direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Ius soli, polemiche e assenza di un progetto

STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “Tribuna Italiana” l’editoriale del direttore Marco Basti

 

BUENOS AIRES – Così come ieri le forze politiche si sono azzuffate nello scontro sulla legge elettorale, affondandola e l’altro ieri sulla riforma costituzionale, affondando pure quella, nel dibattito odierno, che riguarda la modifica della legge sulla cittadinanza, conta poco il fondo della questione, perché l’importante per la classe politica, è mantenere l’attuale equilibrio che, paradossalmente, assicura l’instabilità dell’Italia.

Infatti, a leggere cronache e dichiarazioni di questi giorni, la prima impressione che si ricava è che tutti sono contro Matteo Renzi, l’ex premier accusato di fare tutto e il contrario di tutto per tornare a Palazzo Chigi. Le accuse arrivano da ogni settore dell’opposizione: Forza Italia, Movimento 5 stelle, Lega, Fratelli d’Italia, il partito del ministro Alfano, ecc. Ma anche dalla sinistra e dall’interno del Partito democratico. Come se non avessero lo stesso obiettivo Berlusconi o Grillo, Salvini o la Meloni, Alfano o D’Alema, Orlando o Emiliano, solo per citare qualche nome.

Al di la delle coincidenze sulle intenzioni e le sorti di Renzi, non è che gli altri protagonisti del dibattito siano tutti d’accordo su altri temi. Tutt’altro! Lega, Fratelli d’Italia e transfughi di Forza Italia propongono un giorno di allearsi col Cavaliere e il giorno dopo con Grillo. Lo stesso succede nella sinistra, dove in certi settori il rifiuto verso Renzi è pari all’avversione che hanno nei confronti di Berlusconi.

E che dire dei pentastellati. I grillini sono capaci di dire tutto e il contrario senza arrossire. Esempio di questo è proprio la legge sulla cittadinanza. Come hanno mostrato numerosi media, il progetto approvato al Senato e ora al vaglio della Camera, che i grillini definiscono un “pastrocchio invotabile”, chiedendo inoltre che venga consultata la Ue, prima che venga approvato, è praticamente uguale a un progetto di legge sulla cittadinanza presentato dall’M5s appena iniziata l’attuale legislatura. E tutti ricordano le bordate di Grillo e compagnia contro i diktat dell’Europa di non molto tempo fa. Oggi invece reclama una definizione comune dell’Ue sulla questione della cittadinanza.

Ma in che cosa consiste la nuova legge sulla cittadinanza? Pur rimanendo senza modifiche il principio dello ius sanguinis, per il quale sono considerati italiani tutti i discendenti in linea diretta di un cittadino italiano, anche quando nato all’estero, la riforma prevede tre casi in cui anche i nati in Italia da genitori stranieri, che oggi rimangono stranieri, hanno la possibilità di chiedere di essere cittadini italiani (vedi il quadro a pagina 2). Una apertura allo ius soli, temperato dal cosiddetto ius culturale. Perché tra le condizioni che il progetto prevede per accedere alla cittadinanza, c’è anche la frequenza scolastica o formativa per un certo numero di anni in Italia.

Per chi è nato in Argentina, e conosce come questo Paese ha accolto gli immigrati e dato la cittadinanza ai loro discendenti in modo automatico, è un po’ difficile capire le reazioni anche stemperate, di alcuni attori della politica italiana. Più arduo ancora è capire l’opposizione alla riforma di chi in Argentina ci è nato.

Evidentemente l’attuale momento di tensione che vive il Vecchio Continente a causa della crisi sociale, dell’arrivo di ondate di rifugiati e immigranti illegali e della minaccia del terrorismo, sta alla base del rifiuto alla nuova legge di molti cittadini.

Ma al di la di tali ragioni, sembra chiaro che per gli attori della politica italiana di oggi conta di più opporsi, buttar giù qualsiasi accordo, tenendo d’occhio le previsioni elettorali, che parlano di un sostanziale pareggio tra Pd, M5s e centrodestra se si andasse alle urne oggi e con le attuali leggi elettorali. Un equilibrio che inoltre mantiene in vita il governo Gentiloni.

La cittadinanza è qualcosa di molto importante per essere banalizzata. Deve essere strumento di integrazione, come lo è stata in Argentina e in tal senso la scuola in questo Paese ha avuto un ruolo fondamentale.

E all’estero dovrebbe essere strumento di aggregazione e di identità di una comunità di milioni di persone che si riconoscono nella comune origine italiana. Mirko Tremaglia attraverso la comunità dei cittadini italiani residenti all’estero, Piero Basetti tramite la comunità di affari di origine italiana o Andrea Riccardi promuovendo la cultura e l’italsimpatia come strumento di politica estera, sono tre visioni dell’Italia proiettata all’estero che possono essere complementari.

Da tempo manca in Italia il dibattito sul suo futuro, sul disegno di Paese e di società che si vogliono costruire. Tale assenza lascia la porta aperta all’opportunismo, al razzismo, all’ignoranza, alla costante revisione del passato. Sembra indifferente il risultato dei dibattiti o l’importanza delle leggi. Conta solo saper mantenere l’equilibrio in attesa che siano gli altri a cadere o, in alternativa, fino alle prossime elezioni. (Marco Basti – Tribuna Italiana /Inform)

marcobasti@tribunaitaliana.com.ar

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