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“La Dante al Premio Strega”:  Raffaella Romagnolo premiata dalla Società Dante Alighieri per il romanzo “Aggiustare l’universo”

CULTURA

 

ROMA – Nella sede centrale romana della Società Dante Alighieri a Palazzo Firenze, Raffaella Romagnolo ha ricevuto il premio della Dante come autrice più votata dai Presidi letterari per il progetto “La Dante al Premio Strega”. Il premio è stato consegnato dal Segretario generale Alessandro Masi all’autrice di “Aggiustare l’universo” (Mondadori) e rappresenta il voto della Dante al premio Strega 2024. I Presidi, 99 in tutto, in gran parte collegati a distanza o presenti, hanno posto all’autrice molte domande sul libro.

“La preferenza dei circoli di lettura della Dante per la storia di Gilla e Ester – ha dichiarato Masi – conferma il successo della nostra letteratura nel mondo e l’apprezzamento per un libro scritto molto bene, che ha meritato il premio della Dante. I nostri temi strategici (libri, letteratura, questione ebraica e valore della memoria) sono tutti in quest’opera che speriamo riceva il riconoscimento della giuria dello Strega, dopodomani”. Dal presidio di Amman la domanda sul rapporto tra i processi di guarigione e di ricostruzione esplorati nella finzione narrativa dai personaggi di Gilla e Francesca e quelli delle persone comuni nei contesti di conflitto di oggi. L’autrice propone “un altro libro, che risponde meglio del mio: Patria, di Aramburu” e spiega: “anche in Sudafrica il miglioramento è venuto da un reciproco riconoscimento di responsabilità che ha ricomposto una guerra lunga e lacerante.” Da Verviers (Belgio) e da La Plata (Argentina), l’interrogativo sulla funzione della scuola nel libro attraverso la maestra Gilla, “che con pazienza e tenacia affronta il compito di svelare la storia nascosta nel silenzio di Ester”. “Nel momento in cui la scuola diventa per tutti – risponde Romagnolo – con l’Unità italiana, la scuola diventa il luogo dove ciascuno può sperimentare sé stesso. Si tratta di uno spazio di crescita fondamentale, ma oggi ne sentiamo indicare solo carenze e non le funzioni più importanti come questa.”

A Verviers (“è possibile immaginare un seguito del romanzo?”) Romagnolo risponde che in realtà questo libro è il terzo di una serie sulla storia del Novecento: “la serie non è però una saga, ma fa perno sulle storie del Borgo di Dentro, immagine fedele del luogo dove sono nata, a Ovada, dove sono anche successe molte cose alla comunità ebraica.” La domanda da La Plata, importante, è stata “se il mondo si può aggiustare così che sia più giusto”. “La visione del mondo di un autore – risponde Romagnolo – viene fuori inevitabilmente quando scrive, ma è difficile pensare a cambiamenti che rivoluzionino disuguaglianze e storture su un orizzonte di trasformazione totale. Ma in qualche modo per la protagonista del libro le cose cambiano, così per lei è possibile, il suo mondo si aggiusta.”

Sulla scelta dei temi del romanzo e sulla vicenda della famiglia ebraica Sacerdoti, domande sul ruolo della memoria storica, sull’indifferenza e sulla struttura narrativa dell’opera. “Che cosa ne vogliamo fare di quella memoria e della lezione di Levi, ora che i testimoni stanno scomparendo?” si chiede Romagnolo rispondendo al Presidio di Liegi. I fatti della IIGM sono decisivi per l’Europa di oggi ed è legittimo indagare quel periodo anche con la letteratura. (Inform)

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