ELEZIONI POLITICHE 2013
La Focsiv chiede per i volontari e i cooperanti all’estero l’esercizio del voto in loco
Cattai: “Il ministero dell’Interno dia la possibilità a tali persone di esercitare il proprio diritto-dovere al voto presso le rappresentanze diplomatiche italiane all’estero”
ROMA – In una nota la Focsiv, la Federazione a livello nazionale di Organismi cristiani di servizio internazionale di volontario, in vista delle prossime scadenze elettorali per le elezioni, interviene sul voto dei cittadini italiani all’estero sottolineando la necessità di dare ai volontari ed ai cooperanti all’estero la possibilità di esprimere il proprio suffragio nel paese dove operano .
“Il diritto al voto – spiega il presidente della Focsiv Gianfranco Cattai – è un diritto che l’insieme della pubblica amministrazione deve garantire a tutti i cittadini, anche a quelli che per motivi diversi attualmente operano all’estero. È una discriminazione inaccettabile, anche perché, in alcuni casi, come per i giovani in servizio civile all’estero, lo stato si accolla le spese per il rientro in patria dei giovani stessi per garantire loro tale diritto. Crediamo opportuno, in questo momento di crisi e di revisione della spesa pubblica, che gli organi preposti, in primo luogo il Ministero degli Interni, dia la possibilità a tali persone di esercitare il proprio diritto-dovere al voto presso le rappresentanze diplomatiche italiane all’estero.”
Nel comunicato si ricorda come, ai sensi della normativa vigente, oltre ai concittadini iscritti all’Aire (Anagrafe italiani residenti all’estero), possano esercitare il loro diritto di voto in loco solo alcune categorie specifiche di cittadini temporaneamente all’estero, come gli appartenenti alle Forze armate e di polizia, i dipendenti di amministrazioni dello Stato, regioni o province autonome e i loro familiari, i professori e ricercatori universitari all’estero e i loro familiari conviventi. Nessuna possibilità, invece, per i giovani in servizio civile all’estero, per i giovani in servizio volontario europeo, per i volontari e i cooperanti internazionali, per i sacerdoti, le suore e i religiosi e laici italiani non iscritti all’Aire di esercitare il diritto-dovere del voto all’estero.
“Se mettiamo insieme i volontari e cooperanti internazionali, i giovani in servizio civile all’estero, i giovani in servizio volontario europeo, i sacerdoti, le suore, i religiosi e laici italiani residenti all’estero alle dipendenze di Istituti e Congregazioni missionarie e Ong, – conclude Cattai – sono oltre 10.000 le persone interessate a tale possibilità. Se lo Stato si dovesse far carico delle spese di rientro in patria di tutte queste persone, la spesa sarebbe di 15-20 milioni di euro. Da anni abbiamo sottolineato il problema ed è inaccettabile che tutte le volte la risposta delle Istituzioni preposte è rinviare la soluzione del problema alla prossima tornata elettorale”. (Inform)