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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

L’ audizione dell’avvocato Alessandro Gaglione su Brexit e professione forense, i cambiamenti per gli avvocati italiani nel Regno Unito

CAMERA DEI DEPUTATI

Comitato permanente sugli italiani all’estero e promozione del sistema paese

 

 

ROMA – Il Comitato permanente sugli italiani all’estero e la promozione del sistema paese, istituito presso la Commissione Affari esteri e presieduto dal deputato Simone Billi (eletto per la Lega nella Circoscrizione Estero), ha svolto nei giorni scorsi l’audizione dell’avvocato Alessandro Gaglione, consigliere del Comites di Londra, sulle tematiche connesse al riconoscimento dei titoli abilitanti all’esercizio della professione forense nel Regno Unito nel quadro del negoziato sulla Brexit: quindi si è parlato anche del cosiddetto Qualified Law Transfer Scheme (QLTS). Ai sensi della direttiva europea 2005/36 i professionisti possono liberamente esercitare la propria attività in un qualunque Stato membro anche se diverso da quello in cui hanno acquisito la qualifica. Gli avvocati hanno diritto di esercitare, sia a titolo di prestazione di servizi sia stabilmente, la loro attività con il titolo professionale d’origine, iscrivendosi per l’attività svolta stabilmente presso l’autorità competente del Paese in cui s’intenda esercitare. Dopo tre anni di esercizio gli avvocati possono chiedere il riconoscimento della qualifica professionale da parte dello Stato ospitante. Fino al 31 dicembre 2020, data limite del periodo di transizione prima dell’entrata in vigore dell’accordo di recesso del Regno Unito dall’Ue, di fatto non cambia nulla; dal 1 gennaio 2021, invece, non sarà più possibile abilitarsi come ‘solicitor’ (avvocato) avvalendosi della normativa europea e quindi ci sarà una riduzione di questo percorso abilitativo. Tuttavia nel documento UK Approach to Negotations del febbraio scorso il Governo britannico si è dichiarato pronto al reciproco riconoscimento delle professioni.

Come ha ricordato però Gaglione, dopo la Brexit il riconoscimento giuridico di una professione dovrà essere scisso dalle problematiche generali inerenti i fenomeni migratori. Tre sono le categorie nelle quali è distinta l’attività forense britannica: quella dei ‘solicitors’ (come già spiegato gli avvocati), quella dei ‘barristers’ (figura tipica nei sistemi di Common Law che indica un consulente specializzato , oppure un avvocato di alto profilo), quella dei ‘notaries’ (pubblici ufficiali con particolari competenze, anch’essi tipici dei Paesi con Common Law, solo in parte assimilabili ai notai italiani). I numeri vedono in netto vantaggio i solicitors con 150 mila avvocati impiegati come tali; a seguire 16 mila barristers e solo 800 notaries. Per capire meglio la differenza con un esempio pratico, Gaglione ha precisato come i barristers siano quegli avvocati che svolgono fisicamente la loro attività nei tribunali mentre i solicitors per lo più praticano all’interno degli studi. Un’altra differenza importante è nel sistema giuridico scozzese, molto più simile al Civil Law rispetto agli altri Paesi dell’UK, i cui avvocati, per esercitare in Inghilterra, devono sostenere un esame simile a quello destinato agli italiani. La giurisdizione cui si fa riferimento in questo contesto è pertanto quella di Inghilterra e Galles (comprensiva anche di Irlanda del Nord). La Law Society è l’organismo che regola l’attività dei solicitors insieme al Consiglio Nazionale Forense che invece rappresenta gli avvocati italiani: questo perché ci sono anche molti solicitors britannici che lavorano in Italia e hanno più o meno le stesse problematiche dei colleghi italiani nel Regno Unito.

“C’è un dialogo proficuo tra i due organismi forensi: in particolare la Law Society sta apportando il proprio contributo in seno alla negoziazione sulla Brexit. Qui parliamo di una realtà di avvocati italiani all’estero forse unica al mondo – ha spiegato Gaglione – nel senso che risultano iscritti alla Law Society almeno 350 avvocati italiani: ci sono Fori in Italia con molti meno iscritti. La buona notizia è che la giurisdizione di Inghilterra e Galles resterà aperta agli avvocati stranieri”, ha spiegato Gaglione evidenziando come ciò dipenda evidentemente anche dai numeri: a fine 2019 risultavano soltanto a Londra, che genera da sola un quinto delle parcelle europee, oltre 200 studi legali stranieri. Ma per l’avvocato italiano, cresciuto in un sistema di Civil Law, la strada per esercitare nel Regno Unito era ed è sicuramente studiare il diritto del Common Law per sostenere l’esame QLTS che consente agli avvocati abilitati in altre giurisdizioni, anche extra Ue, di assumere la qualifica di solicitor. L’altra via, che però andrà a scomparire, era ed è ancora per poco tempo quella prevista dalla direttiva europea 98/5 riguardante la libertà di esercizio della professione per avvocati comunitari: in base ad essa un avvocato italiano poteva andare in Inghilterra e iscriversi come Registered European Lawyer (REL) – il corrispondente del cosiddetto ‘avvocato stabilito’ in Italia –  e da quel momento aveva stessi diritti di esercitare di un solicitor senza sostenere alcun esame e dopo tre anni di pratica continuativa si può chiedere l’iscrizione come solicitors. Tuttavia su quest’ultimo punto qualcosa è cambiato dal 31 gennaio 2020, data che ha sancito de facto l’uscita del Regno Unito dall’Ue. C’è un periodo di transizione fino al 31 dicembre 2020 durante il quale tutto resta così com’è: chi è già diventato solicitor lo rimarrà anche dopo mentre per i REL – tanti sono gli italiani in questa condizione – ci sono delle differenze. C’è chi completerà il periodo dei tre anni entro il 31 dicembre 2020 e potrà richiedere l’iscrizione come solicitor proprio sulla base della normativa europea; ma il problema sussiste per chi non riesce a concludere il triennio entro questa data dovrà sostenere direttamente l’esame QLTS (che rimane sempre a disposizione come strada) oppure restare in Inghilterra non essendo però né solicitor né REL e lì si dovrà decidere caso per caso. Qui entra infatti in ballo una definizione giuridica del 2007 che parla di quali attività siano riservate al solicitor: right of audience, contenzioso, settore immobiliare, attività testamentarie. Al di fuori di questi quattro blocchi l’avvocato può svolgere per esempio consulenze sul diritto italiano, sul diritto societario o sulla contrattualistica internazionale. In alternativa potrà continuare a svolgere la sua attività sotto la supervisione di un partner che sia un solicitor.

“Il QLTS, dal canto suo, resterà ma cambierà: oggi, come dice il nome stesso, è un esame di conversione – ha spiegato Gaglione – ma dall’autunno del 2021 e indipendente dalla questione Brexit sarà previsto un nuovo tipo di esame che sarà una sorta di ‘super esame’ e si chiamerà Solicitor Qualifying Examination (SQE)”. I dettagli sull’esame non sono ancora ben definiti ma il pericolo che trapela è quello di dover ricominciare tutto da capo nella preparazione giuridica per affrontarlo e passarlo; il consiglio di Gaglione è quello di sostenere il QLTS finché si è in tempo, un esame indubbiamente più semplice che tra l’altro offre la possibilità di esenzione su alcune materie per quegli avvocati che dimostrino di averle già trattate. Inoltre tra i requisiti c’è ovviamente il dover presentare un certificato di iscrizione all’Albo, essendo un esame per avvocati a tutti gli effetti. Quindi il problema sussiste per quegli avvocati che si sono cancellati dall’Albo, perché nel frattempo hanno trovato un impiego che è incompatibile con l’attività forense in base alla norma deontologica interna: il Codice deontologico forense italiano prevede infatti (diversamente da quanto accade in Inghilterra) la sostanziale esclusività della pratica professionale. Si tratta di persone che tuttavia non potrebbero ottenere nuovamente l’iscrizione in Italia salvo la rinuncia all’attività che stanno svolgendo in quel momento: insomma problemi alla luce della sostenibilità dell’esame in Inghilterra.

Chiarimenti sono stati richiesti da Massimo Ungaro (IV), eletto nella Circoscrizione Estero, sia sulle modalità di esercizio della professione e sia sul numero di quanti italiani si trovino in questa situazione precaria. “Nel post Brexit per ottenere il titolo di solicitor l’unica strada sarà il QLTS fino all’autunno del 2021 quando entrerà in vigore il nuovo esame SQE. Diverso è il discorso per esercitare il diritto inglese – ha precisato Gaglione – dove ci si potrà iscrivere come Registered Foreigner Lawyer (non più come REL, ndr) ma in tal caso si potrà esercitare con la supervisione di un solicitor e limitatamente ad alcune materie”, ha risposto il consigliere del Comites che suppone si possano trovare in questa condizione precaria circa mille persone pur in assenza di cifre confermate. (Simone Sperduto/Inform)

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