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La deputata del Pd eletta nella ripartizione Europa Angela Schirò sulla possibilità del no deal al termine del periodo di transizione per la Bexit

ELETTI CIRCOSCRIZIONE ESTERO

Preoccupazioni per l’esito del negoziato che prosegue ad oltranza

ROMA – La deputata del Pd eletta nella ripartizione Europa Angela Schirò esprime in una nota la sua preoccupazione per il fatto che “al termine oramai del periodo di transizione – dal 1° febbraio al 31 dicembre 2020 – durante il quale il diritto dell’Unione in materia di sicurezza sociale ha continuato ad essere applicato al Regno Unito (grazie all’Accordo di recesso), non sia stato ancora raggiunto un accordo per salvaguardare il sistema di coordinamento dei regimi di sicurezza sociale con l’adozione di accordi e di misure atti a tutelare, senza soluzione di continuità, i diritti acquisiti e soprattutto futuri dei cittadini dell’Unione europea a 27 e dai cittadini del Regno Unito”.

Per l’esponente democratica l’ipotesi, sempre più concreta, di un no deal, avrà effetti deleteri specie in termini di tutela dei diritti, così come sull’incertezza del quadro giuridico ammessa in ultimo da una circolare diffusa dall’Istituto previdenziale italiano (Inps) che ha ribadito che “in assenza di un quadro giuridico certo di riferimento ad oggi non è possibile fornire istruzioni relative al periodo successivo al 31 dicembre 2020”.

“L’effetto di un no deal sarà quello di rendere inapplicabili al Regno Unito, per il futuro, i regolamenti (CE) n. 883/2004 e n. 987/2009 di sicurezza sociale. Ciò significa – spiega l’esponente democratica – che non saranno più garantiti i benefici di sicurezza sociale (per i lavoratori ovviamente che si sposteranno tra l’Unione europea, l’Italia e il Regno Unito) in relazione a situazioni che si verificheranno a partire al 1° gennaio 2021 in materia di prestazioni pensionistiche, familiari, di disoccupazione, malattia, maternità e paternità, legislazione applicabile, distacchi di lavoratori all’estero, recuperi di contributi e prestazioni indebite, pensionistiche e non pensionistiche, e indicazioni sulle modalità degli scambi di informazioni tra Istituzioni. Diritti attualmente garantiti dai vari regolamenti comunitari di sicurezza sociale”.
“Potranno quindi, con molta probabilità, essere disattesi, nei futuri rapporti tra Regno Unito e Unione europea (Italia) alcuni principi sociali fondamentali che hanno sempre tutelato la libera circolazione e i diritti dei lavoratori, come la parità di trattamento, la non discriminazione, l’esportabilità delle prestazioni, la totalizzazione dei contributi versati, etc. – evidenzia Schirò.

Il suo auspicio è che “nei colloqui attualmente in corso per evitare un no deal tra Regno Unito e Unione europea e per verificare le possibilità di un accordo prima della scadenza del 31 dicembre (speriamo prorogabile) non ci si concentri quasi esclusivamente su temi (senz’altro importanti sia ben chiaro) relativi al commercio, al mercato, alla pesca, all’energia, ai trasporti, ma si valuti bensì con attenzione l’impatto che un no deal avrebbe sulle norme di coordinamento dei sistemi nazionali di sicurezza sociale che si sono finora iscritte nell’ambito della libera circolazione delle persone e hanno contribuito al miglioramento del livello di vita e delle condizioni d’occupazione dei nostri lavoratori, pensionati e delle loro famiglie”. (Inform)

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