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La festa di san Francesco di Paola, patrono della Calabria, con un pensiero ai devoti emigrati nel mondo

CHIESA CATTOLICA

PAOLA (Cosenza)  – Sono centinaia di migliaia nel mondo gli emigrati italiani, soprattutto calabresi, che sono devoti a San Francesco di Paola, patrono della Calabria. A loro è andato il saluto del Superiore provinciale dei Minimi, p. Francesco Trebisonda, salutando, in apertura della celebrazione eucaristica della festa regionale, gli arcivescovi di Cosenza-Bisignano e Reggio Calabria-Bova, mons. Francescantonio Nolè – che ha presieduto la liturgia – e Giuseppe Fiorini Morosini e i rappresentanti istituzionali presenti.

“Il saluto mio e di tutti i presenti va agli emigrati calabresi e ai devoti di s. Francesco sparsi nel mondo che porto nel cuore con una particolare predilezione”, ha detto Padre Trebisonda che ha rivolto anche “un caro saluto alla cittadina francese di Frejus, ai fratelli di Argentina, Messico, Brasile, Canada e Australia. Dio vi benedica! Ci giungono tante richieste di preghiere che ci piace deporre adesso sull’altare del Signore”.

La Calabria, purtroppo in modo ridimensionato, ha celebrato il suo patrono e Fondatore dell’Ordine dei Minimi. Una festa che, come ha detto l’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, mons. Francescantonio Nolè, quest’anno “festeggiamo nel nostro cuore per scoprire sempre di più il segreto della sua santità, con la preghiera, la lettura della sua vita e la possibilità di poter fare anche noi un cammino di conversione e di amicizia con Dio”. “Quante immagini, nella città di Paola e lungo le vie dei luoghi in cui è forte la sua devozione, lo rappresentano mentre con il suo dito indica una via, una strada, una direzione, o sulla porta stessa della città, a perenne custodia e a garanzia che il nostro incontro con Dio avvenga e ci porti salvezza”, ha detto il presule mons. Nolè nell’omelia.

I Frati Minimi hanno invitato ad ornare a festa i balconi e le finestre delle abitazioni, utilizzando fiori, drappi e luci: “manteniamo – dice p. Trebisonda – viva nelle case la fiaccola della fede, attraverso la preghiera personale e familiare; lo vuole s. Francesco, il quale ci esorta a vivere l’attuale condizione di emergenza in grazia di Dio e nell’amore vicendevole”.(R.Iaria-Migrantes Online /Inform)

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