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L’11 settembre al Museo Regionale dell’Emigrazione dei Piemontesi nel mondo la presentazione del libro autobiografico di Giuseppe Anice “Ero di nessuno”

CULTURA

 

 

FROSSASCO  (Torino) – “Ero di nessuno”, è il titolo del libro autobiografico di Giuseppe Anice che sarà presentato a Frossasco , presso il  Museo Regionale dell’Emigrazione dei Piemontesi nel mondo venerdì 11 settembre alle ore 21,00.

“Ero di nessuno” (Effigi edizioni), è una storia di inizio Novecento. L’autore nasce a Biella nel 1894. La sua storia affonda le radici in una mancanza, nell’essere trovatello, nell’essere “di nessuno”, come scrive l’autore di sé stesso, ma che diventa racconto di conquista di dignità e di emancipazione grazie al lavoro come panettiere, iniziato all’età di 15 anni, e all’emigrazione in Francia

Il libro “Ero di nessuno” è stato promosso dalla Società di Mutuo Soccorso di Borgomanero e dall’Università Piemonte Orientale di Vercelli, Dipartimento di Studi Umanistici. La pubblicazione si nutre di una collaborazione con l’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, che raccoglie diari, memorie, epistolari di persone sconosciute, una scrittura che – come quella di Giuseppe Anice – diventa strumento di conquista di dignità personale e riscatto sociale.

Alla presentazione del libro  “Ero di nessuno” sarà presente Riccardo Pozzo, pronipote dell’autore. Interverrà il prof. Pietro Clemente, già presidente di Simbdea (Società Italiana per la Museologia e i Beni Dea) e di Idast (Iniziative Demo-etno-antropologiche e di Storia Orale in Toscana) e titolare della cattedra di Antropologia Culturale della Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze. Di “Ero di nessuno” Clemente scrive.  “Per me quel testo rappresenta la sintesi di tanti aspetti che sono alla base del valore straordinario che attribuisco alle scritture della gente comune. C’era il “prendere la parola” di un uomo dalla vita dolorosa e difficile, quindi un gesto di democrazia e un atto di “presenza” nella storia, c’era un racconto in cui la fatica si legava ai sentimenti, ai desideri, agli affetti negati e conquistati, aspetti rari nella scrittura popolare, c’era la forza di una scrittura intrecciata con l’oralità, costruita nel desiderio di tramandare e senza timore reverenziale verso le norme della lingua, e c’era soprattutto l’atto di volere fondare, nella scrittura, la nascita di una “dinastia” che da lui cominciava e che lo ricompensava di ciò che gli era mancato, lui senza madre, senza padri e nonni aveva costruito una discendenza e poteva trasmettere il messaggio della sua vita a figli, nipoti e bisnipoti”. (Inform)

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