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“La dolce vita” di Fellini domani alla Cineteca Jugoslava di Belgrado

CINEMA

Omaggio ad Anita Ekberg dell’Istituto Italiano di Cultura

 

 

BELGRADO – Domani a Belgrado omaggio ad Anita Ekberg per iniziativa dell’Istituto Italiano di Cultura e della Cineteca Jugoslava .

 Al Museo della Cineteca Jugoslava , alle ore 19 sarà proiettato il film di  Federico Fellini “La dolce vita” (Italia, 1960). Il film sarà in italiano con sottotitoli in serbo.

Nel cast : Anouk Aimée, Lex Barker, Laura Betti, Adriano Celentano, Valeria Ciangottini, Alain Cuny, Anita Ekberg, Yvonne Furneaux, Riccardo Garrone, Nadia Gray, Giuliana Lojodice, Marcello Mastroianni, Nico, Annibale Ninchi, Magali Noel, Liana Orfei, Umberto Orsini, Polidor, Walter Santesso, Jacques Sernas, Giò Stajano

L’Italia benpensante della fine degli anni Cinquanta viene scossa nelle sue convinzioni da un film che fu subito scandalo e capolavoro al tempo stesso, “La dolce vita” di Federico Fellini, ritratto impietoso di una società frivola, amorale e in fondo disperata, in cui si muovono figure grottesche, esagerate nella loro caratterizzazione, ma al tempo stesso riconoscibili nella loro vacillante umanità.

E fra queste figure spicca la maestosa e innocente bellezza della svedese Anita Ekberg che, dopo una fortunata carriera hollywoodiana, coronata dal Premio come miglior attrice emergente ai Golden Globes del 1956, arriva in Italia nel 1958 per girare “Nel segno di Roma”, film con pretese storiche diretto da Guido Brignone e da un giovane Michelangelo Antonioni.

Nei panni dell’ambiziosa e sfortunata Zenobia, regina di Palmira, la Ekberg non passa inosservata, ma è soltanto l’anno seguente, quando Fellini le offre una parte nel suo nuovo film, “La dolce vita”, che l’attrice diventa popolarissima in Italia e nel resto del mondo.

La fortuna del film molto deve anche alla scena di Anita Ekberg nella fontana di Trevi con Marcello Mastroianni. Fellini, consapevole del potenziale erotico dell’attrice, che combina candore e sensualità istintiva, la fascia con abiti scuri, la traveste persino da ecclesiastico, facendo risaltare per contrasto tutta la bellezza emanata da quella che per tutti gli italiani divenne da allora in poi “Anitona”. (Inform)

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