prepensionamenti, coinvolgimento di stranieri per la formazione duale, occupazione femminile, mantenimento o apertura di nuove sedi aziendali, innovazione dei processi produttivi. I sindacati, ne sono convinta, giocano un ruolo fondamentale nel creare un’Europa più sociale.(Laura Garavini, deputata Pd della circoscrizione Estero-rip. Europa)

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