ITALIANI ALL’ESTERO
Dal Messaggero di sant’Antonio per l’estero, settembre 2021
La diaspora calabrese in un libro bilingue, frutto del primo «Seminario residenziale di scrittura di studi sulla diaspora italiana»: un programma itinerante svoltosi qualche tempo fa tra la Calabria settentrionale e la Basilicata, in collaborazione con il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università della Calabria. E che si è concluso con il libro Celebrating Calabria. Writing Heritage and Memory di Margherita Ganeri e della poetessa italo-americana Maria Mazziotti Gillan (Rubbettino Editore, 2020): un volume di scritti letterari e saggi, impreziosito da 50 fotografie d’autore. Ganeri è professore ordinario di Letteratura italiana contemporanea presso l’Università della Calabria.
«A questo seminario pionieristico – ci spiega – hanno partecipato in maggioranza persone di origine italiana, per lo più meridionale, provenienti da tutto il mondo. Un’esperienza di scrittura, frutto dell’immersione in contesti comunitari locali, dal Pollino alla Costa Jonica. A contatto diretto con il patrimonio storico-culturale delle loro radici, i partecipanti hanno prodotto testi poetici, ma anche di prosa e di narrativa, raccolti in un’antologia di grande valore letterario.
La Calabria è tra le regioni d’Italia con il più alto tasso di spopolamento. Oggi vi risiedono meno di due milioni di persone, mentre il numero degli oriundi nel mondo è stimato tra gli otto e i nove milioni. Con l’Unità d’Italia, i ceti meno abbienti si spostarono prima in Sud America e poi negli Stati Uniti. Dopo la Seconda guerra mondiale, si registrò una nuova ondata: verso l’Australia e il Canada, oltre che verso l’Europa e il Nord Italia. Dal 2000, infine, c’è stata la cosiddetta fuga dei cervelli. A partire sono stati i giovani con una laurea o un dottorato di ricerca. La diaspora calabrese è caratterizzata da tratti culturali specifici ancora vivi, come la forte coesione familiare e il profondo senso di orgoglio della propria identità. Basti pensare alla forte devozione verso alcuni santi e all’attaccamento al dialetto, ai riti religiosi e alle tradizioni».
Il modello dell’associazionismo tradizionale, però, non sembra adatto ai più giovani. «Più ci si allontana dalla prima generazione, più questo senso di attaccamento alle radici si affievolisce. Bisogna promuovere un rapporto diretto con l’Italia di oggi e creare una nuova sinergia. Il nostro centro non promuove un semplice “turismo delle radici”, ma una rivisitazione creativa dei luoghi d’origine. Oltre ai viaggi, i social media aprono una nuova prospettiva di collegamento. Che non è più quella di chi ha nostalgia del passato, ma dello studente transnazionale che riscopre le proprie origini». Info: https://italiandiasporastudies.com . (Vittorio Giordano – Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero /Inform)